Torna a far discutere la Carta di identità elettronica (CIE) e al centro della disputa questa volta è la proposta di modifica dei soggetti autorizzati a richiedere per i minorenni il rilascio di tale documento.

Le modalità tecniche di emissione della carta sono contenute nel vigente decreto del 23 dicembre 2015 che, tra le altre disposizioni, prevede che la carta di identità elettronica dei minori rechi i nominativi dei suoi “genitori” (genitore 1 e genitore 2) e che il rilascio del documento possa essere richiesto da questi ultimi.

Con l’intento di innovare il predetto decreto, il Ministero dell’Interno ha sottoposto, con nota del settembre 2018, al parere del Garante della privacy uno schema modificativo contenente un unico articolo riguardante la sostituzione, in più parti del decreto del 2015 e degli allegati, della parola “genitori” con le parole “madre “ e “padre”.

 Il Garante della privacy non ha tardato a pronunciarsi, esprimendo parere contrario già in data 31 ottobre.

Un parere contrario questo, fondato su criticità che Antonello Soro,  Presidente dell’Autorità garante, ha dovuto più volte specificare stanti le doglianze del ministro Salvini che ancora oggi le contesta promettendo di non  fermarsi.

Prima di addentrarci nella motivazione dell’Autorità Garante, ricordiamo quando e come può essere richiesta la carta di identità elettronica.

 

Modalità di richiesta della carta di identità elettronica

 

La carta di identità elettronica può essere richiesta alla scadenza del proprio documento di riconoscimento (o in seguito a smarrimento, furto o deterioramento) presso il Comune di residenza o dimora.

Ovviamente, in caso di minori a richiederla saranno i genitori (e nell’intento del ministro Salvini il padre e la madre).

La durata della carta varia in considerazione dell’età del titolare.

Pertanto, la sua durata è di 3 anni per i minori di età inferiore a tre anni, di 5 anni per i  minori di età compresa tra i tre e i diciotto anni e di 10 anni per i maggiorenni.

Il cittadino interessato al rilascio della carta dovrà recarsi in Comune munito di fototessera, in formato cartaceo o elettronico, su un supporto USB.

Prima di avviare la pratica di rilascio della Carta di identità elettronica bisogna versare, presso le casse del Comune, la somma di euro 16,79 oltre i diritti fissi e di segreteria, ove previsti, quale corrispettivo per il rilascio della CIE.

Si procede all’acquisizione delle impronte digitali e si fornisce, se lo si desidera, il consenso ovvero il diniego alla donazione degli organi.

Infine, si firma il modulo di riepilogo procedendo alla verifica finale dei dati.

 

Occorre prenotare la carta di identità?

 

Importante ricordare la necessità della prenotazione soprattutto a seguito dell’ordinanza datata 16 novembre 2018, del sindaco dott. Cannito, del Comune di Barletta.

All’uopo si ricorda che l’emissione della carta di identità elettronica nel nostro Comune ha avuto avvio nel 2017 e che fino a pochi giorni fa vi era la possibilità di prenotare la carta di identità recandosi personalmente allo sportello, pur essendo stato previsto dal Ministero dell’Interno sul proprio portale il sistema on line di prenotazione di un appuntamento nel comune di appartenenza.

Con la recentissima ordinanza è chiarito che gli sporteli anagrafici cessano di prenotare appuntamenti e che da ora l’unico sistema di prenotazione per il cittadino diviene quello di collegarsi direttamente all’Agenda CIE, ora attiva, accedendo mediante il tasto “prenota” del portale appositamente istituito dal Ministero dell’Interno e al quale ci si può collegare anche attraverso un link che è stato attivato sul portale istituzionale del nostro Comune.

Il perché del parere contrario del Garante all’introduzione di “padre e “madre” sulla CIE dei minorenni

Non importa conoscere il padre e/o la madre biologica del minore per rilasciargli la carta di identità, dichiara il Garante.

Accusato di essere impegnato in una nuova semantica della famiglia, Il Presidente Soro chiarisce di non aver alcun intento ideologico che vada oltre il suo dovere di Garante della privacy.

Rendendosi anche portavoce delle preoccupazioni sollevate dall’Associazione dei Comuni d’Italia, a parere del Garante la modifica in esame è suscettibile di introdurre profili di criticità nei casi in cui la richiesta della carta di identità, per un soggetto minore, sia presentata da figure esercenti la responsabilità genitoriale che non siano esattamente riconducibili alla specificazione terminologica “padre “ e “madre”.

Si pensi ai casi nei quali il minore risulti affidato non al padre e alla madre biologici ma a coloro i quali esercitino la responsabilità genitoriale a seguito di trascrizione di atto di nascita formato all’estero, sentenza di adozione in casi particolari o riconoscimento di provvedimento di adozione pronunciato all’estero.

In questi casi, infatti, il minore affidato a soggetti che non  possono definirsi suo padre e/o sua madre, non potrebbe ottenere mai la carta di identità elettronica, non avendo appunto egli alcun padre o madre (gli unici che diverrebbero legittimati a richiederla).

Ove venisse accolta tale modifica, in molti casi gli esercenti la responsabilità genitoriale si troverebbero costretti a dichiarare il falso (pur di ottenere la carta di identità per il minore) con evidenti profili di responsabilità penale.

E se queste sono le palesi criticità della riforma prospettata, al ministro Salvini non sembrano preoccupare tanto da dirsi pronto a non abbandonare il suo schema di riforma che ha definito “piccolo segnale per difendere la famiglia naturale”.

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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