Disegno di legge della Regione per la salvaguardia dei trabucchi. Da seguire

Barletta marinara

Nella seduta del 21 novembre scorso la Giunta Regionale ha approvato un disegno di legge dal titolo “Norme per la conoscenza, la valorizzazione e il recupero dei trabucchi”. Già trasmesso al Consiglio Regionale, sarà sottoposto al vaglio della Commissione consiliare competente la prossima settimana, per poi approdare in Aula per l’approvazione definitiva.

I trabucchi sono notoriamente una caratteristica costruzione fatta di pali di legno conficcati nella roccia in mare, in prossimità della costa o dei moli, funzionale ad una particolare tecnica di pesca una volta diffusa soprattutto sulle coste garganiche, con estensione a nord nel Molise e nell’Abruzzo e a sud fino alle coste del barese. Descrivere un trabucco storico, come fa dettagliatamente il testo del disegno di legge, anche per distinguerlo da altre costruzioni di legno sorte più di recente soprattutto sul Gargano, appare superfluo per i lettori del foggiano e del nord-barese, se si pensa che soltanto a Barletta ce ne sono stati per molto tempo due (ora ridotti, anzi malridotti a uno) sul braccio di Levante del porto. Se mi si consente una digressione nel passato, chi, neanche tanto anziano, non ricorda con nostalgia la classica uscita a Pasquetta per mangiare il “crudo” appena pescato (con olio, limone e pepe) accompagnato dalla focaccia?

Vediamo quindi cosa prevede, in sintesi, il testo normativo proposto dalla Giunta, atteso che non è pensabile un ritorno alle vecchie usanze appena richiamate, per le note mutate condizioni del mare e delle regole sulla pesca del novellame, ma un recupero con possibile diverso riutilizzo.

La premessa è che, pur non essendo beni culturali in senso stretto, i trabucchi vengono considerati un patrimonio di grande valore identitario e storico che, in mancanza di interventi mirati, rischia di scomparire per la sua particolare struttura, fragile ed esposta al degrado per opera anche dei soli agenti naturali, quando non ci si mette anche l’uomo. Le finalità della proposta normativa sono fondamentalmente tre:

  • un censimento dettagliato dei trabucchi storici esistenti e di quelli scomparsi, con la conseguente mappatura precisa di questo patrimonio;
  • la salvaguardia immediata del bene, con sanzioni per chi danneggia o distrugge anche parzialmente i trabucchi senza le autorizzazioni previste;
  • la valorizzazione dei trabucchi, prevedendo linee guida per il recupero, il ripristino, la conservazione e persino il riuso.

Grazie a questa proposta, quando sarà diventata legge, ai beni culturali disciplinati dalla L.R. n. 17/2013 (architettonici, storici, archeologici ecc.) nelle politiche regionali di valorizzazione si aggiungeranno anche i trabucchi, pur non essendo annoverabili tra i beni culturali veri e propri, sulla scorta di una visione ampia dei beni da recuperare, che aveva già avuto una espressione precedente con il disegno di legge sull’archeologia industriale. Di conseguenza il recupero di questa categoria di beni, prima trascurati dalle persone come dalle istituzioni, viene incluso a pieno titolo tra gli obiettivi dei cosiddetti “piani integrati di valorizzazione e gestione”, previsti dall’art. 13 della legge regionale organica sui beni culturali (la già citata L.R. n. 17/2013).

Per quanto riguarda sia le procedure che le opportunità finanziarie per raggiungere l’obiettivo della valorizzazione di questi beni, valgono le medesime considerazioni fatte nel mio precedente articolo del 18 novembre 2014 a proposito dell’archeologia industriale, per cui, ritenendo di non ripetermi, mi limito a rinviare a quello.

Sapendo ben poco del trabucco di Barletta (assetto proprietario, stato di conservazione ecc.), auspico innanzitutto che la proposta legislativa diventi legge al più presto per un interesse generale della Puglia e poi che possa esser utile affinchè questo resti lì dov’è, sul molo di Levante del porto, a conservare una memoria che non è soltanto nostalgica, ma storica e culturale. Per fare questo sarà indispensabile un ruolo attivo delle istituzioni locali, senza il quale possiamo considerare il suo destino già segnato. Spinto più dal sentimento che dalla ragione, mi auguro che dopo la fotografia di cinquant’anni fa con i due trabucchi, almeno quella attuale, con l’unico rimasto, sia l’ultima e non ve ne sia un’altra ancora senza più neanche quello. Il vuoto non sarebbe soltanto del braccio di Levante.

 

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