Consigliere Bruno: “Riconoscere le unioni civili è un atto necessario di civiltà e solidarietà”

A seguito del’avvenuta regolamentazione e istituzione del Registro delle Unioni Civili, che non pochi commenti, positivi e negativi, ha suscitato, giunge il comunicato stampa del consigliere comunale Cosimo Bruno che, dopo aver ricordato la particolare importanza di questa iniziativa, invita la cittadinanza a partecipare al primo confronto pubblico sull’argomento.

“L’Italia è diventata una delle società a più bassa “densità” di famiglia del mondo. La famiglia italiana si assottiglia, si spezzetta, si infragilisce.  Ed è condivisibile la preoccupazione di non indebolire ulteriormente l’istituto familiare. Non c’è dubbio infatti che la famiglia sia il luogo in cui si apprendono i valori della solidarietà, della responsabilità, del limite, del dono.

Nello stesso tempo però come si fa a non prendere atto della straordinaria proliferazione delle forme di convivenza intervenuta nel nostro, come negli altri paesi negli ultimi decenni? E come si può pensare che lo Stato possa continuare a ignorare una situazione in cui taluni diritti, in particolare quelli dei soggetti più deboli, rischiano di non essere garantiti?

Ciò significa dunque impegnarsi per prevedere un riconoscimento delle unioni civili attraverso i registri delle unioni civili la cui funzione essenziale è quella di darne visibilità, confermandone la loro dignità e importanza sociale, nell’alveo della costituzione. Il Registro, inoltre, serve anche a dare una data certa all’inizio della unione.

Ma cosa sono le unioni civili? Sono quelle forme di convivenza fra due persone, legate da vincoli affettivi ed economici, che non accedono all’istituto giuridico del matrimonio, o che sono impossibilitate a contrarlo, alle quali gli ordinamenti giuridici abbiano dato rilevanza o alle quali abbiano riconosciuto uno status giuridico. La classe delle unioni civili comprende un’estrema varietà di regole e modelli di disciplina e possono riguardare sia coppie di diverso sesso sia coppie dello stesso sesso. Oggi esiste un gran numero di provvedimenti legislativi che disciplinano le nuove unioni.

L’Italia non ha attualmente una legislazione effettiva per le unioni civili e quindi si parla di “coppia di fatto” in quanto non riconosciuta giuridicamente. Ciò non significa, tuttavia, che una unione stabile, sia pure “di fatto”, non faccia sorgere in capo ai conviventi diritti e doveri. Il quadro è però frammentario, nel senso che i diritti e doveri non derivano da una normativa unitaria ed omogenea, come nel quadro del matrimonio, ma sono frammentari e soltanto quelli previsti da specifiche leggi.

I primi comuni a dotarsi in Italia di un registro delle unioni civili furono Empoli (nel 1993) e Pisa (nel 1996).

Ad oggi sono circa 150 le città italiane che riconoscono le coppie di fatto, etero ed omosessuali, concedendo loro determinati diritti: accedere ai contributi per l’affitto dell’alloggio, entrare in graduatoria per le assegnazioni delle case popolari ed avere notizie del/la partner ricoverato/a in ospedale. L’ultima città che si è aggiunta in questi giorni è Catania. Queste città italiane, con maggioranze politiche diverse, hanno adottato un regolamento sulle unioni civili, un principio di civiltà riconosciuto in maniera serena dal Parlamento europeo.

Seguendo questo orientamento ci è sembrato giusto impegnarsi affinché anche a Barletta sia prevista l’istituzione del registro delle unioni civili. Fino al 27 marzo c’è stato tempo per far pervenire osservazioni. Adesso è il momento di farne tesoro, confrontarsi e dare seguito a quanto comunicato. Perché alla politica delle parole deve sempre fare seguito la politica dell’agire”.

Mercoledì 2 aprile alle ore 11 presso la Sala Rossa del Castello è previsto il primo confronto pubblico con la Città. 

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