Cosa vuol dire G.A.L.? 25 anni di assenza del Comune di Barletta

Leggo da Wikipedia: “Il GAL è un gruppo (generalmente una società consortile) composto da soggetti pubblici e privati allo scopo di favorire lo sviluppo locale di un’area rurale”. Sintesi perfetta, non c’è dubbio, che rende chiaro il senso dell’acronimo di Gruppo di Azione Locale. Ma per me che sono nato e vivo a Barletta e mi occupo da molto tempo di questo tipo di problemi, ha un altro significato: venticinque anni di totale assenza del Comune di Barletta dall’accesso ai fondi per lo sviluppo della parte agricola del suo territorio e della sua economia.

Il perché è presto detto. C’è un programma finanziato dall’Unione Europea, il LEADER, che opera proprio per lo sviluppo locale applicato alle aree rurali e che è presente negli interventi comunitari fin dal 1989. Basta una breve cronologia per capire come sono andate, o, meglio, come non sono andate le cose da queste parti.

 

Periodo di programmazione Programma comunitario
1989 – 1993 LEADER 1
1994 – 1999 LEADER 2
2000 – 2006 LEADER Plus
2007 – 2013 Asse 4 del Programma di Sviluppo Rurale

 

Cos’ha realizzato il Comune di Barletta, con una perfetta continuità e coerenza tra la prima e seconda Repubblica, nell’ambito di questo intervento comunitario? Semplice, niente, un vero e proprio letargo di una durata che non esiste in natura. A volte mi chiedo: ma dove sono stati in tutti questi anni decine e decine di consiglieri comunali e di assessori, dirigenti e consulenti, direttori generali e capi staff, per la maggior parte con incarichi fiduciari da parte dei politici? E i partiti hanno mai proposto qualcosa in merito? E tutte le promesse fatte sullo sviluppo del mondo agricolo? Ma ormai è anche inutile porci queste domande, che contengono peraltro anche le risposte, e prendere atto che quel che è stato è stato.

AREE GAL-1

Ora la situazione è che, se diamo un’occhiata alla cartina allegata che rappresenta l’intera Puglia, dove vengono colorati i GAL costituiti e lasciati in bianco i Comuni che non ne fanno parte, c’è un’isola bianca in un mare di colori: quell’isola è Barletta. Ma la cosa diventa più evidente se, al di là dell’effetto cromatico, associamo ai colori i finanziamenti con i quali era possibile sistemare la viabilità rurale o incentivare iniziative agrituristiche e imprese agroalimentari e al bianco il nulla.

Allora facciamoci qualche altra domanda, cercando una risposta. E’ stata una scelta esplicita? L’iniziativa LEADER non è incompatibile con nessun altro programma attuato localmente, sia esso il Patto Territoriale o Vision 2020, tutt’altro, quindi una scelta del genere non avrebbe senso. Qualcuno ci ha provato e non è stato possibile? Se c’è questo qualcuno, ci dica le ragioni della mancata riuscita e le eventuali responsabilità. Ancora, è stata comunque presentata qualche proposta ritenuta poi non finanziabile? Potrei continuare, ma ritorno sulla situazione attuale, perché questa ci aiuta a capire tante cose.

AREE GAL-2

La situazione in essere dei GAL, costituiti nel Nord-barese/Sud-foggiano e che hanno presentato un P.A.L. (Piano di Azione Locale), con i Comuni che ne fanno parte (vedi la seconda cartina allegata con la focalizzazione sulla sola area di cui si parla) è la seguente, tenendo presente che questi ultimi potevano e possono aggregarsi liberamente, senza limitazioni di appartenenza alle rispettive Province:

 

Gruppi di Azione Locale Comuni
Ponte Lama Trani – Bisceglie
I comuni di Castel del Monte Andria – Corato
Piana del Tavoliere Cerignola – Stornara
Dauno – Ofantino Margherita di Savoia – Trinitapoli – San Ferdinando di Puglia – Zapponeta – Manfredonia
Murgia Più Canosa – Minervino Murge – Spinazzola – Gravina – Poggiorsini – Ruvo di Puglia

 

Mettendo da parte i primi tre, che appaiono subito omogenei per territorio ed economia, mi soffermo invece sugli ultimi due, che prestano il fianco ad alcune considerazioni:

  • Dauno-Ofantino. Il territorio interessato dà l’idea dell’unione di due problematiche chiaramente diverse tra di loro, in quanto non viene certo spontaneo associare Manfredonia all’Ofanto e i tre Comuni ofantini alla Daunia.
  • Murgia Più. La posizione di Canosa è davvero singolare perché, per quanto ci si sforzi, non si riesce a capire cosa il suo territorio abbia in comune con i problemi della Murgia, area peraltro rispettabile e bellissima.

