Su Disfida e 13 febbraio una bella spruzzata di velenoso oblio

Ve lo confesso, a volte sono roso dalla curiosità di conoscere coloro i quali, forse colpiti da insolazione acuta (visto il caldo!), assurgono agli onori della cronaca per proposte che, definire demenziali, è puro ed esagerato eufemismo.

L’ultima? Il 13 febbraio non sarà più ricordato, in Puglia (beffa delle beffe), per la Disfida di Barletta, ultranota in ogni angolo del mondo, bensì diventerà “giornata della memoria per le vittime meridionali del processo di unificazione italiana”. Ma basta! Ci avete letteralmente frantumato i gioielli di famiglia con questo pseudo, becero e utilitaristico revisionismo storico di bassissima lega.

La mastodontica cappellata nasce il 4 luglio scorso allorquando, il Consiglio regionale vota all’unanimità, compreso il Governatore Emiliano ed i due consiglieri barlettani, una mozione dei 5 Stelle (fino ad oggi avevo condiviso tutte le iniziative dei grillini) tesa a “commemorare le vittime meridionali dei piemontesi nella giornata del 13 febbraio in cui ricorre la conquista di Gaeta (1861) e la capitolazione dei Borbone”.

Ma dico io, invece di passare inosservati per non far ricordare a noi, tartassati cittadini, che beccano intorno ai 7.000 euro mensili per non risolvere i tantissimi problemi che ci affliggono, come viene in testa ai consiglieri regionali di uscirsene con queste ca…volate?   

Importante nota positiva in questo marasma generale, la voce della professoressa dell’Università di Bari Lea Durante la quale ha promosso una petizione on-line che ha raccolto mille firme, consegnate il giorno 10 agosto al Governatore pugliese, per “un uso corretto della storia e della memoria” ed inoltre ha invitato Emiliano a non dar corso a quanto deciso e soprattutto di non coinvolgere, nel modo più assoluto, le scuole.

Fossero ancora vivi personaggi dall’eccelso carisma umano, politico e soprattutto culturale quali Don Peppuccio Damato, il dott. Vito Lattanzio, il dott. Oronzo Pedico e l’ing. Arturo Boccassini, sarebbero alla testa, come lo furono giusto 85 anni fa, dei moti popolari scatenatesi dopo il tentativo di uno scippo clamoroso e cioè del monumento alla Disfida e dell’avvenimento stesso accaduto nel 1503. Indovinate un po’ la città che voleva effettuare l’ennesimo “alleggerimento” ai danni di Barletta? Ma si, proprio Bari che, dopo l’acquedotto e il Concorso internazionale e Mostra regionale pugliese di macchine e prodotti agricoli (1926) divenuta poi la Fiera del Levante, voleva far diventare la Disfida non di Barletta ma di Bari.

Mi piace ripetere (rimanendo inascoltato) una frase che sin dai tempi della scuola, i professori e non solo loro, mi hanno ripetuto più e più volte la celebre frase Historia magistra vitae (Cicerone,De Oratore, II) e cioè la Storia è maestra di vita e proprio in forza di questa indiscutibile affermazione, vista la rivoluzione copernicana che si vuole attuare nei confronti della Disfida di Barletta, desidero riportare quello che è accaduto, ottantacinque anni fa qui nella nostra Città, relativamente alle giuste rivendicazioni della popolazione barlettana in presenza di un furto che si tentò di perpetrare ai danni dell’intera collettività Barlettana e … come recita il Signore nella famosissima parabola del seminatore “chi ha orecchi per intendere, intenda ! ”.

Nel 1931, come riporta nel suo libro “I Moti popolari di Barletta per la Contesa storica e il Monumento Nazionale della Disfida 3-10 Novembre 1931” don Peppuccio Damato, il sig. M. Gioia di Trani pubblicò un “libretto” con il quale “… si permise sostenere, con stiracchiati documenti    che la Disfida… anziché gloria di Barletta è gloria di Trani … e quivi fosse da elevarsi il Monumento Nazionale della Disfida”. A tali infamanti affermazioni rispose, a mezzo stampa nazionale, il canonico Salvatore Santeramo, altra figura illuminata della storia locale. 

Il conflitto storico fu ottima occasione per Bari, maestra nei secoli nel trovarsi al posto giusto nel momento giusto, per costituire nel capoluogo di provincia, il Comitato per il Monumento Nazionale della Disfida da erigere a Bari. La risposta della popolazione e delle istituzioni, ( è utile ricordare che si era in pieno ventennio fascista) non si fece attendere e dal 3 al 10 novembre del 1931 si scatenò una insurrezione popolare che si concluse con una “processione” del monumento, opera dello scultore Stocchi (Ettore Fieramosca che abbatte La Motte), sino in Piazza Roma. Ci furono morti, feriti e contusi, e l’arresto di 38 squadristi e del Podestà Lamacchia con il Segretario del Fascio Boccassini i quali in quei giorni si trovavano a Roma.

Ovviamente la Città intera, imperando il Ministro dei Lavori Pubblici il barese Araldo di Crollalanza, fu accusata di antifascismo, “…venne assediata da truppe con la caccia all’uomo e nel pomeriggio del 10 novembre si ebbe la tragedia con sparatoria da parte dei Carabinieri contro la massa dei cittadini gridanti in via Municipio, dinanzi al Comune, con morti (la signorina Gargarella Antonia di 21 anni e l’undicenne Binetti Savino), feriti (50) e contusi (100), e con l’arresto di 38 squadristi e del Podestà Lamacchia con il Segretario del Fascio Boccassini che si trovavano a Roma”.

L’accusa, dopo che al Duce furono presentati diversi e dotti memoriali, fu smontata e sei mesi dopo, il 14 aprile 1932,  il Sottosegretario all’Interno Arpinati, in una audizione alla Camera sull’Ordine Pubblico affermò che “ … per i Moti di Barletta si è trattato unicamente di nobile obiettivo” della serie la Disfida, D’Azeglio me l’ha data, guai a chi ce la tocca.

Con questo non voglio assolutamente affermare che oggi, tempi, situazioni e soprattutto uomini (avrei voluto usare un termine diverso ma sarebbe stato offensivo) diversi, si potrebbe giungere ad una simile reazione in presenza di iniziative ridicole che fanno pensare alla famosa favola di Esopo “La volpe e l’uva”, dove la volpe (Bari) non potendo arrivare all’uva (la Disfida) dice che è acerba (data cancellata).

Potrebbero essere le argomentazioni esposte, solo frutto del mio non negoziabile amore verso Barletta e la sua Storia ma … come sentenziava il Divino Giulio “A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina”…eccome!

Meditate gente, meditate, mentre D’Azeglio si rigira nella tomba.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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