Dopo le Province, anche le Regioni sotto esame: un ddl per portarle da 20 a 12

Tra le varie dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni dello scorso anno, il premier Matteo Renzi ha anche dichiarato che il 2014 è stato l’anno delle riforme e, tralasciando qualsiasi tipo di commento  e opinione, non si può non dire che molte sono state le operazioni avviate dal Governo quest’anno. Tra queste, la Riforma delle Province, che abbiamo seguito passo passo e che ha lasciato moltissimi scontenti non solo nella Provincia Barletta-Andria-Trani ma in tutta Italia.

Tanti gli attimi di confusione, tante le problematiche (tra l’annoso compito di assegnazione delle competenze e fino ad arrivare ai pesanti tagli che l’ente provincia subirà) e se effettivamente le Province scompariranno, sarà più per gli effetti della manovra finanziaria che per un’effettiva riforma della Costituzione. Di questo è un chiaro esempio il caso della Provincia di Bari, il cui debito lasciato in eredità a quella che diventerà la città metropolitana di Bari, che ammonta a centinaia di milioni di euro (seppur di preciso sembra che nessuno sappia ancora con esattezza l’ammontare effettivo del debito), che al momento sembra mettere in pericolo l’esistenza stessa della città metropolitana.

Ma le riforme vanno avanti e il passo dalle Province alle Regioni il passo è breve. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, ha infatti già espresso la volontà del Governo di riformare anche l’assetto delle Regioni, riducendone anche (?) qui i costi di gestione. Assieme a queste intenzione, è giunta poi prepotente la notizia di un disegno di legge costituzionale, presentato dall’Onorevole Roberto Morassut e dal Senatore Raffaele Ranucci, del PD, in cui si prevedrebbe la riduzione del numero di regioni da 20 a 12, accorpandone alcune e smembrandone altre, spartendo i territori tra le varie nuove entità.

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da “Il Messaggero”

Come illustrato dall’apposita mappa,  il nostro Paese verrebbe diviso in 12 regioni, ovvero:

  1. Regione Alpina: comprensiva delle ex Regioni Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria.
  2. Regione Lombardia
  3. Regione Emilia: comprendente la ex Regione Emilia – Romagna e la provincia di Pesaro.
  4. Regione Triveneto: comprendente le ex Regioni del Veneto, del Friuli-Venezia Giulia e del Trentino
  5. Regione Appenninica: comprendente le ex Regioni della Toscana, dell’Umbria e della provincia di Viterbo.
  6. Regione Adriatica: comprendente la ex Regione Abruzzo e le province di Macerata, Ancona, Rieti, Ascoli e Isernia.
  7. Regione di Roma Capitale: comprendente la ex Provincia di Roma; la Capitale verrebbe amministrata come un unico grande ente e non più sui tre livelli Comune-Provincia-Regione.
  8. Regione Tirrenica: comprendente la ex Regione Campania e le province di Latina e Frosinone.
  9. Regione del Levante: comprendente la ex Regione Puglia e le Province di Matera e Campobasso.
  10. Regione del Ponente: comprendente la ex Regione Calabria e la Provincia di Potenza.
  11. Regione Sicilia
  12. Regione Sardegna

In realtà, nel corso dell’anno questa non è stata l’unica proposta di riordino delle regioni, ma questa è quella che sicuramente, nelle ultime settimane, è balzata più agli occhi dell’opinione pubblica, e ha già mietuto i primi commenti, positivi e negativi.

Da un lato, numerosi esponenti politici, indipendentemente dal colore, hanno espresso un certo grado di approvazione ad una riforma anche delle Regioni e nella trasformazione di queste in Macro-Regioni, e anche in precedenza abbiamo parlato di come molti, a seguito dei numerosi scandali e inchieste sugli sprechi e sulla corruzione imperanti in numerosi di questi enti, abbiano auspicato non l’eliminazione delle Province, bensì quello totale delle regioni, in favore di un ibrido Regione-Provincia.

Dall’altro lato, però, quando le 20 regioni furono ufficialmente stabilite, la suddivisione del territorio fu guidata anche e soprattutto da ragioni culturali e proprio il forte attaccamento a queste ragioni ha portato all’arrivo di numerose critiche da parte dei rappresentanti di singole Province o Regioni, i quali non sono disposti a trovarsi accorpati a questa o quella città, provincia ecc. a causa di “preconcetti” vecchi di secoli.

Per il momento, ovviamente, nulla è ancora certo, ma il 2015, e nello specifico questo mese, si presenterà come un mese caldo per il Titolo V della Costituzione e per l’assetto amministrativo dell’Italia. C’è solo da sperare che lo stesso caos generatosi con la riforma delle Province non si abbatta anche sulle eventuali nuove Regioni, dato che sicuramente tale disordine sarebbe amplificato esponenzialmente dalla natura stessa dell’ente nel mirino del riformatore.  Sicuramente una grossa problematica per il Governo Renzi (e per il popolo italiano tutto) sulla strada delle riforme a tutti i costi la cui utilità è ancora da verificare.

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Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è stato cronista politico della testata online Barletta News fino a dicembre 2017.

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