Cantina bagnata… Cantina sfortunata!

“E piove su i nostri volti silvani, piove su le nostre mani ignude, su i nostri vestimenti leggeri, su i freschi pensieri” e … nella Cantina della Sfida in via Cialdini. Mi scusi il sommo Gabriele D’Annunzio per l’uso improprio della sua “La pioggia nel pineto” ma, sono certo, condividerebbe la mia indignazione per la miseranda fine alla quale va incontro un luogo che è simbolo storico di altissimo valore.

Mura, quelle, tra le quali tutto ebbe inizio (vero o presunto interessa solo agli pseudo storici). Come l’Africa si dice sia stato l’ombelico del mondo, così la Cantina della Sfida è stata la progenitrice di un avvenimento che ha compiuto ormai ben 514 anni e secondo alcuni storici (questi si illuminati !), la scintilla per quella riscossa patriottica che più di tre secoli dopo porterà all’Unità d’Italia.

Parlo di fine ingloriosa per il sito storico perché si è appreso che, a seguito di un sopralluogo effettuato dall’Ufficio Tecnico comunale, nei fabbricati siti in via Cialdini, “…sono stati riscontrati diffusi stati fessurativi, che seppure non determinano problematiche di natura statica, hanno originato all’interno della Cantina della Sfida (unità immobiliare di proprietà comunale), infiltrazioni e macchie di umidità”.

Nel comunicato non viene specificato, però, che i problemi di “allagamenti” periodici della Cantina, non sono affatto recenti e non dipendono soltanto da “diffusi stati fessurativi” bensì da endemica mancanza di manutenzione e risoluzione di problemi ben più gravi.

Eppure 68 anni fa, quando la Cantina fu acquistata per preservarla da speculazioni e soprattutto innalzarla a simbolo di gloria italica, gli amministratori dell’epoca (Alvisi primo Sindaco repubblicano) non pensavano che avrebbe subíto un destino tanto immeritevole.

Nel 1503, nel fondaco di uno dei primi palazzi trecenteschi barlettani, vi era la “Cantina del Sole” dove si vuole sia avvenuta l’Offesa da parte di cavalieri Francesi agli “Italiani”.

Cantina 3La cantina si trova un metro e mezzo circa al di sotto del livello stradale ed è formata da un salone rettangolare dalle maestose arcate ogivali risalenti al 13° secolo con sovrapposizioni romaniche del XIV e XV secolo come anche la volta romanica.

La prima impressione è quella di un luogo sí austero ma anche accogliente, almeno per l’epoca. Poi si accede a due salette passando attraverso due arcate trecentesche.

Il palazzo è stato soggetto a restauri e rifacimenti per i vari passaggi di proprietà. Infatti si sono succeduti, quali proprietari, i De Gregorio, i Damato ed infine la sig.ra Giuseppina Panunzio vedova Massari di Molfetta. Tutto ebbe inizio con una lettera inviata in data 10 novembre 1928 dal Commissario Prefettizio dott. Vito Lattanzio alla signora Giuseppina Panunzio, vedova Massari, residente a Firenze in viale Milton n. 3. In quella missiva il dott. Lattanzio chiedeva notizie relativamente al fatto che “ … nel Palazzo di sua proprietà in Piazza della Sfida, già casa Damato (dove era nato lo storico don Peppuccio Damato), vi è un quarto sfitto che questo Comune avrebbe designato di prendere temporaneamente in locazione per uso di Ufficio Leva. Nel pregare vivamente di compiacersi farmi conoscere con cortese sollecitudine quali sono le condizioni di fitto, Le sarò grato se, con l’occasione, volesse compiacersi manifestarmi altresì quali sarebbero le sue eventuali richieste ove mai il Comune progettasse l’acquisto dell’intero stabile costandomi che Ella era intenzionata di vendere detto immobile…”.

