Catherine Deneuve contro l’eccessivo femminismo, giusto o sbagliato?

CANNES, FRANCE - MAY 21: Catherine Deneuve attends the Women in Motion Awards Dinner at the 70th Cannes Film Festival at Place de la Castre on May 21, 2017 in Cannes, France. (Photo by Matthias Nareyek/Getty Images for Kering)

Nelle ultime ore ha fatto scandalo la lettera scritta da cento donne e pubblicata su “Le Monde”, fra le quali Catherine Deneuve a cui l’iniziativa è stata in un certo senso associata essendo probabilmente, tra le cento firmatarie, la più famosa a livello mondiale. Le dichiarazioni contenute nella lettera, le quali condannano il femminismo eccessivo fine a sé stesso e promuovono una sessualità più libera anche come reazione alle conseguenze provocate dal “caso Weinstein”, sono controcorrente e con molta probabilità chi le ha scritte era consapevole del fatto che avrebbero sollevato un mare di polemiche. Quanto detto parte da un principio che non è sbagliato, ma che detto in una società in cui la donna è tutelata ad ogni costo e con una terminologia a volte soggetta a fraintendimento ha prodotto un risultato esplosivo. Ma andiamo con ordine, prendendo in esame alcune delle dichiarazioni salienti.

“Difendiamo la libertà di importunarci”

Il principio da cui parte questa dichiarazione è quello di difendere la caratteristica che contraddistingue l’uomo o il maschio animale in generale che è da sempre quella di “provarci” o “rimorchiare”. In questo non c’è niente di male, ma sono le modalità che fanno la differenza. Utilizzare il termine “importunare” è stata una pessima scelta perché sottolinea un qualcosa di non opportuno, di fastidioso e quasi invadente. Non si può negare all’uomo il diritto di provarci, ma si può pretendere che questo sia fatto nel rispetto dell’altra persona. Difendere la libertà di un uomo di importunare una donna ha un suono spiacevole. Difendiamo piuttosto la sua libertà di provarci, nei modi giusti e senza cattive intenzioni.

“Lo stupro è un crimine. Ma tentare di sedurre qualcuno, anche in maniera insistente o maldestra, non è un reato, né la galanteria è un’aggressione del maschio”

Lo stupro è un crimine e su questo sono tutti d’accordo. Sedurre qualcuno non lo è, nemmeno in maniera maldestra. Non lo è nemmeno fare un rispettoso tentativo per poi magari scoprire che dall’altra parte non c’è lo stesso interesse. Ma anche farlo in maniera “insistente” non lo è? Se la controparte manifesta di non ricambiare un interesse che è stato palesato dall’uomo, ha il diritto di non gradire e di non voler più ricevere attenzioni di una certa tipologia dalla stessa persona e di conseguenza di sentirsi a disagio. La galanteria non è un’aggressione, ma magari tutti gli uomini ci provassero con galanteria! Si suol dire che i gentiluomini oggi non esistono più: è più facile ricevere un commento volgare che un baciamano.

“Questa febbre di inviare i ‘maiali’ al macello, lungi dall’aiutare le donne a rafforzarsi, serve in realtà gli interessi dei nemici della libertà sessuale, degli estremisti religiosi, dei peggiori reazionari e di quelli che credono che le donne siano esseri umani a parte, bambini con il volto adulto, che pretendono di essere protette”

La tematica è delicata, è evidente. In molti sostengono questa tesi, ma in pochi hanno il coraggio di dirlo: tutelare la donna è giusto, ma non in maniera eccessiva e ad ogni costo. In una società in cui l’uomo è sempre carnefice e la donna è sempre vittima, la donna non si fortificherà, ma al contrario non riconoscerà mai i suoi errori crociolandosi nel fatto che alla fine si ritroverà sempre sul carro dei vincitori. Di questa situazione c’è sicuramente qualcuno che ne approfitta, come nella storia da sempre accade, ma non si può certo dire che siamo tornati alla demonizzazione del sesso come nel Medioevo, cosa che da questa dichiarazione appare.

 “Siamo abbastanza mature per ammettere che la pulsione sessuale è per sua natura offensiva e selvaggia, ma siamo anche sufficientemente accorte per non confondere il corteggiamento maldestro con l’aggressione sessuale”

La pulsione sessuale sarà anche di per sé offensiva e selvaggia, ma è anche vero che gli esseri umani sono stati dotati di ragione. Confondere un corteggiamento maldestro con un’aggressione sessuale non è possibile perché sono due cose che non hanno nulla a che fare l’una con l’altra: la discriminante è l’intenzione. Il corteggiamento, seppur maldestro, è pur sempre un approccio educato e fatto con tatto, con l’intento di “conquistare” una donna e quindi renderla partecipe volontariamente dell’atto amoroso. Un’aggressione ha invece in sé l’intenzione della violenza, prevede già che la controparte non sia consenziente e si difenda.

“La donna, oggi, può vigilare affinché il suo stipendio sia uguale a quello di un uomo, ma non sentirsi traumatizzata per tutta la vita se qualcuno le si struscia contro nella metropolitana”

Il concetto non è sbagliato, ma il modo in cui è stato espresso è biasimevole. Nessuno può permettersi di pesare o giudicare la sensibilità di un altro e se uno “strusciamento” in metropolitana mette a disagio e infastidisce qualcuna più di altre, se qualche donna può sentirsi persino disgustata da un gesto del genere. Perché bisogna anche considerare l’uomo che l’ha fatto e il modo in cui lo ha fatto. Resta comunque vero il fatto che non bisogna sempre estremizzare e saper scindere un approccio “normale” da uno inopportuno, senza condannare a prescindere il fatto che un uomo tenti di “conquistarci”.

 

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Barbara Rita Corvasce
Barbara Corvasce è nata nel 1992. Ha conseguito la maturità socio-psico-pedagogica presso l'IISS "Scipione Staffa" nel 2010 con il massimo dei voti. Attualmente è laureanda in Cultura letteraria dell'età moderna e contemporanea; da Febbraio 2014 collabora come redattrice di cultura e attualità presso la testata telematica Barletta News e ha conseguito il titolo di Giornalista Pubblicista nel Giugno 2016.

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