Coordinamento Politiche Agricole: il sistema delle Regioni attacca il Ministero

Nodi irrisolti per i danni dalla fauna selvatica, i fondi FEAMP, florovivaismo, embargo russo e OGM

“Dal Coordinamento politiche agricole di oggi emerge la inadeguatezza del Mipaf in ordine ad alcune questioni di cui gli effetti sul territorio appaiono già particolarmente preoccupanti.”Così il coordinatore nazionale delle Regioni e province autonome italiane, l’assessore alle risorse agroalimentari della Regione Puglia, Fabrizio Nardoni, al termine della riunione del CPA di oggi.

Le problematiche sul tavolo pongono all’angolo proprio il Ministero che mostra, come esplica nella nota stampa che segue lo stesso Nardoni, una “serie di inefficienze e inadeguatezze al limite del paradossale”.

“A cominciare dalla questione dei danni da fauna selvatica ha ormai dei confini grotteschi – dice il coordinatore nazionale – in quanto la normativa comunitaria relativa agli orientamenti sugli aiuti di stato ha di fatto introdotto a partire dal primo gennaio 2015 una possibilità d’intervento in termini di indennizzo alle aziende assolutamente sperequativo  nei confronti dei diversi territori e dell’ambito di uno stesso territorio tra le diverse aziende in relazione alle specie che determinerebbero il danno. Non ultima allarma molto la totale assenza di uno strumento legislativo che consenta di intervenire per indennizzare i danni alle aziende agricole ubicate in aree protette. La responsabilità di questa situazione é attribuibile al Ministero atteso che la interlocuzione con i servizi della commissione comunitaria è in capo allo stesso.

“Le Regioni nulla possono per cambiare tale quadro normativo e anzi paradossalmente nel caso di disponibilità di risorse finanziarie sono impossibilitate ad intervenire per indennizzare le aziende. Il tema è strettamente connesso con la questione della gestione faunistica venatoria, la cui latitanza del Ministero nei confronti tanto della Unione Europea che degli altri Ministeri coinvolti sulla problematica ha determinato una pericolosa deriva dell’iter di definizione e approvazione dei calendari venatori, sicché il Ministero dell’Ambiente interviene sulle singole Regioni, obbligandole tacitamente a modificare i propri calendari pur redatti nel rispetto della normativa nazionale.

 “Appare assurdo che un ministero interloquisca con le Regioni su una materia strettamente agricola di competenza del Ministero delle politiche agricole senza investire quest’ultimo della eventuale problematica.

“Pertanto chiediamo che il Ministero recuperi il suo ruolo di interlocutore con il servizio della Commissione Europea e con gli altri Ministeri perché si possano sanare le incresciose situazioni che si sono determinate. Occorre un quadro normativo chiaro e non sperequativo per il quale le Regioni nulla possono.

“Altra dolentissima nota riguarda la definizione e relativa attuazione dello strumento finanziarie Feamp , con riferimento alla prossima programmazione, per il quale il sistema delle regioni ha ripetutamente richiesto al ministero un tavolo tecnico/politico per definire i programmi e i relativi strumenti di attuazione.

“Tali ripetute richieste sono state assolutamente ignorate, pertanto  in qualità di coordinatore della commissione politiche agricole denuncio la quasi totale assenza delle Regioni in processi di programmazione determinanti per il settore della pesca – dice Nardoni – e lascio in capo al ministero e nella fattispecie al sottosegretario Castiglione che detiene la delega al settore, e al ministro Martina la responsabilità delle scelte operate e di tutte le eventuali conseguenze di esse.

“Il rischio di disimpegno delle risorse dal Feamp – continua Nardoni – é reale e la responsabilità è da attribuire interamente al Ministero visto che alle Regioni non é stato consentito di svolgere alcun ruolo.

“Nella seduta odierna é emersa anche la totale inoperosità del ministero sulla materia florovivaistica: tema su cui malgrado sia stato costituito un comitato nulla è stato realizzato in termini di interlocuzione con il Governo e per cui si rende quanto meno urgente una convocazione dello stesso.

 “Ancora é emerso che nonostante le ripetute sollecitazioni il tema dei programmi nazionali rimane appannaggio del solo ministero e le regioni sistematicamente escluse e disinformate se non in corrispondenza di specifiche scadenze ove si presenterà il piatto già pronto.

“Infine la commissione ha affrontato il tema della coltivazione OGM, prendendo atto che il prossimo 12 febbraio scade il decreto interministeriale che vieta la coltivazione delle colture OGM sul territorio nazionale. La commissione ha definito un ordine del giorno da sottoporre alla conferenza dei presidenti il prossimo 22 gennaio con il quale si chiede al Governo di prorogare il predetto decreto o si definisca un nuovo decreto ministeriale (Mipaf) sulla falsa riga di quanto fatto dalla Francia, nelle more della pubblicazione della direttiva comunitaria che lascia la facoltà alle regioni di consentire o meno la coltivazione di OGM sul proprio territorio. Fuorisacco la commissione ha affrontato il tema dell’embargo russo e delle sue conseguenze rilevando ancora una volta che le produzioni italiane non vengono difese in sede comunitaria, tanto da essere escluse dall’intervento finanziario legate al ritiro di mercato.

“Stupisce a questo proposito che il prodotto clementine , che pure era contenuto nelle lista per i quali era possibile operare i ritiri di mercato – dice Nardoni – sia scomparso nel nuovo regolamento emanato dalla commissione comunitaria.

“Inoltre emerge una forte preoccupazione circa la nuova strutturazione di AGEA , che prelude a cambiamenti importanti di soggetti in una fase delicata quali quella degli avvii dei programmi che potrebbe produrre gravi danni alle aziende agricole e alle regioni stesse. Anche su questa iniziativa a nessuna regione é a conoscenza del progetto di ristrutturazione e delle sue finalità .”

 

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