Cinema e anarchia. Il problema sociologico nella finzione filmica

Quando nel lontano 1922 il genio registico di Fritz Lang porta in scena “Il dottor Mabuse”, lo fa con chiaro intento provocatorio. La sua è una spietata analisi di una deriva morale. Il mondo in cui Mabuse si muove è figlio dell’incertezza politica, di un’apocalisse del senso civico, in cui la bussola della moralità è inutile quanto anacronistica. Si parla spesso di grande cinema quand’esso attinge a piene mani dal tessuto e dagli eventi sociali. E non potrebbe essere altrimenti, sia che lo si faccia con un tocco volutamente espressionista, come quello del leggendario cineasta austriaco, sia che ci si abbandoni all’impressione, all’impatto filmico più puro, nel tentativo di legare in sé avvenimento e rappresentazione scenica. Perché il cinema è materia viva, pulsante.

E’ il genetliaco fulcro delle arti figurative, e insieme può essere la massima espressione del crollo di un mito (l’impero degli Asburgo, nel caso della produzione di Lang). D’inspirazione è l’instabilità della Repubblica di Weimar , che è al tempo stesso specchio della profonda crisi economica del primo dopoguerra. Il “Mostro” vorace della politica economica, dell’assenza dello statalismo, e il Mostro dell’animo umano, primordialmente predisposto a muoversi a proprio agio nella deriva di un ritorno allo stato di natura, a quell’ “Homo homini lupus” teorizzato dalla filosofia moderna. Ed ecco dunque che un simile contesto diviene terreno fertile per anime nere come quella di Mabuse, abile come pochi altri, diabolico come nessuno, sobillatore straordinario e mente perversa. L’anarchia diviene quindi corsia preferenziale, ambiente ideale per lo sviluppo di personalità deviate perché votate all’estremizzazione individualistica, perché forma “informe” dell’organizzazione politica (teoria sviluppata anche dal premio nobel per la letteratura William Golding in “Il signore delle mosche” ).

A distanza di novant’anni, James DeMonaco firma, nel 2013, The Purge (in Italia “La notte del giudizio”) e nel 2014 The Purge-Anarchy (“Anarchia, la notte del giudizio” nelle nostre sale). Nel mondo creato da DeMonaco il governo statunitense statuisce l’istituzione della “Purificazione”, un lasso di tempo di dodici ore, di cadenza annuale, in cui ogni crimine commesso sul suole americano divenga non perseguibile. L’ambientazione dispotica offre un tocco peculiare a questo genere di pellicole, ispirate a una lunga serie di opere cinematografiche e non, tra cui spicca quel “Battle royale” diretto nel 1999 da Kinji Fukasaku, ispirato a sua volta dall’omonimo romanzo di  Takami. E’ peraltro evidente quanto sia forte il debito di alcune di queste opere nei confronti del genere fantascientifico, che si offre sovente ad un ruolo glorificatore, di necessaria complementarietà, per pellicole concepite in una visione semplicistica (è il caso della più recente quadrilogia “Hunger Games”).

“The Purge” è il risultato di una spettacolarizzazione che fagocita la dimensione concettuale, l’ispirazione narrativa. E’ pura tensione drammatica, annullamento e sacrificio di ogni piano metaforico sull’altare del ritmo narrativo. E il confronto con Lang si fa, in questa chiave di lettura, decisamente impietoso. Commetteremmo peraltro un errore imperdonabile se ci riferissimo al regista austriaco come ad un luminare intellettualoide, come ad un filosofo della cinepresa. Nulla di più sbagliato. Parliamo infatti dello stesso regista de “I Nibelunghi” e del colossal “Metropolis” (1927). Un autore dunque abituato a maneggiare budget molto importanti, ma che non ha mai disdegnato un approccio sociologico, riuscendo a celare una personale visione sulla condizione umana in una rappresentazione favoleggiante.

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Michele Lasala
Michele Lasala è nato a Barletta l'11/6/1989. Ha conseguito la maturità scientifica nel 2010. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, indirizzo d'impresa, é giornalista pubblicista dal 2016. Amante della lingua inglese, ha svolto un corso di Business English e possiede certificato Cambridge di livello B2. Nel 2016 consegue l'attestato Google: Eccellenze in digitale. Appassionato di Cinema e Poesia e scrittore a tempo perso, ha ricoperto il ruolo di responsabile della comunicazione presso NIDOnet e ne é attualmente addetto all'ufficio stampa. Dal Gennaio 2014 é redattore di cultura e spettacolo presso la testata telematica Barletta News.

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