Sono sempre di più i giovani che pensano solo a “sballarsi” ignorando la pericolosità delle sostanze che assumono. Si avvicinano alla droga per le ragioni più diverse: per colmare un disagio, per andare contro ogni regola, per curiosità, per dimostrare qualcosa.

Non fanno i conti con i limiti del proprio corpo; non considerano che il cuore non è in grado di reggere a tutto; sottovalutano gli effetti che le sostanze hanno sulla percezione delle realtà e i gesti insensati che spesso le droghe inducono a compiere.

Una volta sperimentate le sostanze stupefacenti è spesso difficile uscirne perché molti hanno paura di confessare l’errore ai genitori, temendo una punizione peggiore e  alle volte questi ultimi non sono capaci di ravvisare  in tempo i segnali.

Lo sa bene Gian Pietro Ghidini, il papà di Emanuele, un ragazzo di 16 anni che tre anni fa, dopo una serata trascorsa con gli amici, con la mente offuscata dalle sostanze assunte si è gettato in un fiume.

La disperazione di Gian Pietro Ghidini si è trasformata nella forza di aiutare altri giovani ad uscire dal tunnel della droga.

Una famiglia la sua come tante altre, con tanti ricordi di una infanzia felice distrutti in un attimo dalla droga.

Ha fatto tanto riflettere la lettera da lui scritta per il figlio dopo la morte e divulgata affinché ogni genitore possa farla propria.

“Tu sai che ti avrei perdonato qualsiasi stupidata e sono sicuro che ti saresti presto ravveduto. Peccato che con quel gesto estremo non mi hai dato neanche la possibilità di aiutarti”. Ed  ancora: “Ai tuoi amici ho detto una cosa: “quando hanno un problema, anche il più grande, non devono tenerlo dentro di loro, ma parlarne con i genitori perché un genitore dà la vita per un figlio ed è in grado di perdonare tutto”.

 Un invito il suo al dialogo perché può capitare che un adolescente, anche il più tranquillo e insospettabile, si scontri con le compagnie sbagliate ma un messaggio deve essere chiaro:  tutto si può risolvere.

Ovviamente occorre investire nella prevenzione ed è questo che è emerso dalla “Relazione sui dati relativi allo stato delle tossicodipendenze in Italia relative all’anno 2017” presentata a settembre 2018 alla Presidenza del Consiglio dei Ministri -Dipartimento per le politiche antidroga-.

Una relazione dalla quale emergono dati allarmanti circa il consumo di droghe (anche tra studenti), circa i decessi, le modalità di reperimento delle sostanze.

Un quadro pericolosissimo che rende necessaria l’intensificazione di misure preventive che all’uopo la relazione stessa prospetta.

Le percentuali di utilizzo di sostanze psicoattive illegali

Un terzo della popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni ha sperimentato sostanze psicoattive illegali almeno una volta nel corso della propria vita e il 10% ne ha fatto uso nel 2017.

La maggioranza degli utilizzatori è di sesso maschile e la sostanza più diffusa è la cannabis che per il 60% risulta reperibile in strada, a seguire a casa di amici, in discoteca, rave/concerti, presso spacciatori, a scuola, su internet.

Ad aver fatto invece uso di cocaina, almeno una volta nella vita, sono oltre due milioni e mezzo di persone tra i 15 e i 64 anni; la percentuale è pari all’1,2% se si fa riferimento all’uso nel corso del 2017.

Leroina è stata consumata dall’1,7% della popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni e la percentuale relativa al 2017 è dello 0,6% (quasi 200.000 persone).

Nell’elenco delle sostanze psicoattive illegali figurano, altresì, gli stimolanti (quali anfetamina ed ecstasy) con una percentuale  di consumo di almeno una volta nella vita del 3,5% tra la popolazione di età compresa nella predetta fascia di età. Lo 0,4% ne ha fatto uso nell’ultimo anno (oltre 150.000 persone).

Gli allucinogeni sono stati consumati almeno una volta dal 3,2% della popolazione e nell’ultimo anno dallo 0,3% (corrispondente ad oltre 100.000 persone).

