Il caso “Via Senatore”: si… no… vedremo

senatore-4Nei giorni passati con missive (a mezzo stampa e personali) inviate al sindaco Pasquale Cascella, sono giunte rimostranze, tra il sorpreso e il contrariato, con relative richieste di ritiro della decisione (richiesta accolta e resa operativa dal Sindaco il giorno 10 scorso), riferite al fatto che la Giunta comunale, all’unanimità, su proposta della Commissione toponomastica, aveva deliberato di intitolare una strada della città di Barletta al maggiore Domenico Senatore decorato con Medaglia d’Argento al Valor Militare il quale, secondo quanto si legge nelle richieste, eseguì  “…missioni segrete per il governo (quale la fonte?), prese parte a missioni di bombardamento in Tunisia, Egitto, allo sbarco nell’isola di Corfù (durante la campagna di Grecia), trasportando truppe destinate all’occupazione di Cefalonia e Zante. Partecipò a bombardamenti su Malta, Giaffa, Tobruk, Caifa, Patrasso”.

Ma, scusatemi e chiedo delucidazioni a chi è più esperto di me, tutte queste operazioni militari erano frutto del libero arbitrio di un ufficiale dell’Esercito Italiano il quale, la mattina, si svegliava e decideva di bombardare civili innocenti o gli veniva dato un ordine al quale non poteva disobbedire pena corte marziale e conseguente condanna e fucilazione essendo in periodo di guerra?

Una premessa è d’obbligo: il ventennio fascista, al di là di interpretazioni più o meno faziose, appartiene ormai alla lunga e difficile storia del popolo italiano. Si può essere d’accordo o in perfetto dissenso con la premessa, purché non si metta in discussione la storia. Una cosa è avere un approccio, non solo sul piano storico, intriso di retorica o, se si vuole, con punte di vera e propria ipocrisia che rasenta il ridicolo (stendere un velo pietoso su tutte le azioni che hanno provocato dolore, scontri sociali, lutti, odio di classe, nulla a che vedere con l’etica e la morale); altra cosa è manifestare opinioni che si fondano su un ragionamento responsabile, pacato, distaccato e veritiero che, pur riconoscendo l’alto valore del risultato conseguito, al tempo stesso, non lesinano critiche, anche aspre, su questioni e fatti che nulla hanno a che vedere con gli ideali. Una visione laica e non dogmatica che punta alla ricerca della verità per trasmettere la memoria capace di mobilitare le coscienze e di suscitare interesse e passioni soprattutto fra le giovani generazioni.

Ma tra il marasma delle proteste e indignazioni generali di questi giorni, c’è chi perora in maniera forte l’intitolazione di una strada a Senatore, definendolo un cittadino meritevole di Barletta e portando a paragone illustri personaggi quali Fermi, Marconi, Pirandello e tanti altri grandi italiani che hanno fior fiore di strade che portano il loro nome ed erano convinti e dichiarati fascisti. Dovremmo forse eliminarle e dedicarle a qualche illustre sconosciuto? Battute a parte, fa un po’ specie che ci si scandalizzi nel 2016, quando certe logiche dovrebbero essere state superate, dell’intitolazione di una via a un barlettano che è stato insignito dallo Stato Italiano (lo si accetti o meno è comunque una realtà) di una onorificenza al valor militare.

senatore-3Sarebbe stato preferibile, forse, che in altre occasioni similari, fossero stati organizzati incontri pubblici per raccontare, alle giovani generazioni, avvenimenti scarsamente citati o che non si trovano nei libri di storia e tuttavia, dopo secoli, è davvero ignobile non parlarne. Mi riferisco, tra i tanti, alla drammatica repressione di Bronte nella quale si distinse per ferocia il garibaldino Nino Bixio. O ancora al Generale Cadorna, comandante supremo dell’Esercito Regio che combatteva contro l’Austria – Ungheria nella Grande Guerra, il quale adottò l’aberrante “pratica” della decimazione (termine coniato in quella occasione) consistente nella fucilazione di dieci uomini sorteggiati, usandoli come deterrente per coloro che si fossero rifiutati di mettersi in marcia verso la prima linea per essere sterminati indiscriminatamente. E tutto questo orrore veniva anche giustificato dal Cadorna il quale affermava con convinzione che “… ho appreso che tra le mie truppe si sono verificate recentemente alcune gravi manifestazioni di indisciplina, perciò ho approvato che nei reparti che sciaguratamente si macchiarono di così grave onta alcuni, colpevoli o non, fossero immediatamente passati per le armi”. Incredibile!

E per essere bipartizan, come si diceva qualche era politica fa, non posso far passare sottosilenzio che a Castelfidardo ed in tante altre città italiane, c’è una via dedicata a Stalin. Nel paese delle fisarmoniche, in provincia di Ancona, c’era via Stalin … e c’è ancora, nonostante le famigerate purghe operate da “baffone”.

Insomma molti episodi di cui si omette il racconto perché così hanno voluto i vincitori e quanti pensano che non lavando i panni sporchi in pubblico, si renda un servizio alla democrazia italiana e alla verità storica.

cartello-tolentino-vittime-delle-foibeQuindi cosa dire delle proteste? Possono essere considerate a senso unico perché diversamente sarebbero dovute giungere reazioni anche per i fautori delle foibe e di tanti altri che con la scusa dell’antifascismo hanno compiuto misfatti più crudeli e ciononostante, sono “ricordati” anche con monumenti.  Inoltre è utile ricordare che la Commissione toponomastica è un organo esclusivamente consultivo dell’Ente comune e che si riunisce ogni qual volta il Sindaco lo ritenga necessario, al fine di esprimere pareri in materia di Toponomastica cittadina, la cui natura è obbligatoria ma non vincolante per l’Amministrazione.

Quello della odonomastica (dal greco hodós “via, strada” e onomastikòs “atto a denominare”) è sempre stato un terreno di “scontro” tra i cittadini e l’Ente locale. Questo perché la normativa che regola l’intitolazione delle vie è alquanto onnicomprensiva infatti, il criterio principale e pensiamo fondante, è così estrinsecato “…nella scelta delle personalità sono da privilegiare quelle cittadine e quei cittadini barlettani che sul territorio comunale e fuori da esso si siano particolarmente distinti in diversi ambiti e settori di attività: culturale, sociale, civile, militare, del volontariato e sportivo ”.

Praticamente tutto lo scibile umano !

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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