Copyright, in Europa il diritto d’autore vince contro Facebook, You Tube e Google

facebook

Finalmente è giunta l’ora di porre fine all’ eccessivo ed ingiusto arricchimento delle grandi piattaforme di condivisione (Facebook, You Tube e Google).

Se gli ingenti proventi fossero frutto unicamente del loro ingegno nulla quaestio ma come ben sappiamo la loro forza economica si basa sui numerosissimi clic che quotidianamente consentono di trovare in rete informazioni di vario genere.

Queste ultime, accompagnate dalla pubblicità, fruttano ai giganti del web soldi che oggi finalmente possiamo affermare “non meritati”.

Nello scontro pertanto tra i potenti della rete e gli autori delle opere, l’Europa non ha dubbi: la creatività europea va protetta e retribuita!

Nonostante le perplessità di chi l’ha definita “una vergogna per l’Europa” (parole del vice premier Di Maio), il 12 settembre il Parlamento Europeo ha approvato la direttiva per il copyright con ben 428 voti a favore, 226 contrari e 39 astensioni.

Vi è da dire che la direttiva adottata diventerà testo definitivo solo all’esito dei negoziati che avranno avvio tra Parlamento, Consiglio e Commissione ma è già un grande traguardo aver maturato la consapevolezza che occorre restituire i meriti e “ i soldi” ai legittimi proprietari delle opere.

Numerosi gli emendamenti ai quali gli articoli del testo sono stati sottoposti prima di vedere la luce.

Tra i più discussi vanno menzionati l’articolo 11 e l’articolo 13 della direttiva.

Cosa prevede l’articolo 11 della direttiva sul copyright?

Intitolato “Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale” sancisce preliminarmente il diritto degli editori di giornali ad ottenere una remunerazione equa e proporzionata per l’utilizzo digitale delle proprie pubblicazioni da parte dei prestatori di servizi della società di informazione.

La direttiva, inoltre, prevede che siano anche i giornalisti a ricevere una remunerazione e non solo gli editori.

Salvaguardare il meno potente sul web (l’autore) diviene la finalità.

Cosa resta fuori dalla direttiva?

I diritti di copyright, come sancisce il comma 2 bis dell’art. 11, non si estendono ai semplici collegamenti ipertestuali accompagnati da singole parole.

Ad essere esclusa dall’obbligo di rispettare le nuove regole sul copyright è anche l’attività di caricamento di contenuti su enciclopedie on line non aventi fini commerciali come Wikipedia.

L’assenza della pubblicità e dello scopo di lucro, potremmo dire, fanno la differenza.

Escluse altresì le startup e le piccole imprese al fine di incoraggiarne lo sviluppo.

La nuova responsabilità delle piattaforme di condivisione

La direttiva sancisce che Facebook, Google e YouTube saranno responsabili di quanto finirà sui loro spazi.

In particolare è previsto che vengano sottoscritti accordi di licenza tra i titolari dei diritti e le piattaforme affinché queste ultime possano legittimamente caricare i contenuti on line.

Laddove i titolari dei diritti non desiderino concludere accordi, l’articolo 13 evidenzia la responsabilità delle piattaforme nel garantire che non siano disponibili nei loro servizi, opere o altro materiale protetti non autorizzati.

Ne consegue che risulterà impegnativo il ruolo dei social network affinché gli utenti non violino il copyright utilizzando immagini e testi per i quali non si detengono i diritti d’uso.

Quali sono le perplessità in merito all’avvenuta approvazione della direttiva europea?

Forte la critica del vice premier Di Maio convinto che tale disposizione abbia legalizzato la censura a priori, introducendo un meccanismo di filtraggio preventivo dei contenuti caricati dagli utenti.

Nell’attesa che Parlamento, Consiglio e Commissione Europea avviino i lavori in vista dell’approvazione definitiva del testo, tanti sono gli interrogativi.

Prevarranno la liberta e l’indipendenza della rete a tutti i costi, lasciando immutata la situazione antecedente la direttiva, oppure si deciderà di stare dalla parte dei “talentuosi creatori” ponendo fine a quello che è stato definito “sfruttamento degli autori”?

E se il vice ministro Di Maio, con il M5S e la Lega propendono per la conservazione della pregressa libertà in rete, il presidente dell’Europarlamento, Tajani, assicura che nessuna limitazione di espressione è in arrivo anche perché Wikipedia e tutti gli utilizzi di contenuti a fini educativi sono stati esplicitamente esclusi dalla direttiva.

Ci si chiede, inoltre, quanto sia opportuno spostare la responsabilità dagli utenti alle piattaforme.

Ed ancora: “E’ giusto che le grandi imprese del web continuino a non rispettare regole o è invece corretto quanto previsto dall’articolo 11?”

Lo sfruttamento da parte delle grandi Piattaforme di opere altrui ha fino ad oggi comportato accumulo di denaro che non solo non è stato condiviso con il legittimo proprietario (autore) ma che rischia addirittura di essere dirottato fuori dall’Europa.

Consapevoli della circostanza che in tal caso al danno si aggiungerebbe la beffa, non resta che sperare che le Istituzioni Europee nel testo definitivo -che si auspica quanto prima adotteranno- tengano conto di tutti gli interessi in gioco e primo tra tutti del talento che merita rispetto sotto ogni punto di vista…anche economico!

Commenta questo articolo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here