“A volte ritornano”. È una frase che spesso pronunciamo o ascoltiamo, ma in questi giorni preannuncia un fallimento totale per la città di Barletta e per i suoi cittadini. Il sistema di raccolta porta a porta si è rivelata una sfida troppo difficile per la nuova amministrazione, che in questi primi mesi di mandato non ha saputo far fronte alle gravi mancanze dell’organizzazione, della gestione del calendario e delle operazioni di raccolta differenziata. È notizia di questi giorni, infatti, la reintroduzione per le strade di cassonetti per il conferimento dell’umido, limitatamente al periodo estivo, dicono. Ma la città non è pronta alla reintroduzione di cassonetti comuni, seppur differenziati, non regolati da alcuna chiave o alcuna altra soluzione di controllo e tracciabilità.

Parliamo di una città che non è mai stata, di fatto, educata alla raccolta differenziata, non è abituata ancora al rigore del porta-a-porta, parliamo di una città in cui vige il libero arbitrio sulla differenziazione dei materiali e sul loro conferimento. Abbiamo assistito a scene di totale degrado urbano, con il servizio di raccolta differenziata che spesso non si è rivelato abbastanza efficiente, e questo è senza dubbio un grosso problema di responsabilità di chi gestisce il servizio e del Comune. Accanto a questo bisogna anche dire che i cittadini si sono resi complici di questo degrado, per tante e svariate ragioni che vanno dalla mancata informazione, alla cattiva educazione alla più semplice mancanza del senso di “bene comune”.

Il metodo del porta a porta è universalmente riconosciuto come il più efficace per raggiungere alte vette di raccolta differenziata e i più elevati vantaggi per tutti: vantaggio di tipo economico perché  il comune potrà risparmiare sui costi di smaltimento dei rifiuti. Meno rifiuti indifferenziati si portano in discarica, meno si paga per il loro smaltimento. Non solo, più è alta la percentuale di differenziata, più bassa è la tariffa che le nostre famiglie pagano per lo smaltimento dei rifiuti. Nonché vantaggi in termini di decoro urbano, benessere, salute e tutela dell’ambiente. Se si vuole questo, non si può pensare di tornare alla raccolta, seppur differenziata, dei rifiuti tramite cassonetti. È evidente che l’utilizzo dei cassonetti rende più ibrida la raccolta differenziata, abbassandone anche la qualità in vista della fase del riciclaggio, che è il terzo obiettivo della gerarchia di raccolta dettata dall’Unione Europea (Riduzione, Raccolta Differenziata e Riciclaggio). E la raccolta per cassonetti non evita la dispersione degli stessi sacchetti, magari collocati dai cittadini fuori dai bidoni come succedeva con i vecchi bidoni verdi o succede ancora con le campane del vetro.

La reintroduzione dei cassonetti comuni non è la via, soprattutto alla luce di quella promessa, un po’ stiracchiata, da parte del primo cittadino, di riprendere la strada della tariffazione puntuale e avviare finalmente il percorso indicato dalla Strategia Rifiuti Zero, come da delibera di iniziativa popolare approvata in consiglio e che impegna il Comune in tal senso. Questo ritorno al “vecchio stile” non lascia alcuna speranza e di certo non è garante della riorganizzazione del sistema di raccolta rifiuti in città; ci lascia allo sbando. Questo per dire che il problema è la qualità e l’efficienza della raccolta. Se vi sono disservizi, se vi sono carenze, li si affronti insieme all’azienda di servizio di raccolta e ai cittadini e si migliori, si ragioni su soluzioni diverse. Sia l’Europa che l’Italia ci possono indicare diverse soluzioni virtuose pensate sul lungo periodo, dalle eco-station tecnologiche, alle isole ecologiche intelligenti regolate da chiavi di accesso o tesserini personali che permettono il controllo e la sicurezza,  fino alla più banale revisione del calendario estivo dei giorni di conferimento e raccolta della sezione organica. Quest’ultima ci appare la soluzione che ristabilisce nell’immediato l’ordine nel conferimento e raccolta, per far fronte all’effettivo disagio che si ha con i rifiuti organici in estate, con un minimo investimento e un massimo risultato: aumentare i giorni  e gli orari di raccolta della porzione organica, passando dai 3 giorni previsti attualmente, alla raccolta quotidiana. Spesso la soluzione più semplice è quella più funzionale: se l’azienda prevede una raccolta in bidoni comuni nel fine settimana, perché non integrarla nel servizio porta-a-porta già esistente? Non capiamo la necessità di installare bidoni comuni con un calendario confuso. Non vogliamo immaginare neanche cosa potrà accadere nelle strade con gli odori e le decomposizioni negli orari più caldi.

La creatività in campo di ecologia apre tante porte che aiutano le aziende, i comuni e soprattutto agevolano i cittadini, ma un ritorno al “vecchio stile” è diseducativo e preoccupante per la gestione e promozione del bene comune.

Inoltre, pensando in termini più economici, ci chiediamo se questa soluzione porterà ad un ricalcolo dei costi in bolletta per i cittadini. Certo, il comunicato ci parla di un periodo limitato di servizio, o disservizio, ma conosciamo gli andamenti delle abitudini e togliere i bidoni a settembre riporterà il caos per le strade, facendo ripiombare i cittadini nella frustrazione di un sistema che non agevola, ma grava sulle dinamiche del vivere civile.

Con Coalizione Civica per Barletta e il nostro candidato sindaco Carmine Doronzo abbiamo lavorato per tanti mesi, con la virtuosa collaborazione di tecnici e cittadini comuni, all’elaborazione di strategie in ambito ambientale con lo scopo di far fronte alle esigenze e alle necessità di una città che possa essere realmente “green”. Un lavoro collegiale di ascolto e partecipazione ad un tavolo di organizzazione che ha stilato un programma reale e fattibile, che non si è mai lasciato trascinare dai meccanismi della campagna elettorale, ma che ha sempre avuto un focus attento sul potenziamento dei servizi e la fattibile riduzione della tariffa. Oggi ci chiediamo quale sia la strada che questa amministrazione vuol perseguire: un ritorno al passato, poco sforzo e minimo investimento, o un investimento serio e concreto sui propri cittadini, sui servizi per lo sviluppo del benessere della città?

 

Antonella Semeraro

“Tavolo Verde” Coalizione Civica per Barletta

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