Il primo a rompere il silenzio, dopo un lungo intervallo nel quale se n’era quasi persa memoria, fu nel dopoguerra Michele Cassandro con la monografia: Carlo Cafiero nel primo centenario della nascita (Dellisanti, Barletta 1946). Una commemorazione sul filo del recupero dei legami meno esplorati fra l’avventura anarchica vissuta fra Italia, Svizzera, Francia e Inghilterra, e il suo retroterra esistenziale e culturale.

Un testo completo, una lettura godibilissima nella sua brevità (appena un’ottantina di pagine) dove Cassandro – che dedicò la biografia al nipote Ferdinando Cafiero – ricordava alcuni momenti della vita di Carlo, come quando, da ragazzino, frequentava lo stesso istituto privato e la stessa classe di Peppino De Nittis in fondo a via Nazareth, al secondo piano di Palazzo Affaitati, sotto la guida di don Nicola Straniero, prete e patriota barlettano. Il libro si sofferma anche sul Compendio scritto da Carlo Cafiero e riporta in appendice una ricca corrispondenza inedita di Carlo con don Carmine De Martino.

Nell’autunno di quello stesso anno (1946) l’anarchico Pietro Gori commemorò Cafiero nel Teatro Curci. E fu in quella circostanza che, sulla facciata della sua casa natale, su corso Vittorio Emanuele 111, fu murata una lapide con la sua effigie in bassorilievo, recentemente restaurata.

L’anno dopo (1947) Antonio Lucarelli pubblicò il volume Carlo Cafiero, saggio di una storia documentata del Socialismo (Vecchi-Trani 1947) che, ad onta del titolo, aveva un carattere più biografico che interpretativo. Poi sulla sua figura calò un lungo silenzio.

Nel 1970 fu pubblicata la quinta ristampa del Compendio del Capitale (Samonà e Savelli, Roma 1970), essendo le prime quattro stampate: la prima nel 1908 a cura della rivista “L’Università popolare” di Milano; la seconda nel 1913 con prefazione di Luigi Fabbri; la terza nel 1920 a cura della rivista “Il Pensiero” di Firenze; la quarta nel 1945 dalla “Libreria dell’800”, a Roma, nella collezione “Voci del tempo”.

Nello stesso anno (1970) Gianni Bosio pubblicò un’antologia di scritti, Rivoluzione per rivoluzione (Samonà e Savelli, Roma 1970) che conteneva, in appendice, una aggiornatissima bibliografia.

Nel 1974 furono pubblicate due biografie: Pier Carlo Masini, già autore di una apprezzata Storia degli anarchici italiani (1862-1892) diede alle stampe una eccellente biografia (Cafiero, Rizzoli 1974) gratificata da numerose recensioni nazionali. Una biografia che per certi versi segnò una svolta rispetto alla tradizionale valutazione che di Cafiero ci si era fatta sin allora, uno studio che si raccomanda per la completezza e precisione del racconto biografico, per la gradevolezza dello stile ma anche per la cospicuità delle sue note a corredo.

Franco Damiani, docente di filosofia e cultore di storia moderna, quello stesso anno pubblicò un interessante saggio su Carlo Cafiero nella storia del primo socialismo italiano (Jaca Book, Milano 1974), una meticolosa ricostruzione della vita e dell’opera socio-politica di Cafiero del quale riportava in copertina una sua celebre frase: “Meglio fare un solo passo con tutti i compagni sulla via reale della vita, che restare isolati a percorrere centinaia di leghe in astratto”, concetto che sarà semplificato da Gaetano Salvemini con l’invito ai compagni “a non pestar l’acqua nel mortaio”.

Il 17 settembre 1982, presentata ai lettori della Gazzetta da una breve ma puntuale biografia di Michele Cristallo, andò in onda, su RAI 2, la prima di quattro puntate dello sceneggiato “Il diavolo al Pontelungo” tratto dall’omonimo romanzo di Riccardo Bacchelli (1927) dove, al centro della vicenda, come protagonisti comparivano Carlo Cafiero (interpretato da Flavio Bucci), Michele Bakunin e Andrea Costa. Dal racconto di Bacchelli affiorava non la classica figura dell’anarchico rivoluzionario e cospiratore, ma quella di un pensatore attento, profondo conoscitore del pensiero social-comunista del suo tempo.

