Donne in intervista: Silvia Grima e Michela Cescon

Senza titolo-1E’ in scena in questi giorni alla Tana, presso la Sala Rossa del Castello di Barletta, “Leonilde”, storia eccezionale di una donna normale”, spettacolo della Compagnia del Teatro Stabile di Catania, tratto dall’omonimo testo di Sergio Claudio Perroni con la regia di Roberto Andò. Ad interpretare Nilde Iotti, l’attrice trevigiana Michela Cescon, nota  sia in ambito teatrale che cinematografico per le sue importanti collaborazioni, ultima delle quali quella con Marco Tullio Giordana nella recentissima pellicola Romanzo di una strage, che le è valso il David di Donatello.

Con grande disponibilità, garbo e gentilezza mi concede una chiacchierata prima dello spettacolo.

Qual è la modernità di Nilde Iotti, una donna che in fondo sembra lontana da molte donne che fanno politica oggi?

Mentre guardi lo spettacolo, ripercorri tutta la storia della politica italiana con lei, poi pensi che è morta solo venti anni fa, quindi non tanto, eppure sembra lontanissima perché dice cose opposte a quelle che siamo abituati a sentire oggi,  come per esempio la necessità di stare insieme e di fare squadra. E’ invece un personaggio moderno soprattutto nella chiave che abbiamo voluto dare noi, perché da un lato mettiamo in scena il percorso epico e eroico ma anche la dimensione intima e interiore  di una donna che, per fare un determinato percorso, ha fatto molte rinunce. Il messaggio moderno è questo: nella vita non si può fare tutto se non a prezzo di rinunce. Nilde Iotti sceglie eticamente un percorso che comporta dolori e accetta di pagare un prezzo.

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Come ti sei avvicinata al personaggio?

Lo spettacolo non fa vedere Nilde Iotti che io non ho voluto imitare, anche perché credo che non sia possibile e mi sembra quasi di non rispettare una persona, tra l’altro realmente esistita. Sul palco quindi non c’è lei fisicamente, pero c’è la Nilde come l’ho sentita io e come l’ha sentita il regista Roberto D’Andò, non solo una donna ma un’anima che pulsa, che vibra mentre affronta grosse esperienze storiche.

Domani è l’ultimo giorno di rappresentazione ed è l’8 Marzo. Cosa pensi della giornata della donna?

Io soffro in generale i festeggiamenti, e mi infastidisce molto anche questa festa; soffro molto anche quando leggo sui giornali, per esempio in questi giorni, la lotta per le pari opportunità. Certo è giusta da fare, perché le donne hanno meno possibilità degli uomini… molte volte nel mio lavoro ho desiderato essere un uomo…

Hai fatto molto cinema, hai lavorato con registi importanti, come Garrone, Giordana, Ozpetek, sei a teatro e inoltre sei anche in Tv nella serie Braccialetti Rossi. Che cosa ti piace di più?

Io sono nata sul palcoscenico. È il mio primo amore che ho seguito andando via di casa. Naturalmente mi piace anche il cinema: di solito scelgo il film non la parte, preferisco anche piccole parti in grandi film che il contrario. Per quanto riguarda la televisione, è un mezzo che ho sempre evitato,  poi il produttore di questa serie, che è anche il produttore di Montalbano, mi ha raccontato di essere riuscito a strappare i diritti a Spielberg per la versione italiana e mi sono incuriosita. Devo dire che, pur essendo un prodotto fortemente popolare, la storia è potente e vitale e mi ha dato la possibilità di condividere l’esperienza con dei ragazzi. Questo carica di responsabilità ma è stata anche una bella avventura.

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Tornando a “Leonilde”, girando per l’Italia che riscontro ha avuto lo spettacolo?

Qui a Barletta lo portiamo a distanza di un anno dall’ultima rappresentazione. Abbiamo girato per tre anni e il riscontro è stato buonissimo; oltre al premio “Le Maschere” che è stato assegnato lo scorso anno e che ha coronato tutto il nostro lavoro, è stato notevole il calore e l’apprezzamento del pubblico. Sono venuti tanti studenti e tanti giovani in generale anche perché in fondo è un libro di storia ma che ha dentro un’emozione.

C’è qualcuno che oggi può raccogliere l’eredità della Iotti?

No, ma credo anche che il momento sia cambiato: il tempo in cui è vissuta Nilde Iotti, è vero, era un tempo segnato dalla povertà e dalla guerra, esperienze che hanno segnato anche la sua vita, però erano anche anni in cui c’era energia e passione. Oggi mi sembra tutto molto confuso, forse i giovani devono ritrovare quella passione che ha avuto Nilde, un senso della missione che li guidi in qualche direzione. Proprio la passione ha guidato sempre me nel mio lavoro.

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