Continua a peggiorare il tasso di disoccupazione in Italia

La preoccupante situazione della BAT con oltre 30 mila disoccupati e 25 mila posti di lavoro persi tra il 2008 e il 2013

a cura di Emmanuele Daluiso, Vice presidente Euro*IDEES-Bruxelles 

La scorsa settimana EUROSTAT, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, e ISTAT, l’ufficio statistico italiano, hanno reso pubblici i dati sul mercato del lavoro del mese di febbraio, da cui emerge la fase ancora critica e di peggioramento del mercato del lavoro italiano, rispetto ad una fase di ripresa in atto a livello di Unione Europea.

Si tratta di un quadro che non lascia presagire per il 2014 nulla di buono per la provincia BAT, che ha chiuso il 2013 in forte sofferenza.

Vediamo alcuni dati in dettaglio.

Lo scenario europeo: una ripresa economica in fase di consolidamento

A livello europeo, cioè di UE 28, la situazione del mercato del lavoro ha registrato a febbraio 2014 una tendenza al miglioramento del tasso di disoccupazione, sceso al 10,6%, rispetto al 10,7% di gennaio 2014 e rispetto al 10,9% di un anno prima (febbraio 2013).

I Paesi più virtuosi restano l’Austria con il 4,8% e la Germania con il 5,1%, entrambi, per altro, in fase di ulteriore miglioramento rispetto ad un anno primo.

Sempre a febbraio 2014 il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è stato del 6,7%, leggermente peggiorato rispetto a gennaio 2014 (6,6%), ma in fase di miglioramento rispetto a febbraio 2013 (7,7%).

Il miglioramento in atto del tasso di disoccupazione europeo dovrebbe continuare per tutto il 2014, in considerazione della ripresa economica in corso, come attestato dai più recenti dati diffusi dalle principali organizzazioni internazionali, quali l’OCSE, il Fondo Monetario Internazionale e la Commissione Europea.

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Lo scenario italiano: è iniziata una debole ripresa economica, che però non intacca il tasso di disoccupazione

A livello nazionale, invece, a febbraio si è registrato il nuovo record del 13%, contro il 12,9% di gennaio 2014 e il 12,7% di dicembre 2013 e contro l’11,8% di un anno prima (febbraio 2013). In termini assoluti, i disoccupati sono saliti a 3 milioni e 307 mila.

I posti di lavoro persi fra gennaio e febbraio 2014 ammontano a 39 mila e quelli persi nel corso dell’ultimo anno, cioè da febbraio 2013, ammontano a 365 mila.

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La fase di peggioramento in atto del tasso di disoccupazione in Italia riguarda, in particolare, i giovani sotto i 25 anni, che a febbraio 2014 si è collocato al 42,3%, contro il 38,7% di febbraio 2013. L’Italia è attualmente il 4° Paese europeo con il più alto tasso di disoccupazione giovanile dopo Grecia (58,3%), Spagna (54,2%) e Croazia (48,8%), contro una media dell’UE 28 del 22,9%.

Lo scenario pugliese e della BAT: fra i più drammatici a livello italiano ed europeo

Come ho già avuto modo di dire in altre occasioni (vedi anche il mio intervento su Barletta News del 20 marzo scorso), la Puglia e la BAT stanno attraversando una lunga fase di perdita di competitività nel contesto europeo, che si riverbera molto negativamente sul mercato del lavoro. I dati più aggiornati che si riferiscono a fine 2013 evidenziano che la Puglia ha chiuso il 2013 con un tasso di disoccupazione in media annua pari al 19,8% e la BAT con il 22%.

Considerando contemporaneamente il tasso di disoccupazione, il tasso di inattività della popolazione compresa fra i 15 e i 64 anni e il tasso di occupazione, la BAT rappresenta attualmente la provincia più critica della Puglia. Nella media del 2013 i disoccupati nella BAT sono stati stimati dall’ISTAT in 29 mila unità, ma considerando il peggioramento avvenuto nel corso del 2013 e anche quello dei primi due mesi del 2014, possiamo stimare che l’attuale cifra di disoccupati abbia superato la quota di 30 mila, corrispondente a un tasso di disoccupazione del 25% circa.

Recenti analisi di Euro*IDEES hanno messo in evidenza che nella BAT fra il 2008 e il 2013 sono andati persi 25 mila posti di lavoro, che in termini relativi rappresenta la perdita più elevata fra le sei province pugliesi.

Se il quadro nazionale è dunque critico, drammatico è quello della Puglia e, in particolare, quello della BAT.

Fare qualcosa per fermare la distruzione di posti di lavoro

La capacità di risposta delle istituzioni a vari livelli (europeo, nazionale, regionale e locale) per fermare l’emorragia di posti di lavoro appare lenta e non sufficiente per affrontare la drammaticità della situazione. Se a livello europeo la situazione sembra andare verso un lento miglioramento, soprattutto per la situazione di alcuni paesi, fra cui la Germania, in fase di più forte ripresa economica e con un bassissimo tasso di disoccupazione, l’Italia è fra i paesi che più lentamente stanno agganciando la ripresa economica mondiale e che continua a decimare, anziché creare, posti di lavoro.

Si attendono a breve provvedimenti da parte del Governo nazionale per rilanciare i consumi interni e quindi la produzione e per creare nuove opportunità di lavoro soprattutto per i giovani, ma le possibilità di modificare lo status quo saranno comunque limitate dalle manovre in atto per la riduzione del debito pubblico, derivanti dagli impegni europei legati al fiscal compact, che nell’immediato non possono che imprimere effetti negativi sulla domanda aggregata e solo nel lungo medio-termine, se i provvedimenti che si stanno assumendo saranno realmente in grado di promuovere il recupero di efficienza da parte del sistema economico, avere effetti positivi sulla crescita economica e sull’occupazione.

La strategia in atto, legata fondamentalmente all’austerity, sta procurando un ulteriore divaricazione fra la fascia di popolazione più ricca e quella più povera e l’aumento delle disuguaglianze, come hanno messo in evidenza più recenti analisi a livello internazionale, sono a loro volta fonte di rallentamento della crescita economica e della creazione di nuovi posti di lavoro. Una strategia che non sappia incorporare la capacità di incidere strutturalmente sulla crescita delle disuguaglianze fra i più ricchi e i più poveri e quindi sia timorosa di intaccare la ricchezza dei più ricchi non ha molte possibilità di successo.

In questo contesto italiano, che sembra lasciare poche speranze per un reale cambiamento della situazione economica e sociale, cosa si sta facendo in Puglia e, in particolare, nella BAT?

Il Governo regionale aveva lanciato due anni fa il suo Piano del Lavoro, una rielaborazione, in senso anticongiunturale,  delle azioni già finanziate con i fondi europei, quindi un Piano senza risorse finanziarie aggiuntive, che allo stato non sembra essere stato in grado di fermare la perdita di posti di lavoro (pari a oltre 81 mila unità nel solo 2013) e la lievitazione del tasso di disoccupazione sino a sfiorare il 20%.

Altrettanto dicasi del territorio della BAT, che allo stato non pare esprimere nessuna strategia di contrasto, con i pur limitati strumenti a disposizione dei soggetti pubblici locali. Nella tavola rotonda organizzata dalla CGIL BAT a Barletta il 4 marzo scorso lanciai l’idea di un gruppo di lavoro in grado di mettere insieme le istituzioni locali, le rappresentanze delle imprese e i sindacati per monitorare le possibilità di accelerare progetti delle istituzioni pubbliche locali in grado di creare nuova occupazione. Emerse una unanimità di vedute su questa proposta, ma non risulta che sia stata avviata qualche iniziativa di rilievo in tale direzione. Spero si avvii qualcosa in tempi veramente rapidi.

Rilevante potrebbe essere, per il medio-lungo periodo, l’iniziativa che la Provincia Barletta-Andria-Trani sta assumendo per far decollare, insieme alle altre istituzioni locali e alle rappresentanze imprenditoriali e sindacali, una Strategia BAT 2020, in grado di far emergere dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, adottato a febbraio scorso, una serie di progetti strategici territoriali, in grado di attivare iniziative di sviluppo del territorio con i fondi della nuova programmazione europea 2014-2020.

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