Novità in vigore dal 6 aprile per i genitori separati o divorziati che si sottraggono all’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento.

Il decreto legislativo n° 21 del 1 marzo 2018 ha infatti introdotto nel codice penale una nuova norma ovvero l’articolo 570 bis, per la cui comprensione è necessario analizzare il precedente articolo 570 già vigente.

Cosa prevede l’articolo 570 del codice penale?

L’articolo 570 del codice penale intitolato “Violazione degli obblighi di assistenza familiare” sancisce: “Chiunque abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale della famiglia, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 euro a 1032 euro”.

Il citato articolo contempla, altresì, le ipotesi in cui le dette pene possono e devono trovare applicazione prevedendo il caso in cui si dilapidino i beni del figlio minore o del coniuge nonché i casi in cui si facciano mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti minori di età, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa.

Perché introdurre l’articolo 570 bis del codice penale?

Le ragioni di tale inserimento sono sicuramente da ricondurre all’indubbia evidenza che l’art. 570 del codice penale non fa esplicito riferimento agli obblighi relativi al momento successivo alla separazione o divorzio.

Incertezze pertanto vi erano in merito alla possibilità di applicare la già esistente norma dopo la fine del matrimonio.

Inoltre, in aggiunta agli innegabili problemi di interpretazione della norma e delle sentenze ad essa relative non si può fare a meno di notare che l’articolo 570 del codice penale contempla la sola ipotesi in cui si facciano mancare i mezzi di sussistenza con la conseguenza che il reato non si configura se coniuge  e figli vivano in condizioni economiche sufficienti al proprio sostentamento.

Cosa prevede l’art. 570 bis del codice penale?

La nuova norma intitolata “Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio” sancisce: “Le pene previste dall’articolo 570 del codice penale si applicano al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero viola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli”.

Come è stata accolta la nuova norma?

Sicuramente trattasi di una novità di rilievo che consentirà di ravvisare il reato per omessa corresponsione del mantenimento a seguito della fine del matrimonio e  a prescindere dallo stato di bisogno, non più indispensabile per la condanna.

Potrà pertanto verificarsi il caso in cui il reato sarà consumato pur non trovandosi in difficoltà economiche il coniuge avente diritto, per il semplice motivo che il coniuge inadempiente, ad esempio tenuto a corrispondere 1000 euro, ne versi a sua discrezione la metà.

Se è pur vero che tale norma ha il merito di aver esteso gli obblighi genitoriali dall’ambito civilistico all’ambito penale è altrettanto vero che la lettura del nuovo articolo pone un interrogativo:

Potrà trovare applicazione anche in caso di genitori non coniugati?”

Il dubbio ha origine proprio dalla lettura dell’articolo 570 bis del codice penale che, richiamando il precedente articolo sancisce: “Le pene previste dall’articolo 570 del codice penale si applicano al coniuge….”.

Restano dunque esclusi i genitori non coniugati per i quali non potrà più trovare applicazione neppure l’art. 3 della Legge 54/2016 che contestualmente all’introduzione dell’art. 570 bis del codice penale è stato abrogato.

Se è vero infatti che l’art. 3 della citata legge (che prevedeva in via generale che in caso di violazione degli obblighi di natura economica si applichino le disposizioni dell’articolo 12 sexies della legge 898/70 che a sua volta richiamava l’art. 570 c.p.) aveva un contenuto superato dall’articolo 570 bis del codice, è altrettanto vero che  trovava applicazione anche con riferimento ai genitori non coniugati atteso che il successivo articolo  consentiva l’applicazione dell’art. 3 a questi ultimi.

Non essendovi allo stato attuale più quell’articolo al quale rinviare, non resta che attendere l’interpretazione giurisprudenziale della nuova norma che sicuramente non potrà non tener conto della oramai raggiunta parificazione dei diritti tra figli di genitori coniugati e non.

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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