Collettivo Exit: “Si da il via libera a San Procopio per farla diventare la discarica del territorio”

Ci avevamo sperato poco e alla fine ci avevamo visto giusto. Uno dei tanti tasselli che fanno parte del quadro di crisi ambientale di questa città sta prendendo il proprio posto definitivo. Ci riferiamo alla questione relativa al rinnovo dell’autorizzazione della discarica per rifiuti speciali situata in località San Procopio. Da mesi denunciamo la pericolosità di autorizzare una discarica che si trova non solo nei pressi di una vecchia mai bonificata, ma a pochi chilometri da Montaltino e da Parco degli Ulivi. Una discarica che non avrebbe mai dovuto ricevere alcuna autorizzazione, ma le cui criticità non hanno mai realmente prodotto una qualche azione concreta da parte di una classe politica che sulla gestione dei rifiuti arranca pericolosamente. Lo striscione e i manifesti esposti quest’oggi stanno lì a testimoniare che non solo non abbiamo dimenticato la vicenda, ma che siamo costretti ancora una volta a tenere desta l’attenzione su quello che sta succedendo. Nella conferenza dei servizi dello scorso Febbraio, il sindaco Cascella, facendoci quasi emozionare, aveva sconfessato l’allora dirigente Dibari manifestando la sua contrarietà al rinnovo dell’autorizzazione della discarica. Ci aspettavamo, e abbiamo spesso invocato, l’emissione di un’ordinanza che bloccasse il procedimento. A distanza di otto mesi, senza che nel frattempo alcun atto concreto da parte del sindaco si palesasse, una nuova conferenza dei servizi, tenutasi il 21 Ottobre, ha evidenziato come il fronte favorevole alla discarica sia pressoché totale. Di colpo ci ritroviamo in un teatrino paradossale in cui: le osservazioni prodotte dall’amministrazione sulla vicinanza ai centri abitati e alla vecchia discarica spariscono dal dibattito; l’Asl Bat, che generalmente in passato non ha mai partecipato alle conferenze di servizi, rilascia parere favorevole dopo appena un sopralluogo effettuato all’interno del sito, arrivando a riscontrare come unica infrazione, udite udite, la segnaletica per la sicurezza; l’Arpa riesce a fare anche di peggio, rilasciando parere positivo senza però aver effettuato nessun sopralluogo, riservandosi di farlo in un secondo momento (forse magari a procedimento già concluso…). In tutto questo, il sindaco Cascella ha perso la verve dimostrata nell’ultima occasione, trincerandosi dietro l’impossibilità di esprimersi senza il parere della Regione sugli aspetti tecnici e giuridici relativi alle intervenute novità regolamentari, che si stanno facendo attendere da quasi un anno e che dubitiamo arriveranno a breve. In conclusione, nei prossimi mesi rischiamo di ritrovarci il rinnovo dell’autorizzazione con un aumento della potenzialità giornaliera della discarica che passa da 250 a 370t/d, e questo, per i molti enti presenti in conferenza di servizi, pare non essere un problema e non rappresentare una modifica sostanziale all’impianto.
E non sfugge che il rinnovo dell’autorizzazione della discarica di San Procopio possa costituire un atto propedeutico alla possibilità di usare in futuro questo impianto per ospitare rifiuti talquale, vista la scarsità di discariche nel nostro territorio.
Ricordiamo i “bei tempi” in cui da più parti dall’interno dell’amministrazione si levarono timide voci non tanto di dissenso, quanto di tenue preoccupazione in merito a una vicenda all’epoca al centro delle attenzioni.
Anzi, molti manifestarono preoccupazione per il futuro di Montaltino, a cominciare dai consiglieri regionali del Partito Democratico, visto che la Provincia Bat lo aveva candidato al sistema nazionale “borghi autentici d’Italia”.
Forse il presidente della provincia Spina e il Sindaco di Barletta dovrebbero spiegare come si fa a conciliare un borgo antico con il suo patrimonio artistico, culturale e sociale, con la presenza di una mega discarica.
La serietà di queste voci si può ben valutare sul ritrovato atteggiamento di una classe politica che, parafrasando, “ha imparato a non preoccuparsi e ad amare la discarica”, lasciando, come al solito, la cittadinanza a sopportare il futuro peso ambientale e sanitario di tutta la faccenda, e tutelando gli interessi di chi sullo smaltimento dei rifiuti ricava lauti profitti.

A cura di Francesco Caputo – Collettivo Exit

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