Down, nessuno venga lasciato indietro

Ricorre oggi la Giornata mondiale sulla sindrome di down.

Tuttavia, a non esserci nulla da festeggiare quest’oggi lo ricordano proprio loro, i ragazzi affetti dalla sindrome.

 

Per l’occasione infatti la Onlus CoorDown ha lanciato una campagna di sensibilizzazione internazionale con la finalità di denunciare quanto siano ancora troppo lontani gli obiettivi di pieno rispetto dei diritti e uguale accesso alle opportunità per tutte le persone con sindrome di down.

Il video è davvero significativo atteso che inizia con un’atmosfera di festa perché nello stesso giorno ricorrono anche l’inizio della primavera, la giornata mondiale della poesia e la giornata internazionale delle foreste.

Quel clima gioioso si interrompe improvvisamente, non appena nel video compaiono dei ragazzi down che ci ricordano che è anche il loro giorno, un giorno in cui non c’è proprio nulla da festeggiare.

 

Da qui la sfida: avremo da gioire solo quando a nessuno di loro sarà negata l’inclusione scolastica, nel mondo del lavoro e nella vita sociale.

 

In Italia sono oltre 35mila le persone affette dalla predetta sindrome ed è doveroso prenderne atto.

Trattasi di condizione genetica caratterizzata dalla presenza di un cromosoma in più nelle cellule di chi ne è portatore: invece di 46 cromosomi nel nucleo di ogni cellula ne sono presenti 47, vi è cioè un cromosoma in più nella coppia identificata con il numero 21; da qui anche il termine Trisomia 21.

 

La disabilità si manifesta con un ritardo nello sviluppo mentale, fisico e motorio ed è diagnosticabile già con screening prenatale.

La sindrome eredita il suo nome dal dott. Langdon Down che per primo nel 1866 la riconobbe e ne identificò le principali caratteristiche.

 

Cosa può fare ognuno di noi per loro?

Possiamo innanzitutto annientare i pregiudizi che non permettono loro di avere le stesse opportunità di tutti gli altri.

Occorre convincerci che i limiti più grandi sono quelli che la società impone loro piuttosto che i loro stessi limiti.

 

Hanno diritto a poter sperimentare le proprie capacità e ben vengano iniziative come quelle dell’Happy Bar, locale di Formia gestito esclusivamente da ragazzi con la sindrome di Down.

Il progetto è nato grazie all’impegno dei genitori di tanti ragazzi scontratisi con la difficoltà di inserire i figli nel mondo del lavoro, una volta terminata la scuola.

E’ nata così la cooperativa denominata “Down at work”.

 

E’ vero che progressi ce ne sono stati se si pensa agli anni settanta quando molti bambini down vivevano in istituti e non avevano accesso alle scuole né al mondo del lavoro ma vi è ancora molto da fare.

L’impegno di tutti noi sia quello di ravvisare in loro non limiti ma potenzialità che meritano di essere valorizzate.

 

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