Barletta e De Nittis, relazione artistica e sentimentale in bilico fra storia e attualità. Giorni fa, per l’estate barlettana, “In giardino con Léontine” è stato l’evento proposto dall’omonimo Ctg (Centro turistico giovanile) a furor di pubblico e di successo popolare, a Palazzo della Marra alias Casa De Nittis. Evento incardinato nella sensibilità di chi l’ha proposto ed organizzato in ricordo di colei che, francese, volle per testamento (1913) ed in spregio alla sua stessa nazione di nascita donare alla città natale del marito la vasta quadreria esposta.

Ma come altro ed in quali altre forme pubbliche la città del grande impressionista, fuori di “Casa De Nittis” (artificio linguistico e di promozione marketing escogitato dalla defunta amministrazione Cascella nel più ampio scenario della civica Pinacoteca allocata a Palazzo della Marra) ricorda?

La vera casa De Nittis (nell’ex borbonica Strada Cordoneria poi post-unitario corso Vittorio Emanuele), che fu illustrata nel 170° anniversario della nascita (1846-2016) da gigantografie raffiguranti le donne denittisiane esposte nei vani dei balconi, oggi mostra quegli scuri malinconicamente sbarrati ed una tricolore corona d’alloro secco sospesa alla ringhiera…

Né ha avuto miglior sorte il busto bronzeo su stele di marmo inaugurato nel 1934 su viale Giannone, oggi ribattezzato per l’appunto Giardini De Nittis, con pochissimi giardini tutt’intorno e un disperante vuoto irrispettoso del pittore, amante di natura e paesaggi sconfinati della campagna ofantina…

Fiori sulla tomba di Parigi? Molte recentissime foto sui social dimostrano il contrario… Ecco, riannodando il filo della memoria da quella sepoltura nella “Ville lumiére”, cosa accadde allora…

E’ triste morire d’estate. La gente pensa a divertirsi, è svagata, senza memoria. Eppure, a Parigi, perfino Le Figaro scrisse: “Un artista di rara coscienza, un pittore di grande merito che ha il suo posto segnato in prima fila della scuola impressionista, Joseph De Nittis, è morto quasi improvvisamente a Saint Germain-en-Laye”. Era il 21 agosto 1884.

Peppino aveva solo trentotto anni, più della metà trascorsi fuori dalla sua Barletta. Ma quell’ultimo anno fu incredibilmente vissuto sull’altalena tra la celebrità da pittore affermato e il pettegolezzo tutto mondano dei salotti bene parigini. Come ricordano Piero Dini e Giuseppe Luigi Marini nella monumentale opera omnia denittisiana pubblicata nel 1990 da Allemandi editore col sostegno della Cementeria ed un saggio di Ruggiero Mascolo, allora direttore della civica pinacoteca. “In febbraio De Nittis si trova ancora con la famiglia in Italia ed è molto rattristato nell’apprendere che un gran numero di falsi delle sue opere sono in circolazione. Da marzo a maggio vivono nella capitale francese; si vocifera che le loro condizioni economiche non siano più buone.

De Nittis espone a Londra i tre pastelli del Trittico in vendita alla complessiva cifra di 2.400 sterline. Il 10 aprile De Nittis è ancora nel suo villino di Parigi. Dipinge La guardiana di oche, che invia al Salon insieme a Colazione in giardino e Fiori d’autunno. Esegue inoltre Figura ridente, un bellissimo Tramonto a tempera su un ventaglio e l’Autoritratto in piedi.

Il 25 aprile è nominato Accademico di merito dell’Accademia di Belle Arti di Perugia. Il 1° giugno i De Nittis partono per Saint Germain-en-Laye, ma in luglio il pittore si sente già male. Il 19 agosto, sempre più sofferente, riceve per l’ultima volta de Goncourt: ha sul cavalletto l’estremo ritratto della moglie, in via di esecuzione, L’amaca.

Giuseppe De Nittis muore nella sua villetta di Saint Germain-en-Laye il 21 agosto per congestione cerebrale e polmonare, lasciando 200.000 franchi di debiti. “La morte di quest’uomo di trentotto anni – scriveva Goncourt – di questo ragazzo così amabile e così ingegnoso da procurarsi gioia e piacere, di questo pittore così pittore, salvo che per gli invidiosi e per i nemici, ha incontrato una simpatia tutta naturale. Ed è meraviglioso e toccante il lusso dei fiori deposti sulla sua bara”.

Il pittore viene fatto imbalsamare e seppellire nel cimitero di Père Lachaise per volontà della moglie Léontine che, negli anni successivi, oltre a dedicarsi alle sue ambizioni letterarie, curerà l’educazione del figlio Jacques, laureatosi in medicina, e cercherà di non disperdere le opere rimaste nello studio del marito, fino alla donazione di gran parte di esse – 171 pezzi fra tele, tavole, acquarelli, pastelli, disegni, acque forti, puntesecche – al Comune di Barletta”.

Ma questa è davvero tutta un’altra storia… Grazie, De Nittis!

A cura di Nino Vinella

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