Crisi del metodo Cascella

Mala tempora currunt sed peiora parantur

A cura di Patrizia Corvasce

Una scossa tellurica colpisce la maggioranza consiliare dopo i risultati elettorali.
Ormai non è più un mistero, un’ ampia fetta della coalizione che ha sostenuto la candidatura a sindaco di Pasquale Cascella sfida il primo cittadino al risiko del rimpasto in giunta e getta un’ombra cupa sul futuro dell’amministrazione comunale di centrosinistra guidata dall’uomo del Quirinale.
All’indomani della decisione di un altro “pezzo” della maggioranza, il dott. Chieppa, di abbandonare l’incarico conferitogli nell’esecutivo e dopo gli strali lanciati dalla coalizione di centrosinistra, nei giorni che hanno preceduto la celebrazione del consiglio, il primo cittadino, “tirato per la giacca”, si presenta al cospetto dell’Assise comunale per tentare di riordinare gli equilibri politici ed avviarsi ad una “crisi costruttiva”, invocata da varie anime riconducibili ad alcune tra le liste della sua coalizione.
Anime in pena, sbandate tra i gironi infernali di Palazzo di Città che sgomitano per rientrare da protagonisti sulla scena politica cittadina. Anime appartenenti ad una classe politica giurassica, il sindaco, invece, ha giurato appena 9 mesi fa!

Siamo difronte ad una sinistra che non ha cambiato i suoi connotati e si è riproposta con tutti i suoi limiti, una sinistra alla deriva, composta da personaggi che vagano tra realtà e finzione, passato e presente. Un centrosinistra, dunque, disponibile a fare un passo indietro rispetto alle dichiarazioni cristallizzate nel documento di sfiducia, non proprio latente, fatto pervenire al sindaco, lasciando intendere che, in realtà, quella palesata è l’insoddisfazione di chi si sente politicamente emarginato, sottovalutato, poco considerato e non di di chi è alla ricerca spasmodica di un posto in prima fila.
Questa visione della situazione non convince l’opposizione che intuisce il cambio di passo al ribasso che si sta consumando tra le fila della maggioranza e non perde occasione per ripercorrere i passaggi salienti del documento inviato al sindaco dal quale traspare, in modo inequivocabile, la volontà del centrosinistra di rovesciare il tavolo e ottenere maggiore rappresentanza in consiglio in base al peso elettorale conseguito.

La realtà è, difatti, ben diversa da quella che il centrosinistra vuole dare in pasto agli ingenui cittadini.Sarebbe cosa buona e giusta ammettere, attraverso una atto di onestà intellettuale, che purtroppo, come spesso accade, i buoni propositi sono finiti in fondo a qualche cassetto e sono, invece, saltate fuori, come per incanto, questioni controverse ed inquietanti, appetiti ancora da saziare che hanno determinato la frattura di una coalizione che, forse tale non è mai stata.
Insomma, un consiglio comunale all’insegna dell’ennesima farsa, in cui si confondono ruoli, colori politici, responsabilità, una realistica visione del futuro della Città di Barletta.
La cruda verità è che Il fuoco amico della maggioranza, dunque, è quello che ha colpito, non proprio inaspettatamente, Cascella, forse a causa dei tanti rospi che non ha voluto ingoiare, ribellandosi agli ordini di scuderia e diventando, evidentemente, una spina nel fianco per alcuni elementi che compongono la stessa.

E’ un Cascella amareggiato, conciliante, quasi rassegnato quello che si presenta al cospetto del consiglio comunale. Un primo cittadino che non cela tutta la sua delusione nelle parole che pronuncia attraverso un documento redatto di suo pugno.“Siamo qui oggi a discutere di un passaggio delicato”, così esordisce Cascella, “ci ritroviamo per riprendere il filo di un confronto che, per quanto duro possa essere, costituisce l’essenza della vita democratica. Eravamo qui un mese fa in questa stessa aula a discutere delle linee programmatiche di mandato, quindi per misurarci e competere tra maggioranza e opposizione con l’unico orizzonte del futuro. Purtroppo, invece, dobbiamo ricominciare a ragionare dal punto in cui ci eravamo lasciati un mese fa. Siamo quindi indotti a volgerci indietro”. Riavvolge il nastro il sindaco Cascella e fa il punto della situazione in merito alla sua attività di governo cittadino sino alla data odierna. Ripercorre i punti salienti della sua azione e rivela, attraverso la franchezza che da sempre lo contraddistingue, tutto il suo stupore e lo sgomento provati nel momento in cui ha ricevuto il documento attraverso il quale gli si annunciava una crisi politica, invocata ancor prima che “ l’amministrazione avesse avuto modo di mettere alla prova la sua visione, le sue scelte”. Una gogna di natura politica è quella che si consuma ai danni del primo cittadino, schernito dai suoi e mortificato nel metodo e nel merito.
Il suo ritratto è quello di un uomo “chiuso nella torre d’avorio, chino sulle carte da mane a sera”, così lo definisce la consigliera Giuliana Damato in uno stralcio del suo corposo intervento; un uomo, dunque, Pasquale Cascella che non ha saputo aprirsi alla cittadinanza, all’ascolto incapace di intraprendere un dialogo con la gente e con la sua maggioranza. Un uomo impenetrabile e fermo sulle sue posizioni che sceglie quali suoi unici interlocutori gli uomini e le donne che compongono la sua giunta.
E’ una giunta in bilico, però, quella che si presenta al cospetto dell’assise civica e dei cittadini.

