Dal P.R.G ( causa della decapitazione politica di Maffei), al P.U.G. di Cascella – I parte

Presentiamo il laureando  ingegnere Marco Telera.

Inizia da oggi, sulle pagine di Barletta News la  preziosa consulenza di un giovane  laureando in Ingegneria  Edile -Architettura, Marco Telera. Seguirà, per i nostri lettori tutti i passaggi, i percorsi che questo fondamentale strumento urbanistico farà in seno all’Amministrazione barlettana. Ringraziamo anche lui che allarga la rosa degli specialisti che graziosamente operano per la nostra Testata. A loro va tutto il nostro più sensibile riconoscimento, perché  propongono, con le  individuali e specifiche conoscenze,  un  servizio alla  collettività, elevando di molto il grado di informazioni  nelle varie discipline e rubriche, già numerose  nelle nostre pagine e che andranno via via ad infoltirsi, realizzando il  programma di giornale Magazine – da Barletta News già preannunciato.

mod2In una storica intervista a tutto campo, rilasciatami dall’ex sindaco Nicola Maffei nel  gennaio 2013,  si capisce in modo lapalissiano quanto proprio il P.R.G sia stata la causa dell’anticipata conclusione del mandato di Maffei e quanto questa adozione urbanistica che prende il nome di P.U.G sia da sempre , la madre di ogni fibrillazione politica: anche in queste ore! In quella intervista rilasciatami in qualità allora, di Direttore responsabile di Barletta-Life e rinvenibile in Google con il titolo “ Esclusiva! Nicola Maffei racconta tutto a Barlettalife”, una mia domanda secca risulta ancora oggi rivelatrice di un preoccupante stato di cose: “ Ingegnere, per forza di cose deve aver commesso errori oggettivi di valutazione. E’ stato o no il tema delle varianti al Piano regolatore, ciò che ha nesso in crisi definitivamente la Sua giunta? Ci sono state delle pretese sulla destinazione di un numero importanti di suoli che contraddicono l’ancora attuale PRG? Questo tema è stato oggetto di Sue dichiarazioni in Procura? Ci spiega cosa si muove dietro questo tema? Che interessi, che accordi?

L’ex Sindaco così rispose:” Credo che ognuno di noi coinvolto in attività istituzionali non sia esente da errori. Anch’io ho sbagliato e ne faccio ammenda, ma solo chi opera sbaglia. La causa scatenante della crisi è ancorata ad alcune varianti dl PRG, la cui attesa adozione ha scatenato quelle reazioni. Ho riferito nella corretta sede della Procura a chi mi ha chiesto. Aspetto fiducioso”.

Anche la Città aspetta ancora fiduciosa, nelle more leggiamo volentieri le risorse tecniche più giovani, quelle per noi di Marco Telera e che siano auspicio di un rinnovamento anche filosofico della materia trattata , come l’oramai prossimo   ingegnere esordisce. Ancora grazie.

Michele Sarcinelli

IMM. PER GIORNALE (3)Da un punto di vista accademico il P.U.G. (Piano Urbanistico Generale), che ha sostituito il vecchio P.R.G. (Piano Regolatore Generale), ha un approccio più filosofico che non significa meno pragmatico, anzi. In particolare, il P.U.G. approfondisce aspetti per molto tempo abbandonati e disciplina la riorganizzazione del territorio seguendo una prospettiva di sviluppo sostenibile, finalizzata al riassetto del territorio mediante il suo recupero piuttosto che il suo consumo. Il P.U.G. abbandona le logiche delle varianti accogliendo la visione di insieme del territorio, con una forte propensione verso le tematiche ambientali. Innanzitutto però il Piano impone vincoli, segna confini, introduce regole.

Concepire questi aspetti, farli propri e trasformarli in atti determinati è assai complicato soprattutto nei contesti dove i tecnici faticano a dialogare con la politica e la politica non dialoga con la città, se non in periodi ben contenuti e circoscritti alle campagne elettorali.

In questa città, però, il P.U.G. assume svariate definizioni con un peso specifico differente a seconda delle stagioni. Il periodo di massima esaltazione, banalmente, si rivela essere quello delle campagne elettorali. Il momento più entusiasmante in cui il suddetto Piano invade la scena quotidiana, diventa oggetto di promesse, viene nominato in tutte le occasioni utili, diventando così l’argomento di propaganda per eccellenza. Identificato come l’obiettivo più significativo da raggiungere, il massimo strumento per far riaccendere i motori della città.

Nei lunghi anni di governo di centro sinistra ci siamo poi abituati a vedere dissolversi ogni entusiasmo, a vedere le buone intenzioni relative al P.U.G. richiuse nei cassetti e dei piani neanche l’ombra (almeno sino alla successiva campagna elettorale). Scenario per nulla confutabile se si analizza con onestà intellettuale la realtà urbana cittadina.
E’ ovvio che qualcosa non quadra. L’incongruenza tra intenzioni e realtà è abbastanza evidente. Lo è principalmente se poi si considera che in consiglio comunale, in quelle poche discussioni in cui si affronta il problema P.U.G., il dibattito ricade puntualmente su argomenti e prassi, antitesi del processo urbanistico moderno, ovvero cambio di destinazione d’uso di terreni, varianti, interventi occasionali in zone del territorio casualmente scelte. Lo è oltremodo, se spuntano volumi in zone agricole (Montaltino), proposte di zone produttive in aree a forte valenza archeologica, e così via.

Considerando che sarebbe paradossale e offensivo pensare che queste scelte siano il frutto di ignoranza specifica o perfino di mancanza di senso civico, è allora lecito pensare che ci sia una chiara intenzione politica di non strutturare il processo che possa portare a termine la redazione del P.U.G., considerando che l’ultimo D.P.P (Documento preliminare programmatico) è stato formulato nel lontano 2005! E dunque, se così fosse, il vero centro della questione, che omertosamente viene sempre taciuto da chi ha il dovere morale di parlarne, da chi si veste di un moralismo improprio, e addirittura da chi parla di senso della legalità, è proprio questo: non c’è mai stata una concreta intenzione di sviluppare il Piano.

E allora la domanda diviene un’altra. Perché? Probabilmente la risposta andrebbe ricercata nella definizione di Piano stesso e nella sua funzione “regolatrice”. Particolari timori, ad esempio, sembrerebbero esserci in relazione al settore edile, peraltro ben interpretati dalla politica, a causa delle regole che il nuovo Piano andrebbe ad imporre a tale settore. Ma perché le regole dovrebbero destare timori? Forse perché nella città in cui l’espansione territoriale non ha mai seguito regole, definendo così una città goffa, disaggregata e mal funzionante, quelle “non-regole” oggi, come spesso avviene in Italia, sono divenute la regola.

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