Cittadella della musica concentrazionaria: intervista al progettista Dibitonto

barlettanews - intervista musica concentrazionaria

“O fai di tutto per vivere o fai di tutto per morire”. È questa la fatidica frase che Andy Dufresne, dopo due mesi in cella d’isolamento nella prigione di Shawshank, pronuncia al suo amico Ellis Boyd ‘Red’ Redding nel mitico film The Shawshank Redemption (conosciuto in Italia con il titolo “Le ali della libertà”). Restituire voce e dignità ai musicisti deportati e uccisi nei lager è il sogno che si realizzerà a Barletta: entro il 2020 sorgerà la Cittadella della Musica Concentrazionaria. Un progetto che rappresenta il compimento del faticoso, certosino e appassionato impegno del musicologo e pianista Francesco Lotoro – docente di pianoforte presso il Conservatorio “U. Giordano” di Foggia – che a sue spese,  con caparbietà, ha saputo persuadere gli scettici tra gli addetti ai lavori compiendo un vero e proprio miracolo: restituire all’Umanità, restaurate e digitalizzate, circa 8.000 opere sparse in tutto il mondo. Una raccolta di composizioni musicali nate nei campi di sterminio della Seconda Guerra Mondiale e scritte su sacchi di juta, ritagli di stoffa, carta igienica nonché altri supporti di fortuna.

La musica – che sosteneva lo spirito laddove il fisico cedeva pesantemente a causa del lavoro disumano e delle punizioni esemplari inflitte – era tutto quello che restava ai numerosi musicisti deportati. Ed è tutto ciò che ci resta di loro. Scrivere musica era l’unico modo per  conservare la propria identità in un momento in cui qualsiasi altra forma di arte avrebbe costituito inevitabilmente causa di persecuzione senza alcuna possibilità di salvezza.

Il progetto – presentato al comune di Barletta, a seguito di un avviso pubblico risalente al 29.7.2017- è stato elaborato dall’architetto Nicolangelo Dibitonto che la redazione di Barletta News ha intervistato.

Arch. Dibitonto, grazie per averci concesso questo incontro. Entriamo subito nel vivo della nostra chiacchierata. Numerosi sono stati gli anni trascorsi con in testa un sogno soltanto: dare vita alla Cittadella della Musica Concentrazionaria. Tra annose ricerche, faticose sperimentazioni e infine progettazioni,  ci racconti come si è giunti finalmente a tagliare questo ambizioso traguardo?

Il progetto Cittadella era in essere da diverso tempo ma ha cominciato a prendere forma quando è stata individuata la sede ritenuta idonea alla sua realizzazione: l’area dell’ex distilleria che si presta in maniera egregia ad accoglierlo come contenitore culturale e polo museale.

Ricordo che trattasi di un progetto per il quale la Giunta ha espresso parere favorevole candidandolo a finanziamento ministeriale. Premesso ciò, aggiungo che ho accolto l’invito del maestro Lotoro accentando di affiancarlo in questo progetto così ambizioso poiché mi sono sentito “ investito”dalla stessa carica che più di trent’anni fa investì il Maestro Lotoro e che oggi mi fa pensare che il suo sogno trentennale possa finalmente realizzarsi.

Da quel momento il progetto Cittadella è diventato anche la mia missione, non solo per abbracciare lo stesso sogno dell’amico Francesco ma anche per la consapevolezza che quei manoscritti, così tanto ricercati e ancor più delicati in quanto scritti su supporti di fortuna o anche su brandelli di carta, dovevano essere degnamente custoditi.

Lo studio di fattibilità – ossia il progetto preliminare – porta la sua firma. Lei lo ha elaborato su richiesta  della Fondazione Istituto di Letteratura Musicale concentrazionaria di cui Lotoro è presidente. Si tratta di uno tra i progetti più avanzati su aree  industriali dismesse. Di cosa si tratta? Può descriverci nei dettagli il progetto e illustrarci  qualche ostacolo o sfida in cui si è imbattuto nelle fasi che ne hanno preceduto la realizzazione?

Questo progetto verte fondamentalmente sulla riconversione di immobili che ospitavano processi produttivi di notevole importanza. Mentre  in passato la funzione originaria era proteggere gli alambicchi utilizzati per produrre distillati di altissimo livello: punta di diamante della produzione della distilleria di Barletta era il brandy “Cavallino Rosso”; attualmente si intende restaurare, recuperare, ristrutturare e riconvertire questi immobili elevandoli a futuri custodi di eccellenti produzioni musicali. Il riferimento è alla musica scritta tra il 1933 e il 1953 in situazioni di cattività civile e militare ricercata per oltre 30 anni, raccolta e custodita dal maestro: c.d. Musica Concentrazionaria.

Con la realizzazione di questo progetto si intende non soltanto dare una degna collocazione a queste opere e permettere a chiunque nel mondo di conoscerle e apprezzarle ma anche offrire la possibilità a gente comune, studiosi , storici di approfondire la conoscenza di tale patrimonio umano e artistico.

