Dipendenza da fumo: cosa accade nel nostro cervello?

Spesso ci sarà capitato di sentire “E’ solo colpa della nicotina”: non è esattamente così. Ormai da diversi anni è noto che la dipendenza da fumo di sigaretta (o tabagismo) non è solo di natura fisica, ma anche di natura psicologica. Ma quali sono le reali motivazioni? Le conosciamo abbastanza?

Secondo uno studio dell’Università di Verona le sostanze contenute nelle sigarette vanno ad agire sul nostro cervello, portandolo alla sovraproduzione di alcuni ormoni e alla sottoproduzione di altri. In particolare la dipendenza da tabacco fa produrre in eccesso la dopamina ( che aumenta il buon umore ) e scarse quantità di noradrenalina, che riduce appetito, ansia e tensione. I ricettori nicotinici, inoltre, aumentano l’attenzione e la memoria.

Ma perché allora, quando fumiamo per la prima volta, siamo portati a rifarlo anche se non siamo ancora dipendenti dalla nicotina? La gestualità del fumare viene “immagazzinata” in una zona del nostro cervello che regola i processi decisionali. Dopo aver fumato, infatti, saremo portati a rifarlo per le sensazioni che quel gesto ci ha dato, in particolare in determinate situazioni: la sicurezza, il piacere, la serenità. La sigaretta, quindi, non è solo piacere, ma “ricordo piacevole”, chiamato in medicina rinforzo secondario.

Detto ciò, perché smettere è così difficile? Smettere di fumare porterebbe a un capovolgimento della produzione degli ormoni di cui si è parlato. Anche se verranno prodotti nelle modalità giuste per un corpo non soggetto alla dipendenza, per il fumatore saranno troppi o troppo pochi: e così arrivano ansia, insonnia, irritabilità e tristezza. Pensando alla dipendenza dalla gestualità, il motivo è apparentemente semplice. Abbiamo sentito spesso le frasi “Dopo il caffè la sigaretta ci sta” oppure “E’ più bello fumare in compagnia”. Se ci si troverà seduti a un bar con vecchi amici, sarà difficile rinunciare ad una sigaretta offerta, perché per il fumatore in quella situazione “ci sta”. E il meccanismo si riattiva facilmente, innescando la così detta recidiva.

Alla luce di queste scoperte, la cosa migliore da fare sarebbe non lasciarsi tentare mai dal fumare una sigaretta per la prima volta. Per chi ormai “è già troppo tardi” il consiglio è: smettere. Evitare le situazioni in cui ci potrebbe stare una sigaretta, evitare di fumare in casa, cercare di avere maggiore fiducia in se stessi sono metodi che possono aiutare a liberarsi da questa dipendenza.

“Il fumo è come una bella donna: l’ami, ma ti rendi conto che non è quella giusta per te. La lasci. Poi cominci a vagheggiarla, ti rendi conto che la tua giornata è triste senza di lei. E pian piano dimentichi guai e tormenti, incominci a scriverle, a pregarla di tornare con te. L’amore fa male, ma la mancanza d’amore ancora di più.” (David Lynch)

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Barbara Rita Corvasce
Barbara Corvasce è nata nel 1992. Ha conseguito la maturità socio-psico-pedagogica presso l'IISS "Scipione Staffa" nel 2010 con il massimo dei voti. Attualmente è laureanda in Cultura letteraria dell'età moderna e contemporanea; da Febbraio 2014 collabora come redattrice di cultura e attualità presso la testata telematica Barletta News e ha conseguito il titolo di Giornalista Pubblicista nel Giugno 2016.

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