Come osservare i disturbi specifici dell’apprendimento con nuovi occhi

Si è svolto alla sala rossa del castello svevo di Barletta, l’incontro organizzato dallo studio di psicologia Il Faro riguardante i disturbi specifici dell’apprendimento, ossia i DSA, che colpiscono sempre più bambini e ragazzi. L’incontro, a cui hanno partecipato le dottoresse dell’equipe il Faro e il consigliere regionale Filippo Caracciolo, ha evidenziato i numeri, le caratteristiche e le possibili attività d’intervento su questi disturbi ormai sempre più comuni.
Ben il 4% delle persone soffre di DSA – spiega la dott.ssa Lucia Susca, psicologa esperta in disturbi dell’età evolutiva. Si parla di disturbi poiché hanno basi di natura neuro biologica, e non sociale o relazionale, come si pensava in passato. Ogni bambino affetto da un disturbo specifico dell’apprendimento è predisposto in maniera biologica a questo tipo di iniziale difficoltà.
“Nel caso della dislessia, ad esempio, bisogna chiarire che non si diventa dislessici, ma ci si nasce. Questo finalmente de colpevolizza – e non poco – i genitori e gli insegnanti. La base biologica del disturbo è dimostrata statisticamente dal numero di familiari dei bambini con affini problematiche nell’apprendimento: ben il 58% ha familiari con dsa”, sottolinea la dott.ssa Susca.
Un altro aspetto rivalutato rispetto al passato, è la considerazione di questo tipo di disturbi: non sono più considerati delle malattie, perciò non c’è da rintracciare nessuna possibile guarigione. Tutti i bambini con DSA, sono bambini intellettualmente, emotivamente e socialmente uguali ai loro compagni a scuola. Ciò che cambia è solo la maniera di apprendere, che correttamente supportata non resta una barriera.
Vari sono i disturbi di cui parliamo, dalla dislessia appunto (che interessa l’area della lettura) alla discalculia ossia il disturbo specifico delle abilità aritmetiche, ai disturbi legati alla scrittura (disgrafia). A questo si riferisce il termine specifico, legato ad un quadro complessivo indenne, che non presenta nessun tipo di differenza.
“Il riconoscimento di piccole avvisaglie può portare al più grande passo in casi di DSA: l’identificazione precoce del disturbo. Già dalla prima elementare, ma a volte anche negli anni precedenti, ci sono piccole “spie” che è possibile controllare. Da qui in poi deve partire l’intervento riabilitativo basato su una rete che si deve creare attorno al bimbo, la famiglia, la scuola, il servizio specialistico e il bimbo stesso. Bisogna collaborare insieme! Un intervento efficace è quell’intervento che fa percepire fin da subito un chiaro cambiamento dall’inizio del trattamento, che deve essere appunto precoce, intensivo e specifico, e che porta nel 75% dei casi un effettivo miglioramento”, chiarisce la dott.ssa Germano.
“Nella scuola tutto questo deve essere tenuto a mente. Devono esserci dei docenti in grado di affrontare i DSA – afferma la professoressa e referente DSA dell’istituto Garrone, Federica Rizzo – poiché è davvero importante osservare e imparare da ogni bambino/ragazzo con disturbo specifico dell’apprendimento, perché è proprio da loro che parte la prima conoscenza di un possibile intervento. È imparando a conoscerli che si capisce quanto sia utile per tutti, non solo per i loro, una migliore organizzazione del lavoro che deve essere necessariamente impostato su planning e mappe concettuali, ossia una risorsa valida per tutti gli alunni su cui purtroppo si punta ancora troppo poco”.
Rendere un bambino con DSA autonomo e uguale agli altri è possibile in un ottica diversa da quella del passato, puntando sempre su un’osservazione e un ascolto più approfondito per garantire una migliore presa in carico del problema ed una risposta più adatta ai bisogni di ciascun individuo.

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