La risposta naturalmente non si fece attendere ed appena tre giorni dopo (altro che posta celere !), il 13 novembre 1928 la signora Giuseppina Panunzio dalla sua abitazione, sita in via Cernaia 1, rispondeva che “… il fatto del quartiere ch’Ella si compiace di chiedermi per codesto Comune è di £. 300 mensili. Circa poi le sue richieste per un eventuale vendita dello stabile mi riservo farle conoscere in seguito ad informazioni sul valore attuale del suddetto”. Ancora dopo nove giorni il Commissario Prefettizio ringraziava la signora Panunzio per “ … la sollecita premura datasi nel rispondere e ove Ella non volesse disfarsi di tutto l’immobile gradirei almeno conoscere a quali condizioni cederebbe il sottano a pian terreno già adibito a cantina e che attualmente è occupato dal carbonaio Vivaldi”.

Cantina 4La contrattazione si protrasse ancora per diversi anni. Tutto fu interrotto dall’irruzione tragica del secondo conflitto mondiale e riprese soltanto  quando l’avvocato Fabrizio Rossi di Canosa, rappresentante della signora Antonietta Massari divenuta nel frattempo proprietaria della Cantina in quanto erede, con lettera del 9 dicembre 1948, comunicò al Sindaco del Comune di Barletta Isidoro Alvisi che la vendita dell’intero immobile sito in via Cialdini era possibile e che “ …il prezzo da pagarsi, non passibile di alcuna transazione, è di lire tre milioni. Qualora il Comune non intendesse acquisire il detto comprensorio ma unicamente, invece,la Cantina della Disfida, il prezzo da pagarsi è di lire cinquecentomila ”.

Le spinte esterne che propugnavano l’acquisto dello stabile furono tante e qualificate come quella del dott. Oronzo Pedico il quale, sulle pagine del Giornale d’Italia in un articolo intitolato “Il riscatto del palazzo della “Disfida” dovere civico del Comune di Barletta”, ribadiva    “ …è un dovere civico sottrarre il palazzo della Disfida ad ogni ulteriore abbandono tanto più che gli organi della provincia, una volta la stessa Deputazione, ed oggi anche la E.P.T. , sono disposti al miglior aiuto e comprensione per la tutela e la miglior conservazione del nostro patrimonio storico”. Dello stesso tono la lettera inviata dal dott. Vito Lattanzio, Ispettore onorario ai monumenti, al Presidente della Provincia con la quale comunicava che “ … il Palazzo della Disfida è in condizioni di umiliante e vergognosa indecenza. Fin quando ci sarà un filo di amor patrio e di dignità di sentirsi italiani, non potrà spegnersi questo sacro attaccamento alla conservazione di quanto costituisce il prezioso ricordo dei nostri grandi avvenimenti storici”.

Tanto tuonò che piovve ( si, già da allora pioveva!). Infatti il 5 agosto 1949 con una raccomandata inviata dal Sindaco Alvisi al Ministero della Pubblica Istruzione – Amministrazione dei Monumenti, Musei, Gallerie e Scavi di Antichità. Comunicava che “ … è stato acquistato da questo Comune per la somma di £. 400.000 il seminterrato facente parte dello stabile del Secolo XIV sito in Barletta, denominato “Cantina della Sfida”. Il predetto stabile è stato dichiarato di importante interesse storico fin dal 17 marzo 1937, inaugurato il 13 febbraio 1938 e pertanto sottoposto alle disposizioni contenute nella Legge n. 364 del 20.6.1909”.     

La considerazione finale non può essere che un adattamento del detto popolare “non ci sono più le mezze stagioni” in “non ci sono più gli amministratori di una volta”.

Commenta questo articolo

CONDIVIDI
Articolo precedenteGiornata della Memoria, a Canosa la consegna della medaglia d’onore alla memoria di un cittadino canosino
Articolo successivoConsiglio comunale tra risse, sospensioni e solita mancanza del numero legale
Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here