Anche quest’anno, con l’arrivo della bella stagione, la nostra pelle è naturalmente esposta maggiormente alla luce del Sole. Si riapre, quindi il problema di come comportarsi di fronte a tale questione. Si determinano così due fazioni: quella dei sostenitori dell’abbronzatura a tutti i costi da un lato, e quella dei fautori di un atteggiamento difensivistico, dei cosiddetti salutisti dall’altro. Proviamo a fare il punto della situazione e a dare chiarimenti utili.

Le radiazioni solari non sono una cosa dannosa in sé, ma hanno una grande importanza in quanto permettono di stimolare la produzione della vitamina D, che non è importante soltanto per l’aumento di fissazione di calcio nel tessuto osseo, ma anche quale stimolo importantissimo per le difese immunitarie, preparandoci, quindi, a difenderci dai raffreddamenti del periodo invernale.

Non possiamo dimenticare l’effetto antidepressivo naturale che il calore e le radiazioni ultraviolette determinano, oltre al beneficio che un uso adeguato dei raggi solari ha su tante malattie della pelle quali psoriasi, dermatite seborroica, dermatite atopica e vitiligine.

Naturalmente, tali effetti positivi possono trasformarsi in negativi nel momento in cui l’esposizione diventa errata quantitativamente, cioè passando troppo tempo al sole, e qualitativamente, ossia quando ci esponiamo in orari definiti “pericolosi”: in queste situazioni le radiazioni causano problemi.

In primis, le radiazioni UV possono provocare una serie di danni immediati quali eritemi, scottature ed ustioni, come anche l’invecchiamento della cute; non sono poi da trascurare le problematiche oculari, cioè la possibilità di facilitare l’insorgenza di cataratta e congiuntivite.

Infine, più importante di tutti è il fatto che i raggi ultravioletti possono provocare tumori della pelle, cioè carcinomi e melanomi. Si tratta, cioè, di tumori della pelle che insorgono, i primi dalle cellule proprie della pelle, mentre i secondi dai melanociti, cellule che nella pelle producono la stessa melanina, che determina il colore della nostra pelle, difendendoci dalle radiazioni solari.

Tutte queste problematiche hanno valore particolare per quei lavoratori cosiddetti “outdoor”, che operano sempre, o quasi, all’aperto, come in agricoltura, giardinaggio ed edilizia, e quindi più esposti di altri ai raggi UV.

Sorge quindi spontaneo l’interrogativo su come difendersi.

Importante nella genesi di tutti questi fenomeni è il fatto che, essendosi assottigliato lo strato di ozono presente nell’atmosfera, i raggi arrivano sulla terra meno schermati, per cui un’ora di esposizione oggi corrisponde a 2-3 ore di esposizione di 40-50 anni fa. Perciò si deve porre molta attenzione all’esposizione negli orari più caldi e soprattutto evitare l’esposizione dei bambini fino ai sei mesi mentre, per i più grandi, evitare la fascia oraria tra le 11 e le 16.

Come in tutte le cose, è necessario equilibrio: bisogna stare all’aria aperta, ma facendo più attenzione che in passato. Va valorizzata l’ombra e quindi è giusto ridurre i momenti in cui esporsi al sole; è utile portare cappelli con tesa ampia ed occhiali da sole che abbiano l’adeguata marcatura CE, ma anche indossare indumenti preferibilmente scuri ed in fibre acriliche, poiché attirano meno i raggi solari.

Qualche altro piccolo consiglio: per garantire alla pelle la giusta idratazione è importante consumare cibi ricchi di vitamina C, vitamina E, betacarotene. Attenzione ai farmaci: se si stanno assumendo antibiotici, antistaminici o cortisonici sarebbe opportuno evitare del tutto l’esposizione solare.

È poi fondamentale l’uso adeguato delle creme protettive. La validità delle protezioni, secondo gli standard UE, si esprime con un indice SFP (Sun Protection Factor) che va da 0 a 60. In questo senso, bisogna mettere in guardia da presunte coperture che abbiano un fattore di protezione superiore, anche 90 o 100. Dire, quindi, che l’indice di protezione SFP è di 10 significa che quel prodotto antisolare moltiplica per 10 il tempo di esposizione al sole senza comparsa di eritema. La protezione solare va applicata almeno mezz’ora prima dell’esposizione e rinnovata nel corso della giornata specie dopo bagni e docce. Poiché i raggi UV penetrano anche le nuvole, è importante mettere la protezione anche in giornate nuvolose.

Infine, per dare sollievo alla pelle e prevenire prurito e arrossamenti cutanei, non bisognerebbe trascurare l’applicazione di un buon doposole naturale come ad esempio un olio vegetale molto idratante.

Dalle nostre parti cosa si dice? Un’indagine condotta nella nostra provincia ha mostrato che su un campione di 707 intervistati, alla domanda “Quando ti esponi al Sole, come lo fai?”, il 53% ha risposto che si protegge ed evita le ore più calde, il 30% che si protegge ma trascorre ore al sole, mentre il 17% che non usa protezioni. Questo ultimo dato è allarmante se si pensa che 4 casi su 5 di cancro della pelle potrebbero essere prevenuti se venissero adottate semplici misure di precauzione nei confronti delle esposizioni solari.

Pertanto, una volta coscienti degli effetti dell’esposizione ai raggi e del modo per prevenirli o curarli, ci possiamo dire pronti per affrontare l’estate alle porte. Facciamo attenzione e… buona irradiazione!

A cura di Nicoletta Paolillo

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