#Dermatologia: cosa sono i nei?

Prima di parlare dei nei, vorrei fare una premessa introduttiva per chiarire ciò che (anche nel corso della mia attività quotidiana) riscontro circa l’equivoco da parte dei pazienti sulle diverse caratteristiche delle lesioni pigmentate di più frequente riscontro, e cioè le “Efelidi”, le “Lentiggini” e i “Nei” che molto spesso vengono tra loro confuse dal grande pubblico.

Le “EFELIDI” compaiono solo nelle zone cronicamente ed intensamente esposte alla luce solare, soprattutto il volto e il décolleté. Non esistono sulle mucose né sulla pelle non esposta al sole e sono molto più frequenti in soggetti con capelli biondi o rossicci.

Le “LENTIGGINI” invece, sono accumuli di melanina molto superficiale e possono essere presenti su tutto il corpo, comprese le mucose e le zone non esposte alla luce solare. Possono essere presenti anche alla nascita ma in genere insorgono nell’età infantile e con la pubertà possono aumentare di numero e di intensità del colorito.

I “NEI” o nevi, sono un’anomalia della pelle, costituiti da aggregati di cellule melanocitiche (cioè cariche di melanina) che, all’osservazione di un soggetto di razza bianca, si presentano generalmente di colore scuro (dal marrone al nero), in forma piana o in rilievo ed in genere non sono singoli ma multipli e si distribuiscono su tutto l’ambito cutaneo senza alcuna predilezione di sede di localizzazione e senza alcuna predilezione di sesso (maschile o femminile).
Quelli presenti fin dalla nascita sono definiti nevi congeniti.
I nei (o nevi) acquisiti sono invece quelli che compaiono dopo il primo anno di vita e quindi nel tempo aumentano di numero ma anche di dimensioni non superando, di norma, i 5mm di diametro e possono modificare il loro aspetto sia durante l’età evolutiva che successivamente.
Tali condizioni, cioè la presenza e il numero dei nevi acquisiti, si ritiene siano determinate da fattori genetici.
Circa le possibili variazioni che possono subire i nei per fattori genetici, anche fattori ambientali e comportamentali possono indurre e quindi essere responsabili delle modificazioni cui possono andare incontro i nei specie per quanto attiene alla esposizione più o meno intensa e più o meno prolungata al sole e alle radiazioni U.V. artificiali.
Per rimanere solo nell’ambito dei nei (tralasciando tutti gli altri danni indotti dalla radiazione U.V. naturale o artificiale) vi è concordanza nel mondo scientifico nel ritenere che il Sole e i Raggi U.V. inducono danni in senso di trasformazione della cellula melanocitaria in senso maligno e quindi poter indurre la trasformazione di un neo in melanoma.

Cosa è un melanoma?

Il Melanoma Cutaneo è un tumore maligno ad elevata mortalità. Può formarsi sulla pelle sana oppure svilupparsi su un neo preesistente.

Il melanoma si può evitare: parola chiave “PREVENZIONE
Il Melanoma Maligno Cutaneo si può evitare, come per tutte le patologie neoplastiche, con una attenta e metodica prevenzione da adottare tenendo presente prima di tutto i fattori di rischio.

FATTORI DI RISCHIO:
Pigmentazione.

In confronto ad individui con capelli neri o castano scuro, quelli con capelli castano chiaro, biondi o rossi presentano rischi relativi del 50-100% più elevati, una carnagione chiara è associata ad un rischio circa doppio.

Numeri di nei.

A parte l’età e la razza, il numero dei nei è il più importante fat¬tore di rischio conosciuto per l’insorgenza del melanoma cutaneo.

Esposizione al sole.

L’esposizione al sole è considerata la principale causa del melanoma cutaneo. Tuttavia, la relazione tra sole e melanoma è assai complessa. Fattore di rischio è senz’altro l’esposizione solare intensa e intermittente (per intenderci, quella del turista e di chi si espone intensamente nel week-end), che impedendo alla cute di mettere in moto tutti i meccanismi fisiologici di fotoprotezione, si espone ad un maggior rischio di melanoma.

Come individuare un melanoma

Un neo può rivelarsi un Melanoma Cutaneo quando cambia rapidamente aspetto nel giro di pochi mesi.
Già da molti anni le società scientifiche dermatologiche cui mi pregio di fare parte (A.I.D.A. – Associazione Italiana Dermatologi Ambulatoriali; I.S.P.L.A.D. – International Society of Plastic-Aesthetic and Oncologic Dermatology, ed altre) promuovono campagne di prevenzione attraverso la diffusione della conoscenza delle semplici regole dell’A, B, C, D, E che è una buona guida per l’autoesame fornendo dei parametri di riferimento da tenere sotto controllo.

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A= ASIMMETRIA
La maggior parte dei melanomi è asimmetrica. I nei comuni sono rotondi e simmetrici.
B= BORDI
I margini dei melanomi in fase iniziale sono spesso irregolari e frastagliati. I nei comuni hanno bordi regolari.
C= COLORE
I nei comuni hanno una stessa tonalità di marrone. Varie sfumature di marrone o di nero sono spesso i primi segnali del melanoma; man mano che il tumore progredisce possono comparire il rosso, il bianco, il blu. Occorre inoltre prestare attenzione all’omogeneità e alla regolarità della distribuzione del colore.
D= DIAMETRO
Le dimensioni di una lesione nevica sono molto importanti. Un neo con un diametro superiore ai 5-6 mm è esposto ad un più alto rischio di tra¬sformarsi in melanoma, anche se non sono da sottovalutare i nei di piccole dimensioni se intensamente pigmentati e di recente comparsa in persone con più di 25 anni.
E= EVOLUZIONE
È sicuramente il carattere più importante. La storia di un neo, la sua com¬parsa recente o la sua variazione nel giro di alcune settimane o di pochi mesi può cambiare competamente la diagnosi e la prognosi della malattia.

Per quanto utile ABCDE ha comunque molti limiti e deve essere considerato solo un approccio al neo, fermo restando che qualsiasi cambiamento nella pelle (fragilità, rossore, rigonfiamento, ispessimento, prurito, sanguinabilità) deve attirare la nostra attenzione e spingere a far controllare il neo da uno specialista.

Quando una macchia cutanea o un neo, abbia richiamato l’attenzione, rispondendo ad almeno 3 su 5 delle caratteristiche esposte, e quando il paziente abbia un numero elevato di nei, è bene che si sottoponga periodicamente (almeno una volta l’anno) a visita dermatologica.
Tra tutti i tipi di tumore, il melanoma, è il più semplice da individuare: attraverso una semplice visita dermatologica è possibile diagnosticare circa il 50% delle lesioni maligne e con l’uso di opportune tecniche non invasive (Dermatoscopia o Microscopia ad Epiluminescenza) è possibile aumentare l’accuratezza diagnostica nell’ 80% dei casi.
La Dermatoscopia o Microscopia ad Epiluminescenza consente di aumentare fino a quaranta volte il potere di osservazione dell’occhio nudo e di poter analizzare numerosi caratteri microscopici del neo, specifici per la diagnosi di benignità o malignità. Con questo strumento è possibile esaminare in modo molto dettagliato non solo la superficie ma anche e soprattutto la “profondità” della lesione. L’esame è assolutamente innocuo in quanto la Epiluminescenza non è altro che una telecamera ad alta definizione con una lente che ingrandisce il neo, connessa ad una sistema computerizzato.

Pertanto, chi ha molti nei:

  • deve esporsi al sole con moderazione
  • evitare le ore centrali della giornata
  • utilizzare prodotti schermanti

ricordando che generalmente il rischio di ammalarsi di melanoma aumenta con l’età.

BAMBINI: SORVEGLIATI SPECIALI

I bambini, a causa della loro pelle delicata, sono tra le persone più a rischio. Le gravi scottature riportate durante l’infanzia, infatti, sono responsabili dell’80% dei tumori della pelle che si sviluppano nei giovani tra i 25 e i 30 anni perché i danni causati dal sole si accumulano nel tempo. Quando la pelle di un bambino subisce un’ustione solare, le cellule registrano la scottatura come un vero e proprio trauma e il danno rimane memorizzato in loro per tutta la vita, come in un computer. Basterà una causa scatenante, per esempio un’ altra scottatura, per ricordare a queste cellule il danno subito e determinare l’inizio della trasformazione in cellule maligne. Per questo è importantissimo proteggere sempre i bambini, soprattutto quelli con pelle chiara.

IL SOLE FA BENE E AI PIÙ PICCOLI ANCORA DI PIÙ

Certo, il sole è indispensabile per la crescita, i suoi raggi favoriscono la formazione della vitamina D che regola la calcificazione delle ossa e uccidono un gran numero di microbi prevenendo le infezioni. Il soggiorno e il gioco all’aria aperta migliorano lo sviluppo muscolare e psicomotorio. Il bambino quindi non va privato di un bene così prezioso ma è bene rispettare alcuni semplici accorgimenti:

  • Evitare le ore centrali (più calde) della giornata
  • Esporre i bambini al sole in modo graduale e progressivo
  • Ricordare che il sole si prende anche nell’ acqua
  • Non dimenticare di farli bere molta acqua
  • Proteggere i bambini anche sotto l’ombrellone: nel cono d’ombra di un ombrellone è
    presente una radiazione UV, cosiddetta diffusa, che può anche scottare sia pure in un
    intervallo di tempo più lungo
  • Non lasciarsi ingannare dalle nubi: l’intensità della radiazione solare al suolo è pressoché
    uguale a quella di un giorno sereno
  • Evitare di fargli prendere il sole se è in trattamento con antibiotici, antistaminici, antiinfiammatori.

ATTENZIONE IN MONTAGNA

Gli accorgimenti devono valere anche per la montagna dove la grande concentrazione dei raggi UV prodotta dalla maggiore rarefazione dell’ aria richiede una protezione più alta. Occorre ricordare che i raggi UV passano anche attraverso il vetro, l’acqua e la plastica e sono riflessi da specchi, sabbia e pavimentazioni chiare e lucide e che la neve ha un potere di riflessione maggiore dell’ acqua.

A cura del Dermatologo Dott. Costantino Frisario

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