E’ necessario per i Comuni italiani conoscere, con certezza, il numero dei richiedenti asilo effettivamente presenti sul proprio territorio, attraverso l’iscrizione all’anagrafe, in modo da poter determinare i servizi pubblici e sociali da erogare. Ma nell’attesa che il cosiddetto decreto sicurezza, varato dal Governo, sia convertito in legge, occorre anche richiedere la modifica sul punto relativo all’esclusione dal registro anagrafico dei richiedenti asilo effettivamente soggiornanti e anche lo stralcio sulla questione del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Di queste richieste dovrebbe farsi portatore il sindaco di Barletta, Cosimo Cannito, con il ministro all’Interno, il Governo e il Parlamento”. A chiederlo, con una mozione, è il consigliere comunale Pd, Ruggiero Menna, che contemporaneamente sollecita il Governo a istituire un tavolo di concertazione nazionale con l’Anci al fine di valutare le ricadute concrete del decreto in termini economico-sociali e di sicurezza dei territori.

“I dati – spiega Mennea – ci dicono che il trend degli sbarchi è in calo nel 2018 rispetto al 2017 e 2016 (i migranti sbarcati sono stati 144.574 nel 2016, 108.538 nel 2017 e 21.426 al 12 ottobre 2018). Dunque, non servono per ora misure straordinarie. Ma il decreto sicurezza pur riconoscendo lo Sprar come ‘un ponte necessario all’inclusione’, lo prevede solo per i titolari di protezione internazionale e per i minori non accompagnati, indirizzando il sistema di accoglienza verso i grandi centri (Cara e Cas), sovradimensionati e spesso relegati in luoghi isolati, impedendo così l’inclusione sociale e l’integrazione dei richiedenti asilo“. 

Secondo quanto rappresentato da Mennea nel testo della mozione, inoltre, “la mancata iscrizione all’anagrafe prevista dal decreto sicurezza impedisce ai migranti di accedere a servizi basilari come la sanità o di poter avere un regolare contratto di lavoro, con conseguenze sanitarie e sociali immaginabili. Verrà, inoltre, eliminata la possibilità per le commissioni territoriali e per il questore di valutare la sussistenza dei motivi di carattere umanitario che consentivano, fino a ora, di poter ottenere permessi di soggiorno straordinari. Senza contare il fatto – prosegue – che è stata allungata la lista dei reati che comportano la revoca o il diniego della protezione internazionale e dello status di rifugiato. Per questo si rende necessaria una ‘revisione’ del decreto prima della sua conversione in legge e penso – conclude – che dai territori e dai sindaci, front office delle comunità, debba arrivare un impulso forte e determinato nei confronti di Governo e istituzioni nazionali”.

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