Il 17 luglio 1992 Indro Montanelli, per “Il Giornale” pubblicò un editoriale intitolato: Cafiero, chi era costui? “Forse Capanna e i residui reduci della contestazione globale – esordiva Montanelli – non ne conoscono nemmeno il nome, che del resto anche l’Enciclopedia Treccani ignora. Sta quindi a noi, poveri moderati, ricordare nel Centenario della sua morte colui che della contestazione fu il vero e più nobile padre: Carlo Cafiero” (negli aggiornamenti tuttavia la Treccani colmò la lacuna, e del resto il Nostro è menzionato in tutte le enciclopedie italiane).

In quello stesso contesto Rita Ceci e Ruggiero Mascolo, nella Sala Rossa del Castello, presentarono la monografia Carlo Cafiero 1846-1892 (Rotas, Barletta 1992), un agile e documentatissimo testo nel quale, dopo aver ricostruito la storia della famiglia Cafiero e la vita del filosofo attraverso una cronaca biografica, gli autori trascrivevano una rassegna di eccellenti testimonianze fra le quali interessantissimo il ricordo di Peppino De Nittis quando – nel 1870 – Carlo andò a trovarlo nella sua casa di Parigi.

Nell’agosto del 1997 Rita Ceci e Ruggiero Mascolo ritorneranno su Cafiero con un saggio intitolato: Dal paese… in volo: discorsi su Carlo Cafiero (Rotas, Barletta). Una monografia che conteneva gli interventi sviluppati nel convegno di febbraio. Gli interventi, che danno per scontato la conoscenza dei dati biografici e delle problematiche politiche, impostano la ricerca attraverso percorsi alternativi e sin qui non sperimentati, quali il significato del tradimento dell’incontro, del ritorno, del rapporto con la famiglia e con il paese. In poche pagine gli autori ci fanno intravedere un personaggio-persona con i suoi sentimenti, le sue contraddizioni, le sue conoscenze.

Pagine intessute di riferimenti che denotano una familiarità col personaggio e con le storie ad esso connesse, pagine di cultura e di sicuro interesse per la conoscenza sia del protagonista che di vicende connesse all’interpretazione della storia locale.

Ruggiero Mascolo si soffermava sulla figura di Carlo nel contesto della storia della sua famiglia a Barletta, dove “la città costituisce una chiave di lettura onirica, soprattutto se la si guarda attraverso la lente del tempo, cioè della memoria”. Rita Ceci tentava invece, come in un labirintico itinerario, di rivisitare la sua persona nella sua interezza, “i percorsi ideali, temporali e spaziali che si sono intrecciati, sovrapposti, confusi ed influenzati per l’intero arco della sua vita”.

Nel 2004 a Carlo Cafiero venne intitolato il locale Liceo Scientifico, una iniziativa promossa dal preside prof. Ruggiero Dicuonzo e dal collegio dei professori, sostenuta in primis dalle motivazioni del prof. Damiano Rociola professore di filosofia in quel liceo. L’altro nome in concorso per l’intitolazione dell’istituto – sostenuto dal prof. Antonio Riglietti – fu quello di mons. Salvatore Santeramo al quale, come per una sorta di tardiva riparazione, sarà poi intitolata la sezione locale della Società di Storia Patria. Le celebrazioni per l’intitolazione del Liceo furono completate da una rappresentazione teatrale – per la regia di Manrico Gammarota – nell’ampio atrio interno dell’Istituto, che ancora oggi si ricorda per la brillante interpretazione che di Carlo Cafiero ne offrì Gianni Rossi il quale riattualizzò, a beneficio di un attento pubblico, un personaggio che riemergeva da un lontano passato.

Il 9 maggio 2017, a distanza di quasi cinquant’anni, venne editata, per i tipi della Rotas, la sesta ristampa della pubblicazione anastatica del Compendio del Capitale di Carlo Marx, presentata presso il Palazzo Della Marra nel quadro della rassegna del “Maggio dei libri”.

Il testo, di 174 pagine, riproduce l’originale stampato nel 1913 dalla casa editrice “La Controcorrente” di Firenze.

L’ultimo testo, scritto dall’autore di queste note biografiche, è Carlo Cafiero, la mistica dell’utopia nel quale ho cercato di recuperare la figura di Cafiero a una dimensione umana e scientifica, non più ascrivibile solo ad una vetera connotazione anarcoide del personaggio. È lungo questo percorso che muove la scrittura di questa biografia, presentata dal prof. Salvatore Citino, attuale preside del Liceo Scientifico “Carlo Cafiero”. Biografia scritta soprattutto a beneficio degli studenti del locale istituto a lui intitolato perché, lontano da pregiudizi, siano informanti della vita del nostro illustre concittadino che riempì di sé le cronache politiche nazionali della seconda metà dell’Ottocento, dalla nostra città non ancora adeguatamente conosciuto.

A cura di Renato Russo

 

 

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