Canne… sì bella e perduta!

Canne 2
Schizzo Collina di Canne

Da una recentissima indagine curata da Marcello Guaitoli, ricercatore dell’Istituto per i beni archeologici e monumentali del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibam-Cnr) e docente presso l’università del Salento, è risultato che “la perdita del patrimonio culturale ci costa circa un punto percentuale del Pil, calcolando il solo valore economico e non quello culturale, incalcolabile. Se adeguatamente conosciuto, conservato e tutelato, tale bene è una fonte inesauribile di reddito, in grado di muovere un indotto notevole in numerosi settori”.

Il patrimonio culturale della nostra Città, frutto congiunto di una straordinaria stratificazione di civiltà e della ricchezza e diversità dei suoi quadri ambientali, rappresenta un valore inestimabile per la collettività. La lunga e complessa continuità storica dell’insediamento umano su un territorio relativamente piccolo e fortemente eterogeneo dal punto di vista climatico e geomorfologico ha prodotto, infatti, un’accumulazione di beni culturali e un mosaico di paesaggi umani unici al mondo per consistenza e rilevanza.

Tuttavia, il patrimonio storico e artistico soffre, oltreché delle contenute risorse economiche destinate al settore (la spesa pubblica che l’Italia destina alle attività culturali è pari allo 0,4% del Pil), di un insufficiente rispetto delle norme (oltre 15 abitazioni abusive ogni cento costruite legalmente) e di una non puntuale azione di controllo da parte delle Amministrazioni: il paesaggio è minacciato da una continua e spesso incontrollata espansione edilizia, tanto che le aree agrarie affette da urban sprawl (cioè in transizione da rurale a urbano) rappresentano, in superficie, il 20% del territorio cittadino.

Questo emerge dai dati raccolti dal Sistema informativo territoriale (Sit) attraverso le ricognizioni in sito condotte in Lazio e Puglia dal Cnr in collaborazione con le università di Roma ‘La Sapienza’, Siena, