Sale: dosi raccomandate per il consumo, suggerimenti e curiosità

barlettanews-sale

Sensibilizzare i consumatori, le industrie alimentari e le istituzioni. Questa la finalità della Settimana mondiale per la riduzione del consumo alimentare di sale, che avrà avvio il 12 marzo.

Trattasi di evento promosso dalla World Action on Salt & Health (WASH), associazione con partner in 100 Paesi dei diversi continenti, istituita nel 2005 per migliorare la salute delle popolazioni, attraverso la graduale riduzione dell’introito di sodio.

Analizziamo quali sono i valori raccomandati, quali quelli riscontrati nella popolazione, i danni connessi ad un utilizzo eccessivo di sale e quali le strategie adottabili da parte dei consumatori nonché i comportamenti a cui sono tenute le industrie alimentari e le istituzioni.

Qual è il consumo massimo raccomandato? Quale quello effettivo?

Il valore massimo raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è di 5 grammi al giorno.

Il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del Ministero della Salute ha raccolto informazioni sul consumo di sale da parte dei cittadini italiani di ogni età, attraverso la misurazione dell’escrezione urinaria di sodio rilevata dalla raccolta delle urine nelle 24 ore.

Ad essere analizzati sono stati gli adulti di età compresa tra i 35 e i 79 anni, i soggetti affetti da ipertensione arteriosa e i bambini e ragazzi di età compresa tra i 6 e i 18 anni.

Dai dati raccolti è emerso che il consumo medio giornaliero di sale è superiore negli uomini a 10 grammi e 8 grammi nelle donne, sia relativamente agli adulti che agli ipertesi.

Superati i valori massimi anche per quanto concerne i bambini e ragazzi ed infatti sono stati riscontrati 7,4 grammi di sale al giorno tra i ragazzi e 6,7 grammi tra le ragazze.

A quale età è consigliabile ridurre il consumo di sale?

E’ erroneamente diffusa l’opinione che una particolare attenzione al consumo di sale debba essere riservata solo in età adulta.

E’ invece fondamentale ridurre l’introito dello stesso sin dall’infanzia onde evitare patologie varie, con conseguente miglioramento dell’aspettativa di vita.

Quali sono le conseguenze di un eccessivo apporto?

Un consumo eccessivo di sale determina un aumento della pressione arteriosa, con conseguente aumento del rischio di insorgenza di gravi patologie cardio-cerebrovascolari correlate all’ipertensione arteriosa, quali infarto del miocardio e ictus cerebrale. L’introito di sale, inoltre, è stato associato ad altre malattie cronico-degenerative, quali tumori dell’apparato dirigente, in particolare quelli dello stomaco, osteoporosi e malattie renali.

A tanto si aggiunga che uno studio condotto dall’Università di Toronto, su oltre 1000 persone, uomini e donne tra i 67 e gli 84 anni di età, ha appurato che le persone anziane, che hanno diete ricche di sale e fanno poco esercizio fisico, subiscono un declino mentale più rapido rispetto a quelle che sono più attente nel dosare il condimento.

I suggerimenti per ridurre il consumo

Wash suggerisce cinque azioni da intraprendere per “centrare” l’obiettivo ovvero contenere il consumo nei 5 grammi al giorno (valore massimo raccomandato dall’OMS)

  • Scolare e sciacquare verdure e fagioli in scatola.
  • Diminuire gradualmente l’aggiunta ai piatti preferiti di modo che il palato possa adattarsi al nuovo gusto.
  • Usare spezie, erbe, aglio e limone per aggiungere sapore ai piatti.
  • Tenere sale e salse lontano dalla tavola.
  • Controllare le etichette dei prodotti alimentari prima di acquistarli onde poter scegliere quelli a minor contenuto di sale.

La riduzione del  consumo dipende solo dalle nostre scelte?

Occorre considerare che il nostro impegno da consumatori influisce solo in parte (36%) sul consumo quotidiano di sale atteso che la gran parte di quello assunto (64%) proviene dai prodotti alimentari presenti sul mercato (pane, formaggi, salumi…).

Ne consegue che al nostro impegno deve necessariamente affiancarsi quello dell’industria alimentare affinché riduca il sale nei prodotti trasformati.

Quale dev’essere l’impegno delle istituzioni?

Le Istituzioni hanno il dovere di intervenire attivamente affinché possa raggiungersi l’ambizioso obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di ridurre del 30% l’introito di sale entro il 2025.

A queste è dunque assegnato il compito di coinvolgere l’industria alimentare, incoraggiandola  a ridurre il cloruro di sodio nei prodotti trasformati.

Importante è altresì favorire la formazione degli operatori del settore alimentare, a partire dagli Istituti alberghieri e dai centri di formazione professionale.

Doveroso risulta essere anche l’impegno diretto a favorire la conoscenza e la comprensione dell’etichettatura nutrizionale sui prodotti alimentari, consentendo ai consumatori di fare scelte informate e consapevoli.

Alla luce di quanto esposto, ci auguriamo che questa settimana possa realmente sensibilizzare ognuno di noi e vederci protagonisti delle scelte della nostra salute, sotto la guida di un Governo che non può ignorare i rischi correlati a un’elevata assunzione di sale.

Commenta questo articolo

CONDIVIDI
Articolo precedenteCalabrese: “Destagionalizzare il turismo a Barletta è possibile”
Articolo successivo
Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here