Ddl Province: presentati in commissione 3000 emendamenti

Luci e Ombre della lunga strada riformatrice delle autonomie locali

 

Inutile continuare a negarlo, definire “incerto” il futuro delle Province è senza alcuna ombra di dubbio un eufemismo bello e buono. A poche settimane dalle nuove elezioni amministrative, che vedono coinvolte circa 70 amministrazioni provinciali, il ddl Delrio è ancora nebuloso e sotto esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato. E, tanto per aggiungere a questo incipit l’ennesima ovvietà, i lavori non si stanno svolgendo veloci come potrebbero e, soprattutto, dovrebbero.
L’ultima seduta di Commissione che ha trattato i ddl 1212 e 965, riguardanti per l’appunto il riordino di province e città metropolitane, si è tenuta mercoledì 5 febbraio, con risultati poco incoraggianti: non solo i disegni di legge non hanno passato il vaglio della Commissione per approdare, finalmente, al voto del Parlamento, ma ad esso sono stati aggiunti ben 3000 emendamenti, tutti quanti da discutere e votare nelle prossime sedute.

In conseguenza di questa enorme mole di lavoro (e facendo finta di ignorare, per amor di brevità, tutte le critiche piovute sul disegno di legge, vera base di queste migliaia di emendamenti), la Commissione Affari Costituzionali discuterà ancora sui ddl nel corso di ben due assemblee plenarie, oggi, martedì 11, e domani, mercoledì 12 febbraio. Un segnale evidente del poco tempo rimasto a disposizioni del legislatore per svolgere il proprio compito prima dell’apertura dei vari comizi elettorali provinciali.
Quindi, nel corso di queste due intensissime giornate di lavoro, la Commissione molto probabilmente cercherà di discute e votare il più celermente i 3000 emendamenti per poi finalmente portare il disegno di legge in Parlamento. Non stentiamo, tuttavia, ad immaginare tentativi di rallentamento attuati tramite varie richieste di votazione, di verifica del numero legale e tutti gli altri artifici che, ironia della sorte, per poco non impedirono alla Province Barletta-Andria-Trani, Fermo e Monza-Brianza di “venire alla luce”.

Anche restando positivi e immaginando un futuro prossimo in cui il ddl Delrio sia passato in tempo prima delle tornata elettorale, molti rimangono i problemi su questa riorganizzazione delle Province, soprattutto per quanto riguarda la Sesta Provincia Pugliese.
Ricordiamo che, secondo questo disegno di legge, i rappresentanti delle Province saranno designati non più dai cittadini, ma dagli amministratori locali, che sceglieranno tra i sindaci dei comuni del territorio, che dovranno ricoprire questa nuova carica a titolo gratuito. Fin qui, tralasciando che il principio democratico va letteralmente a farsi un giro lontano dall’ente provinciale, nessun problema.

renziI problemi affiorano solo prendendo in esame una nuova dichiarazione di Matteo Renzi, il quale ha illustrato il desiderio di un Senato riformato che diventerebbe in sostanza una “camera delle autonomie”, con 150 membri dei quali 108 sarebbero i sindaci dei capoluoghi di Provincia. Ovviamente un solo sindaco per Provincia.
Quindi appare chiaro come, in una provincia composta da tre capoluoghi in cui ci si è scontrati per l’assegnazione di ogni singolo ufficio, la scelta del nuovo “senatore” tra i tre primi cittadini ha tutte le possibilità di diventare una dialettica battaglia “all’ultimo sangue”, la cui risoluzione probabilmente porterà ad un compromesso che non andrà bene a nessuno.

Insomma, nonostante si cerchi di fare chiarezza, nonostante i tentativi di dimostrare l’efficienza e l’utilità delle Province, nonostante nuove proposte ed emendamenti vadano succedendosi di minuto in minuto, il futuro di quest’organo intermedio tra Regione e Comune rimane avvolto da una fitta nebbia, e non sorprenda che la stessa espressione è stata usata in un articolo di quasi tre mesi fa. Praticamente nulla è cambiato da allora e nulla lascia presagire che le cose cambieranno di qui a breve, a meno che la spinta delle elezioni non riesca a diradare questa nebulosità e portare finalmente a termine il percorso del ddl in Parlamento.
Allora, e solo allora, si potrà veramente determinare, senza più alcuna ambiguità, il futuro delle Province e, più in generale, dei rapporti fra governo centrale e autonomie locali

 

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