Dopo la chiusura della libreria Chiandetti chiude ad Andria la similare “Guglielmi”

Più volte con sensibili articoli sia del nostro editorialista storico Michele Grimaldi e del nostro cronista – Direttore editoriale – Vittorio Grimaldi ci siamo occupati della  chiusura della libreria Chiandetti che a Barletta ha sempre sfornato pezzi di buona cultura.  Una similare libreria,  anch’essa storica e identificativa di Andria,chiude. Ci sembra doveroso cogliere una nota dell’Associazione di quella città, ” Io ci sono”

 

La Libreria Guglielmi ad Andria chiude? Nessun silenzio assordante ma il forte chiassoso caos culturale che da troppi anni sta invadendo questa città e che ha fatto si che intere classi dirigenti, politiche, professionali, sindacali e di rappresentanza si assopissero completamente lasciando spazio, un enorme ed incontrastato spazio, alla futilità e al falso progresso di cui qualcuno arriva addirittura a compiacersene non rendendosi conto che la propaganda è arma assai ambigua e a doppio taglio. Esprimiamo la nostra solidarietà a chi ha avuto coraggio e senso di appartenenza e seppur senza l’affannosa ricerca di entrare a far parte di alcuni circuiti molto vantaggiosi, al punto che possono arrivare a salvarti dalla morte (aziendale) certa, ha continuato spesso nel silenzio, in quel silenzio intriso di cultura e di professionalità, a resistere in un sistema nel quale anche le aziende sono diventate “mordi e fuggi”, come tutto il resto e la brevità della loro esistenza ne è ampia e consolidata dimostrazione.

E’ vero, è difficile, molto difficile sopravvivere con un’impresa di quel genere senza diversificare ma come si può diversificare la cultura, mettendola insieme o al suo posto una cicchetteria o alcoleria?

E’ possibile, certo, ma non è “cosa da tutti” anche se enormemente diffusa ed economicamente vantaggiosa in questa città “sensibile alle mode” e poi chi è seriamente abituato ad alimentarsi e a dispensare libri e Cultura, come nel caso dei librai, difficilmente può somministrare sostanze alcoliche magari avendo come clienti abituali proprio quei minori che, nella nostra città, invece  avrebbero bisogno, tanto bisogno di imparare a vivere vite reali e non artificiali o condizionate.

Vicinanza quindi a chi ha perlomeno tentato di cambiare costumi e mentalità sicuramente riuscendoci in tantissimi casi e per molti decenni perché al contrario di quanto si pensi o di quello che si vorrebbe far pensare o peggio ancora di ciò che si vorrebbe far credere, questa è una città dove non tutti sono disposti e disponibili a cedere il passo alla falsa cultura ed ai suoi temporanei rappresentanti quindi alla solidarietà per una libreria che chiude vada tutto il nostro sostegno a chi ha la forza di resistere e l’auspicio che chi ha già dimostrato di saperlo e volerlo fare continui a farlo con le proprie forze.

Alle istituzioni l’invito a spalmare in modo di verso e differente quella solidarietà economica, che in taluni e ripetuti casi è stata anche di entità considerevole ed a non farla pendere troppo da certe parti lasciando completamente all’asciutto talune altre, come di fatto facilmente verificabile dagli atti pubblici. La cultura, anche la Cultura, in questa città non deve avere appartenenze altrimenti la chiusura sarà definitiva e non riguarderà solo qualche libreria ma le menti e i pensieri delle persone e questo sarebbe il più grande danno sociale che classi politiche e dirigenti spesso inadeguate, o peggio improvvisate, possano compiere e lasciare in eredità a questa Comunità ancora dormiente, in taluni casi.

 

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