Da Roma, la regista barlettana Ida Alessandra Vinella – II Parte

Continua oggi, in questa seconda parte, l’intervista di Rocco Di Fonzo, responsabile rubrica “Voci dal Sottosuolo”, a Ida Alessandra Vinella, performer teatrale originaria di Barletta trasferitasi a Roma per coltivare la propria passione.

1925599_10203045753645931_2077162520_oÈ davvero un luogo comune quello che vuole la Puglia una regione che impedisce di fare dell’arte una professione rispettabile e dignitosa? Inoltre, è davvero ancora e soltanto una questione del Mezzogiorno? Della sua atavica arretratezza culturale, morale ed economica che impedisce qualsiasi possibilità di sviluppo artistico e creativo? Eppure oggi la Puglia, nel campo musicale e cinematografico, sta vivendo una specie di renaissance artistica a livello nazionale. Come mai questo non sta accadendo anche per il teatro secondo te?

A questo ti rispondo brevemente e onestamente perché in verità non lo so. Sulla Puglia sento dire tante cose, ogni anno diverse. L’ultima è che sta andando molto bene, che il TPP (Teatro Pubblico Pugliese) ha deciso di investire parecchio soprattutto sui giovani, speriamo voglia farlo su molti; che i bandi bollenti spiriti hanno permesso a delle realtà di avviarsi; che si stanno creando piccoli centri e poli che sembrano portare avanti progetti sani e genuini, forse piccoli ma buoni. Perciò non generalizzerei. Forse un pregiudizio esiste e dico che probabilmente la chiusura della gente nei confronti del teatro è un po’ viziata dalla continua fuga. A Roma c’è Puglia in scena, che vuole promuovere l’internazionalizzazione delle migliori espressioni del teatro pugliese. Un bellissimo progetto organizzato sempre dal Teatro pubblico pugliese in collaborazione con Romaeuropa e il Teatro Eliseo. Forse però il problema è col pubblico e il rischio è che invece di conquistarsi quello del territorio andiamo in spedizione a cercarci quello degli altri.

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Ora vorrei farti una domanda sulla città in cui sei cresciuta: Barletta. Agli esordi della tua carriera teatrale cosa ha rappresentato questa città per la giovane attrice Ida? Un ostacolo? Un punto di passaggio? Uno stimolo? Un’opportunità? 

All’epoca i pochi incontri artistici che si facevano erano davvero furtivi, forse c’erano, ma chissà dove. Non avere una comunità di riferimento, un gruppo con cui condividere questa germinale passione poteva essere molto scoraggiante. Da questo punto di vista devo dire che ora Barletta mi sembra cresciuta molto. Non so dire bene in che direzione, ma avverto, da lontano, che per un giovane adolescente, com’ero io quando ho cominciato a cercare il teatro, di proposte e di opportunità ce ne sono. La verità è che io, il teatro, l’ho conosciuto a Roma quando avevo undici anni e, quando sono tornata a Barletta, a tredici, ero molto determinata a proseguire. Il solo riferimento era il laboratorio di teatro della scuola. Ho avuto la fortuna di avere una professoressa di latino e greco molto appassionata di teatro. Da lì i miei primi stimoli e poi niente, poi dopo l’avventura con lo Spazio O.F.F., come hai raccontato tu prima, ho scoperto gli orizzonti sconosciuti del teatro sperimentale e della scena off romana e non. L’unico rimpianto è stato essermene andata dalla Puglia proprio quando l’attività teatrale dello Spazio O.F.F. era al suo acume massimo.

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Rocco Di Fonzo, 37 anni, laureato in filosofia presso l’Università “Aldo Moro” di Bari e docente abilitato in storia e filosofia tramite TFA, Tirocinio formativo attivo. Ha inoltre seguito un Seminario di Tutoraggio alla Creazione d’impresa organizzato dal Teatro Pubblico Pugliese e un Corso di Storia e didattica della Shoah (Conoscere, Pensare, Insegnare la Shoah) presso l’Università “Aldo Moro” di Bari. Ha lavorato per tre anni presso l’Eureka plus s.r.l. di Bari in qualità di docente tutor e consulente per la preparazione di tesi di laurea. Nel 2001 scrive la sceneggiatura per il corto “Appetiti letterari di una pianta grassa”. Nel settembre 2004 recita nel corto “L’inferno di Damien”. Nel giugno del 2005 compie la sua prima formazione da attore recitando nello spettacolo “La ballata del carcere di Reading”. Nel 2006 entra a far parte della compagnia teatrale Fabrica#Famae in qualità d’attore. Nel marzo 2006 sostituisce un detenuto nello spettacolo “Cuore di cane”, lavoro incluso in un laboratorio svolto con i detenuti della Casa Circondariale Maschile di Trani. Nell’estate del 2006 recita nello spettacolo “L’artificio del nulla: spettacolo s-concerto”, spettacolo incentrato sulle teorie teatrali di Carmelo Bene. Nel novembre 2006 ha recitato in una reinterpretazione postmoderna del “Don Giovanni” di Moliere. Nel gennaio del 2007 recita come attore protagonista nel corto “Caffè lungo”. Nei primi mesi del 2007 ha fondato con i membri della compagnia teatrale Fabrica#Famae, lo Spazio O.F.F (Opificio Fabrica Famae). Lo Spazio O.F.F è un teatro indipendente, un centro d’arte polifunzionale, uno spazio dedicato allo spettacolo dal vivo in tutte le sue forme. Per i tre anni della sua esistenza ne ha curato l’organizzazione, la comunicazione e l’amministrazione. Attualmente insegna storia e filosofia in un liceo classico paritario. Grande passione per la scrittura in tutte le sue forme, anche se in particolar modo per la poesia. Ama la musica indie e post rock, da ragazzo ha suonato la chitarra e il basso in diversi gruppi musicali. Ha una grande passione per il fumetto, da giovane in particolar modo quello italiano, che in seguito ha abbandonato preferendogli quello nord europeo e soprattutto quello giapponese.

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