Nell’uno e nell’altro caso si ha netta l’impressione (passibile naturalmente di essere smentita con argomenti in qualunque momento) che non di scelte strategiche si sia trattato, ma soltanto di assemblaggi un po’ forzati messi su giusto per non perdere l’opportunità di presentare un insieme di interventi sui quali ottenere finanziamenti. Proprio esaminando questi due casi si percepisce con una evidenza clamorosa la mancanza di un ruolo-guida da parte della letargica Barletta, la cui assenza, oltre che danneggiare se stessa, ha determinato indirettamente anche la dispersione di un territorio, questo sì, omogeneo per storia, cultura, agricoltura, ambiente e prospettive di sviluppo turistico. E’ mancata anche una visione complessiva di sviluppo. Non è una frase fatta, anche se mi rendo conto che se ne abusa il più delle volte proprio da parte di chi avrebbe meno titolo a parlare di questi argomenti. Significa che non basta aderire a programmi, preparati magari da consulenti o società di servizi, solo perché ci sono le risorse, altrimenti si finisce, per esempio, col sostenere l’innovazione nelle piccole e medie imprese ma non in agricoltura, il turismo ma non l’agriturismo, per la ragione che gli incentivi relativi a questi comparti spesso si ritrovano in programmi diversi e finanziati da fondi diversi. Si elabora prima una strategia complessiva di sviluppo, che è fatta di scelte politiche e di competenze tecniche insieme e poi, sulla base di questa, si utilizzano tutti gli strumenti programmatici e le leve finanziarie disponibili.

Ora è tutto più difficile, ma nulla è perduto se Barletta deciderà di muoversi subito, prima ancora che il Programma di Sviluppo Rurale (P.S.R. 2014-2020, che ripropone con la sigla M19 la misura Leader)  venga approvato definitivamente dalla Commissione Europea.

Come? Facciamo una premessa. A differenza del programma 2007-2013, che imponeva un limite di popolazione di 150.000 abitanti per le aree GAL, la proposta della Puglia per il 2014-2020 è quella di elevare tale limite a 250.000. Credo difficile che venga accettata così com’è, ma ritengo improbabile anche che venga rigettata in toto. Rumors provenienti da Bruxelles parlano della possibile accettazione di un limite di popolazione più elevato, proprio in virtù della particolare struttura urbana delle aree agricole della Puglia, costituita da Comuni spesso medio-grandi, per cui il limite accettato potrebbe attestarsi sui 200.000.

Detto questo, è necessario innanzitutto contattare i Comuni di Canosa, Trinitapoli, San Ferdinando e Margherita di Savoia, invitandoli a partecipare alla costruzione di un progetto integrato di sviluppo della Valle dell’Ofanto basato fondamentalmente su tre grandi obiettivi:

  • interventi di salvaguardia ambientale sull’Ofanto;
  • sostegno all’innovazione in agricoltura, alle colture specializzate e all’industria agro-alimentare;
  • sviluppo turistico della fascia costiera.

Un progetto che definirei con una semplice lettera, la T, che trae origine dall’incrocio fiume-mare, con il territorio di questi quattro Comuni, e che potrebbe mettere insieme gli interessi e le prospettive, largamente convergenti, delle loro economie e delle loro popolazioni.

Successivamente, raccolte le adesioni (e, se non ci sono in tutto o in parte, andando avanti comunque con chi ci sta e finanche da soli, ma soltanto come extrema ratio da non preferire) si devono sondare i privati, singoli o organizzati, disponibili a mettersi in gioco, il che vuol dire non aspettarsi finanziamenti dall’alto, ma partecipare direttamente alla costruzione di un programma di interventi, pubblici e privati, di comune interesse e di una struttura giuridica che consenta di operare.

In terzo luogo, elaborando a questo punto un piano di azione per lo sviluppo dell’area rurale, il più possibile focalizzato in pochi punti prioritari, compatibile con le misure del P.S.R. 2014-2020 e con le regole dei Fondi Strutturali.

Secondo un detto di Oscar Wilde, l’esperienza è il tipo di insegnante più difficile, poiché prima ti fa l’esame e poi ti spiega la lezione. Barletta ha sostenuto il suo esame di sviluppo rurale e ha avuto anche tanto tempo per poterlo superare, ma per quattro volte ha consegnato il compito in bianco. Ora apprenda almeno la lezione. In questo momento ha comunque un vantaggio, che è quello di essere capofila del programma “Vision 2020”. Bene, utilizzi il ruolo di coordinamento del territorio per assumere una iniziativa. Subito.

Commenta questo articolo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here