Restaurare, recuperare, ristrutturare e riconvertire forni, macchinari e strutture di notevole importanza presenti all’interno della ex distilleria significa ridare lustro a questo luogo un tempo destinato al lavoro e oggi destinato ad arricchire menti. Ecco perché  nell’elaborazione del progetto sono stati considerati tutti questi aspetti  che sono diventati  colonne portanti dell’intera progettazione.

Dopo una prima fase di studio globale del sito si è notato che questo si prestava egregiamente ad accogliere tutte le cinque divisioni individuate, in maniera distinta tra loro ma contestualmente unita e racchiusa in un’area ben definita che sarà denominata: Cittadella della musica Concentrazionaria.

La cittadella, sorgerà su una superficie totale di circa 8000 mq.- presso l’area dell’ex distilleria di Barletta – e sarà costituita da cinque divisioni: Campus delle Scienze Musicali, Bibliomediateca musicale, Museo dell’Arte Rigenerata,  Teatro Nuovi Cantieri,  Libreria Internazionale del Novecento.

Vuole far conoscere ai nostri lettori cos’è la Musica Concentrazionaria e qual è il segreto del fascino e dell’importanza che rivestono le oltre 4mila partiture che ci sono pervenute dai lager?

Vorrei far avvicinare i lettori a questo delicatissimo tema partendo da alcune dichiarazioni che il maestro Lotoro ha rilasciato e che definiscono in modo esaustivo cosa sia la musica concentrazionaria.

“Concentrazionaria è la produzione musicale – creata in cattività o in condizioni estreme di privazione dei diritti fondamentali dell’uomo:  in Campi di prigionia, transito, lavori forzati, concentramento, sterminio, penitenziari militari – scritta da musicisti di qualsiasi estrazione professionale e artistica, nonché provenienti da qualsiasi contesto nazionale, sociale, religioso e che siano stati discriminati, perseguitati, imprigionati, deportati, uccisi o sopravvissuti.

La musica concentrazionaria nasce nell’arco di un ventennio tragico e inquietante per l’Umanità, dal 1933 (anno di apertura del Lager di Dachau) al 1953 (morte del dittatore sovietico Josif Stalin): periodo durante il quale intere generazioni di intellettuali, artisti e musicisti persero la vita per le più diverse motivazioni discriminatorie o sopravvissero a drammatiche situazioni umanitarie. Possiamo considerare questa produzione di spartiti, un autentico Patrimonio dell’Umanità, una delle più importanti eredità della Storia universale ricevute dalla fenomenologia deportatoria”.

Da queste descrizioni si potrebbe pensare che trattasi solo di musica scritta in Campi di concentramento senza identificarne appieno il valore. 

È nota a tutti  la musica scritta dagli ebrei nei Campi di Auschwitz, Dachau, Theresienstadt ma non vanno dimenticate le opere scritte anche da musicisti di tutti i gruppi sociali, religiosi e nazionali nonché dai militari in guerra.

La musica concentrazionaria è quella scritta dall’uomo in cattività, a prescindere: si pensi alla musica Blues che nacque nel sec. XIX nei Cotton Belt, piantagioni di cotone nel profondo Sud degli Stati Uniti d’America.

Quindi per Musica concentrazionaria si intende tutta quella creata da maestri che, attraversando periodi bui della propria esistenza, hanno inteso alleviare alleviare le proprie sofferenze e quelle dei compagni di deportazione: personalità che con il proprio genio e il proprio estro hanno creato quelle opere che rivivranno nella Bibliomediateca e nel Museo della Cittadella.

Decidere di riportare in auge questa musica è diventata una ineludibile missione non solo per il Maestro Lotoro ma per quanti, ogni giorno, si avvicinano a questo mondo e ne percepiscono l’importanza.

Un progetto patrocinato dalla Regione Puglia, dalla Provincia BAT, dal comune di Barletta, dall’Università degli studi di Bari A. Moro, dal Conservatorio di Musica Umberto Giordano Resonance, dal Touring Club Italiano e dall’Unione Comunità Ebraiche Italiane (UCEI). A quali risorse economiche si attingerà per portarlo a termine?

Il progetto della Cittadella, inserito tra i progetti che rientreranno nel Piano strategico della Puglia tra i Grandi Attrattori -e per cui verrà stanziato l’importo massimo finanziabile di 5 milioni euro-, godrà di un finanziamento da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri di circa 4 milioni e 900 mila euro, essendosi piazzato 12esimo nella graduatoria nazionale.

Nell’agosto 2016 la Fondazione Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria – costituitasi nel 2014 con sede legale in Barletta alla via V. Marone – ha partecipato con il progetto preliminare della Cittadella al bando per la presentazione di proposte di intervento da attuare nell’ambito del Programma Straordinario per la Riqualificazione Urbana e la Sicurezza delle Periferie delle Città metropolitane nonchè dei comuni capoluogo di provincia ed è stato ritenuto valido e pienamente conforme alle richieste del bando dall’Ufficio Tecnico comunale.

