Concorso per Dirigente Scolastico: un ricorso al Tar

A seguito del Dereto del Direttore Generale del Ministero dell’Istruzione del 13 luglio 2011, che decretava il concorso per esami e titoli per la copertura di oltre duemila posti di Dirigente Scolastico, una partecipante non ammessa alla prova orale, in seguito all’accesso agli atti, ha proposto ricorso innanzia al Tar Puglia Bari, che ha deciso con Sentenza numero 01234/2014.

Il ricorso è stato proposto avverso l’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia, Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Commissione Concorso Dirigenti Scolastici, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, per l’annullamento del giudizio di insufficienza espresso dalla Commissione giudicatrice nei confronti delle due prove scritte sostenute dalla ricorrente e delle relative schede di valutazione.

Quali sono stati i motivi del ricorso?La ricorrente, candidata al concorso in oggetto, non superò la prova scritta e non fu ammessa alla prova orale.

Cosa ha deciso il Tar? Il Tar, con Sentenza depositata il 27 ottobre 2014, ha respinto in parte il ricorso, dichiarando la carenza di interesse, poiché, come si legge in narrativa, “le censure sono dirette a dimostrare l’erronea valutazione degli elaborati di altri candidati, ottenuti a seguito di istanza di accesso, come indice sintomatico del non corretto metodo di correzione seguito dalla Commissione; metodo che avrebbe condotto a giudizi erronei anche nei confronti degli elaborati della ricorrente”. Rileva il Tribunale Amministrativo che, essendo i posti disponibili 236 e gli ammessi 228, la ricorrente non può addurre ” che taluni elaborati insufficienti siano stati valutati sopra la sufficienza – poichè – non si configurerebbe in capo alla stessa alcun interesse a far valere le relative censure, restando a suo carico la prova dell’erronea valutazione dei propri elaborati. Ed invero, in virtù del numero residuo di posti disponibili, appare evidente che la sua esclusione dalla prova orale non può essere dipesa direttamente ed in via automatica dall’ammissione di eventuali prove insufficienti. Le svolte argomentazioni potrebbero al più dimostrare l’illegittimità dell’ammissione dei concorrenti considerati determinandone l’esclusione; ma non determinerebbero l’ammissione della ricorrente agli orali, in assenza della prova dell’erroneità della valutazione negativa alla stessa riservata”. Per questo il Tribunale adito, ha ritenuto inammissibili le censure, come visto ” non potendo la ricorrente stessa ricavarne alcuna utilità concreta”.

I precendenti giurisprudenziali: a rincrare la dose dell’inammissibilità del ricorso, si prestano i precedenti giurispruenziali ai quali il Tar si riporta e che senza ombra di dubbio conducono a ritenere “che la valutazione delle prove di esame è espressione dell’ampia discrezionalità tecnica di cui dispone la Commissione nello stabilire l’idoneità tecnica e culturale dei candidati e che il relativo esercizio può essere sindacato soltanto sotto il profilo dell’eccesso di potere per illogicità manifesta o travisamento dei fatti”. ( Tar Puglia Bari, 1186/2013)

Inoltre, viene ribadito che “spetta in via esclusiva alla Commissione la competenza a valutare gli elaborati degli esaminandi (sindacabile dal giudice soltanto qualora ricorra l’ipotesi residuale del macroscopico errore logico) e che al giudice della legittimità è precluso invadere il nucleo più riservato del merito valutativo”. (ex multis Consiglio di Stato sez. IV n. 5504/2006)

Sempre richiamando l’orientamento prevalente in giurisprudenza, il Tar ha fatto notare che “nei concorsi pubblici, i criteri di valutazione delle prove scritte vanno predeterminati prima dell’inizio delle correzioni degli elaborati, in modo da potere assegnare a ciascun tema un punteggio numerico alla luce dei criteri stessi concretandosi la loro funzione in quella di consentire la comprensione dell’iter logico-giuridico seguito dalla commissione nell’assegnazione di un determinato punteggio; e traendone la conclusione che la circostanza che i criteri siano stati definitivamente elaborati dopo le prove scritte, in assenza di deduzioni specifiche addotte in relazione al singolo elaborato, non ossa avere valenza invalidante”. (cfr. C.d.S. Sez. VI, sent. 11 luglio 2013 n. 3747)

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