Caracciolo: “L’ultima cocente delusione per l’ex sindaco di Barletta Maffei”

Il consigliere regionale Filippo Caracciolo interviene in seguito alla richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero e accolta in data 2 Ottobre 2015 dal Giudice per le indagini preliminari Francesco Messina del Tribunale di Trani. Il procedimento riguarda le indagini relative alle dichiarazioni pubbliche dell’ex sindaco di Barletta dopo le dimissioni del 27 Ottobre 2012 degli eletti del consiglio comunale che provocarono lo scioglimento anticipato della esperienza amministrativa.

“A margine delle verifiche effettuate dagli inquirenti – scrive Filippo Caracciolo – la conclusione è la non c’è nulla che interessi l’Autorità Giudiziaria. La piena fiducia che ho sempre avuto ed ho nel lavoro della magistratura mi ha consentito di attendere l’esito del procedimento con la dovuta serenità. Sono soddisfatto perché si fa chiarezza a tre anni di distanza su una fase della vita politica convulsa in cui da parte di alcuni c’è stato l’intento di strumentalizzare la discussione politica chiamando in causa soggetti ed istituzioni estranei alla normale dialettica tra forze e soggetti politici. L’ex sindaco di Barletta, all’indomani della sfiducia politica notificata dalla maggioranza dei consiglieri comunali, ha tentato invano di accreditarsi agli occhi dell’opinione pubblica spostando di fatto il terreno del confronto. Post mortem, sempre sul piano politico, riceve un’altra cocente delusione e viene meno di fatto il suo desiderio di tornare protagonista della vita pubblica cittadina”.

“Si sgonfia – prosegue la nota – finalmente un caso creato ad arte per distogliere l’attenzione sull’inefficacia politica e amministrativa della precedente amministrazione: stando agli atti ufficiali neanche i diretti interessati hanno confermato l’esistenza di un vero e proprio cogente atto volitivo da parte mia teso al condizionamento delle scelte dell’ex sindaco. Mi dispiace prendere atto – conclude Filippo Caracciolo – che per responsabilità di chi non ha voluto arrendersi neanche di fronte dell’evidenza si siano tenuti impegnati organi inquirenti con dispendio di risorse e di energie per circostanze politiche lontane dalle materie di competenza dei Tribunali”.

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