Disegno di legge della Regione sull’archeologia industriale. Iniziativa da seguire con attenzione

Nella seduta del 5 novembre scorso la Giunta Regionale ha approvato un disegno di legge dal titolo “Valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale”. Certo, siamo ancora allo stato iniziale visto che, una volta trasmesso al Consiglio Regionale, dovrà passare il vaglio della Commissione consiliare competente, per poi approdare in Aula per l’approvazione definitiva, ma penso che sia importante parlarne subito. La ragione? Non ci vuole un grande sforzo per capire che il nostro territorio, storicamente tra i più industrializzati della Puglia, presenta insediamenti che potrebbero essere interessati da questa legge, con un pensiero immediato alla ex Distilleria. Allora vale la pena di vedere cosa prevede in particolare il testo normativo proposto dalla Giunta.

La finalità fondamentale è quella della salvaguardia e della valorizzazione dei complessi industriali dismessi, comprese pertinenze, antichi macchinari in disuso e altro ancora, non garantendo la semplice conservazione, ma puntando alla riqualificazione, la fruizione e il riuso. Gli strumenti che si prevedono per raggiungere questi obiettivi sono fondamentalmente le intese tra Regione, Amministrazioni statali ed Enti Locali. Ma la vera novità è che il recupero di questa categoria di beni, prima scarsamente presa in considerazione, viene incluso a pieno titolo tra gli obiettivi dei cosiddetti “piani integrati di valorizzazione e gestione”, previsti dall’art. 13 della L.R. n. 17/2013. Per essere ancora più chiari, ai beni culturali disciplinati dalla L.R. n. 17 (archeologici in senso stretto, museali, librari ecc.) si aggiungono, nelle politiche regionali di valorizzazione, quelli che ricadono nell’archeologia industriale, pur non essendo annoverabili tra i beni culturali veri e propri, almeno al momento.

A questo punto, è utile vedere quali sono i cardini su cui si fondano questi piani che, ora riservati ai beni culturali propriamente detti, con le nuove norme potrebbero essere estesi anche all’archeologia industriale. Per riassumere, i più importanti sono i seguenti:

  • il coordinamento tra soggetti pubblici e privati, attraverso un partenariato territoriale;
  • un piano integrato di valorizzazione e gestione, comprendente elementi tecnici, organizzativi, finanziari ecc.;
  • una procedura negoziale con la Regione secondo criteri e modalità previsti dagli strumenti della programmazione regionale.

 Che vuol dire in soldoni? Che, se il disegno di legge dovesse diventare legge nella formulazione attuale o comunque senza variazioni sostanziali (e non si capisce quali potrebbero essere le ragioni di contrarietà o eventuali modifiche stravolgenti), combinato con le disposizioni della L.R. n. 17/2013, porterebbe, come conseguenza, che il Comune nel quale ricade un sito di archeologia industriale (e, per fare un esempio, Barletta per la ex Distilleria) dovrebbe:

  • mettere su un partenariato territoriale con Enti Pubblici del territorio (innanzitutto Soprintentenza, naturalmente, ma anche Provincia, Prefettura ecc.) e i privati, singoli o associati, interessati al riuso;
  • definire, insieme al partenariato, un piano integrato di valorizzazione e gestione (quindi non limitato al semplice recupero o restauro immobiliare) con una prima individuazione di risorse finanziarie;
  • aprire un negoziato con la Regione per l’individuazione degli strumenti della programmazione regionale idonei a consentire l’operazione, verificando tutti i canali di finanziamento, pubblico e privato, attivabili.

Relativamente a quest’ultimo punto, evidentemente il più delicato, è chiaro che un riferimento imprescindibile non potrà che essere quello dei fondi dei programmi strutturali 2014-2020 cofinanziati dall’Unione Europea, ma qui non mi spingo oltre: concludo dicendo soltanto che la legislazione regionale in vigore, una volta integrata dalle norme in parola, in uno con gli strumenti della programmazione regionale, definisce un quadro ormai abbastanza preciso, una sorta di percorso dentro il quale sarà necessario muoversi per ottenere dei risultati.

 Riconosco che non è un percorso facile, ma si tratta di un modo di operare che viene e verrà sempre più utilizzato (piaccia o non piaccia, e non soltanto per la materia di cui si sta parlando) e per il quale le Amministrazioni pubbliche del territorio si dovranno giocoforza organizzare e attrezzare. Al di fuori di questo quadro, con l’improvvisazione del passato, sarà enormemente più difficile risolvere il problema degli insediamenti in questione, così come tanti altri problemi del nostro territorio, ora e per i prossimi anni.

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