Dichiarazione del sindaco Cascella sui temi caldi della politica barlettana

No, non c’è formalismo che tenga, men che meno e’ concepibile che le farraginosità burocratiche siano invocate per aggirare la volontà popolare. Sono il primo a volere “atti perfetti”, proprio per non concedere alibi a una opposizione che si sottrae al confronto di merito pur di boicottare l’azione dell’amministrazione. Sui contenuti si deve sempre discutere con franchezza, anche a costo di tensioni e incomprensioni, sia che si tratti di debiti da onorare sia di regolamenti da rispettare. O, ancor più, di diritti universali e doveri civici. Ne dibatte, ormai, persino il Sinodo, con dissensi che invocano la morale della dottrina e consensi motivati con l’evoluzione della missione. Perché non noi? Bisogna pur essere consapevoli che la complessità di questo tempo può richiedere scelte laceranti per non perdere il passo con le trasformazioni che incalzano.

Ecco perché credo che tirare le fila della discussione da tempo avviata, e decidere pubblicamente – come si dovrà pur fare, prima o poi – in Consiglio comunale su unioni civili, ius soli e istituti di partecipazione non sia un parlar d’altro rispetto ai problemi che nel tempo si sono cumulati nella nostra città. Anzi. Saranno pure tematiche che guardano alle condizioni sociali più deboli ed emarginate, ma si provi a estendere il primato delle regole ai punti deboli della vita collettiva: per dire, alle opere di urbanizzazione nella 167 ammassate in un unico provvedimento; al sistema di raccolta e canalizzazione a mare delle acque pluviali lasciato marcire mentre si andavano a costruire impianti di affinamento nell’incuranza del loro utilizzo; alle manutenzioni ordinarie ma con procedure talmente contorte da confondersi con quelle straordinarie; e così via.

Ciascuno, così, potrà trovare proprie ragioni, particolari punti di debolezza che richiedono di essere affrontati con nuove regole di convivenza da far valere sulla deresponsabilizzazione dei comportamenti, giacché qualsiasi ritardo provocato da un cavillo burocratico o da un vizio di procedura provoca guasti che inevitabilmente compromettono la tenuta del nostro progetto di comunità. E non c’è copertura o giustificazione per non ricercare e condividere nelle istituzioni – a maggior ragione quella comunale, la più immediatamente vicina ai cittadini – le regole con cui garantire la coesione sociale. Possono, semmai, esserci idee e concezioni politiche diverse, anche di coscienza, su come far crescere lo spirito di comunità in un momento di così acuta crisi. A maggior ragione, sarebbe ora di metterle alla prova – le idee, non i cavilli – nella sede deputata al confronto libero e aperto.

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