Dal 2016 si è diffusa la spice che altro non è che un miscuglio di erbe essiccate che produce effetti gravi: aggressività, accelerazione del battito cardiaco, allucinazioni.

Nel corso del 2017 questa nuova sostanza è stata utilizzata dallo 0,5% della popolazione.

Il reperimento di sostanze psicoattive via internet

Se è vero che per la maggior parte le droghe sono reperibili in strada, in discoteca, ai rave/concerti, a casa di amici e da spacciatori, è altrettanto vero che internet rappresenta un nuovo e pericoloso canale di acquisizione.

Le sostanze che più frequentemente i consumatori riferiscono di potersi procurare on line sono gli allucinogeni (15,9%); seguono gli oppiacei (8,1%), gli stimolanti (7,6%), la cocaina (4%) la cannabis (3,4%).

Decessi per droga

A conferma che di droga si muore, nel 2017 si sono verificati 294 decessi in Italia (253 maschi e 41 donne).

Le regioni con più elevato numero di decessi droga-correlati sono stati: Toscana, Lazio, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Campania…

La prevenzione in ambito scolastico

Il 34% degli studenti italiani ha provato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria vita e il 26% lo ha fatto nel 2017.

Di questi, il 4% utilizza sostanze frequentemente (20 o più volte al mese) nel caso di cannabis e/o 10 o più volte al mese per le altre sostanze.

Già da alcuni anni il MIUR ha avviato azioni di prevenzione delle dipendenze in ambito scolastico e sono stati così realizzati progetti avviati nelle scuole secondarie che hanno promosso campagne di informazione per prevenire ad esempio l’incidentalità stradale correlata all’assunzione di droga e alcool.

Nell’agosto del 2017, in virtù dell’esperienza maturata attraverso i progetti realizzati nelle scuole, nonché tenendo conto dei dati sull’assunzione delle droghe da parte degli adolescenti, il MIUR e la Presidenza del Consiglio dei Ministri -Dipartimento delle Politiche Antidroga-  hanno sottoscritto un Protocollo di intesa finalizzato ad intensificare la prevenzione in età scolare attraverso una serie di azioni che vedono coinvolti studenti, genitori e docenti.

Sono così stati stanziati 3 milioni di euro per finanziare un piano triennale di attività.

In particolare,  si intende informare gli studenti sui danni per la salute legati al consumo di alcool e droga e sensibilizzarli in merito ai rischi derivanti dalla navigazione sui siti internet e social network in cui si commercializzano pericolose sostanze psicoattive.

 I docenti dovranno essere formati da soggetti scientificamente accreditati a livello nazionale affinché acquisiscano competenze in materia di tecniche di ascolto e comunicazione per saper cogliere i segnali di difficoltà degli alunni.

Da parte loro, anche i genitori saranno coinvolti attraverso campagne di informazione ed incontri mirati ad individuare i disturbi.

La prevenzione in ambito familiare

Ovviamente, il lavoro delle Istituzioni nonché quello degli insegnanti sono determinanti ma non possono essere considerati esclusivi perché i primi a dover fare prevenzione siamo proprio noi genitori.

Non è certamente facile monitorare un adolescente: occorre concedergli la libertà che la sua età richiede ma al tempo stesso non perderne il controllo.

La soluzione può essere quella di non mostrarsi né troppo permissivi con i figli né troppo rigidi perché in quest’ultimo caso potremmo ottenere l’effetto contrario della ribellione.

Quello che sicuramente non deve mai mancare è il dialogo costante con i figli: occorre parlare con loro di tutto.

E’  inutile proteggerli dalle notizie di cronaca; vanno raccontate in tutta la loro drammaticità perché devono capire che la droga non è un gioco e che loro non sono dei supereroi.

Occorre fargli capire che bisogna circondarsi di amici “sani” e all’uopo è opportuno riceverli in casa per conoscerli.

Inoltre, affianchiamo al dialogo un’attenta osservazione del loro comportamento per scoprire se vi sono cambiamenti di umore.

Facciamo si che i nostri figli comprendano che il nostro amore per loro è più forte di qualsiasi sbaglio e che saremo sempre pronti a risollevarli perché è questo che un genitore fa: ama sempre e comunque!

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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