Un bando a scala nazionale e con 120 progetti candidati. Soltanto i primi 24 hanno goduto  di finanziamenti immediati e  il progetto Cittadella si è classificata in 12esima posizione: un risultato più che soddisfacente se si considera che ci hanno preceduto soltanto i progetti di grandi città quali Firenze (città metropolitana), Torino, Bari e che Barletta è arrivata un gradino su rispetto alle proposte della città di Milano.

Un progetto unico nel suo genere e che godrà di risorse finanziarie sia pubbliche che private: con le prime si è assicurata copertura parziale dell’intero importo necessario a coprire solo una parte della totalità delle risorse stanziate per la realizzazione della Cittadella. Pertanto, si è reso necessario per la Fondazione avviare trattative con i privati.

In che modo lei come professionista ha tratto beneficio da questo progetto?

Non si può realmente parlare di beneficio: un progetto del genere non ti offre realmente ciò; si può invece parlare di un insieme di sensazioni difficili da espimere soprattutto per un architetto abituato a esporre i propri pensieri e le rappresentazioni con la matita.

La cosa bella che un progetto del genere offre è una gratificazione morale soprattutto perché, quando sei al tavolo da disegno e cominci a fare qualcosa, ti rendi conto che stai facendo qualcosa di importante per l’Umanità, per la Storia e per le future generazioni.

Qui non è in gioco la costruzione di “palazzine” o del solito museo nè della solita biblioteca. Come dice  il maestro Lotoro:” Stiamo riparando un colossale squarcio del vascello chiamato Storia”.

Nella Cittadella saranno raccolte opere uniche al mondo, ricche di storia e bellezza; ciò è enormemente appagante sotto tutti i punti di vista.

Dal punto di vista prettamente personale, progettare la Cittadella della Musica Concentrazionaria nell’area della ex Distilleria – patrimonio industriale di grande fattura e argomento oggetto della mia tesi di laurea – mi ha reso molto orgoglioso.

Aver fugato il pericolo che – a causa dello stato di degrado e abbandono che ha interessato l’area dell’ex distilleria nel corso degli anni – potesse essere demolita, è motivo di grande soddisfazione per il sottoscritto: vedere oggi il progetto prendere forma e diventare sempre più concreto mi inebria.

Come progettista, il beneficio maggiore è indubbiamente la soddisfazione nel riscontrare pareri positivi quando si parla di questo progetto. Infatti, con il maestro Lotoro abbiamo avuto la possibilità di presentare il progetto Cittadella all’Ambasciata dello Stato di Israele, alla Sovrintendenza di Bari, al Sindaco di Barletta, agli assessori della nostra giunta Comunale; a completamento di questo iter fantastico, a tutta la cittadinanza con la conferenza stampa del 17 settembre presso il Palazzo della Marra.

La riqualificazione di una parte del patrimonio barlettano- nella fattispecie l’ex distilleria- grazie alla passione e alla professionalità di due illustri concittadini- il Maestro Francesco Lotoro e lei architetto Dibitonto- avrà l’opportunità di  essere valorizzata offrendo alla nostra città la possibilità di candidarsi a capitale europea della cultura. Quando i visitatori potranno ammirare” la Cittadella che verrà”  in tutto il suo splendore?

Con la nascita della Cittadella, Barletta diverrà fulcro della cultura internazionale e meriterebbe la candidatura a Capitale Europea della Cultura. Probabilmente è un sogno ambizioso. Ma è proprio credendoci che oggi abbiamo raggiunto questo primo importante traguardo. Sia lo studio di fattibilità che il progetto definitivo sono stati consegnati agli Enti interessati e approvati; l’ultimo step è la redazione e approvazione del progetto esecutivo. Come già anticipato, l’obiettivo è di iniziare i lavori quest’anno e di tagliare il nastro entro l’anno 2020.

A giorni andrà in onda una puntata speciale di “Sereno Variabile” : popolare format turistico della RAI che omaggerà I Capoluoghi della BAT, soffermandosi  a “ far visita” anche all’area delle’ex distilleria presso la quale- a partire dal mese di aprile- dovrebbero prendere il via i lavori per la realizzazione della c.d. Cittadella della Musica Concentrazionaria.

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Patrizia Corvasce

Patrizia Corvasce, classe ’72.
Maturità classica. Giornalista pubblicista iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Puglia dal 1° febbraio 2016. Appassionata di diritto, teatro e politica. Già consigliere comunale. Attualmente collabora con la testata giornalistica telematica Barletta News occupandosi prevalentemente di approfondimento politico. Crede che la libertà di stampa dipenda soprattutto dalla volontà di fare informazione libera.

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