Ormai l’intera giunta e il suo “dominus” sono, per le forze politiche di maggioranza in crisi di consenso, tra assessori contestati poiché scomparsi dai radar della politica cittadina, ritenuti inadeguati a reggere il peso del loro incarico e un primo cittadino vessato dalle critiche e raggiunto da generosi consigli di chi gli propina ricette miracolose per risolvere ciò che per anni è sempre apparso irrisolvibile. Tutti sanno cosa fare e come fare, ciascuno dei consiglieri sia di maggioranza che di opposizione dispensa perle di presunta saggezza che raggiungono come sferzate di vento gelido il volto affranto dell’ingenuo Cascella, il quale, in uno slancio di apertura verso la sua ingrata maggioranza che mai senza la sua candidatura avrebbe sperato di ritrovarsi nuovamente al comando della Città, si rende disponibile a mettersi nuovamente “a servizio” della stessa.
Un attacco incrociato, dunque, quello sferrato ai danni del primo cittadino che vede maggioranza e opposizione convergere nel mettere in discussione sindaco e giunta nell’espletamento del loro operato ritenuto sterile, improduttivo, ingessato nella ricerca di soluzioni afferenti alla pesante eredità ricevuta dalla precedente amministrazione ma non in grado di porre in essere un’azione di governo vigorosa e capace di offrire boccate di ossigeno ad una città attanagliata da una profonda crisi economica e sociale.
Un Consiglio comunale, dunque, caratterizzato dall’elemento dominante della contestazione mossa ad una attività amministrativa di fatto mai avviatasi ma, evidentemente, desiderata e ritenuta possibile solo nelle intenzioni del primo cittadino. Un duro affronto, quello subito dal sindaco durante lo svolgimento dei lavori consiliari, il quale viene sconfessato dai suoi ancor prima di aver dato dimostrazione della validità del suo metodo di lavoro, metodo che, tra l’altro, era stato già ampiamente illustrato durante la campagna elettorale e accettato con buona pace di tutta la coalizione, eccezion fatta per sinistra unita che, già in quell’occasione, per stessa ammissione della capogruppo Maria Campese, aveva, al riguardo, manifestato perplessità, conscia del malcontento che a lungo andare si sarebbe potuto levare tra le forze politiche che dalla tornata elettorale avessero riscosso maggior consenso.
Una classe politica, ergo, quella che si è presentata al cospetto della cittadinanza, apparsa inequivocabilmente sull’orlo di una crisi di nervi e ormai in balia di se stessa.

Il dato emerso dall’intero dibattito che ha tenuto banco nell’assise civica è che, passata la sbornia elettorale, si è di già giunti alla richiesta di effettuare un tagliando in merito alla situazione politica in cui versa la Citta di Barletta. Situazione che, allo stato, appare sconcertante. Una sorta di maldestra e caotica commedia politica va in scena in queste ore nella Città della disfida, teatro, in realtà, di un terremoto tra le scrivanie degli assessorati.
Una lotta che rischia di far saltare il sindaco dopo pochi mesi dalla sua elezione, troppo pochi per esprimere un giudizio nel merito dell’attività svolta, sarebbe come assegnare lo scudetto ad una squadra dopo 10 giornate o il giro d’Italia dopo 4-5 tappe.
Un rapporto mai nato, dunque, quello tra Cascella e la sua coalizione che evidentemente ha visto in lui, inizialmente, il salvatore della patria, ma che, purtroppo, rischia di naufragare nuovamente negli errori di una classe politica che si prefigge solo la propria sopravvivenza.
Un matrimonio quello tra Cascella e la sua maggioranza che, in realtà, non solo non è mai decollato, ma che si è incrinato sul nascere e che senza aver prodotto ancora un atto relativo alle linee di mandato presentate e approvate al cospetto del consiglio comunale svoltosi circa un mese fa, sembra essere destinato ad avviarsi al declino.

Dinanzi a questa ingenerosa situazione, nella quale le forze politiche si preoccupano di accreditarsi nei confronti del sindaco ma non si preoccupano affatto di recuperare credibilità nei confronti dei cittadini ai quali si sono rivolti per chiedere fiducia, ottenendola, il dato inequivocabile, allo stato, è che il cambio di passo e di rotta auspicato da tutti non solo tarda ad arrivare, ma non appare neanche più possibile.
Siamo alle prese con un immobilismo surreale dell’attività amministrativa che mal si concilia con la drammaticità dei tempi e che, invece, si sostanzia in un braccio di ferro estenuante tra le forze politiche di maggioranza in lotta per assicurarsi una poltrona in più, piuttosto che impegnate verso una efficace convergenza di intenti in merito alla amministrazione della città.
Perché tutto ciò accada, senza ulteriori perdite di tempo e rincorse dell’ultimo minuto foriere di ulteriori e irrimediabili pastrocchi, è necessario che la maggioranza trovi un’effettiva coesione e che la giunta apra un confronto serio e proficuo con la Barletta reale, quella che fuori dal Palazzo arranca in una tragica incertezza.
La maggioranza deve, dunque,dimostrare di essere in grado di dare risposte ai barlettani. Se così non fosse, la stessa sopravvivenza di questa travagliata amministrazione diventerebbe un affronto insopportabile per Barletta, una città, ormai, in agonia.

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Patrizia Corvasce

Patrizia Corvasce, classe ’72.
Maturità classica. Giornalista pubblicista iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Puglia dal 1° febbraio 2016. Appassionata di diritto, teatro e politica. Già consigliere comunale. Attualmente collabora con la testata giornalistica telematica Barletta News occupandosi prevalentemente di approfondimento politico. Crede che la libertà di stampa dipenda soprattutto dalla volontà di fare informazione libera.

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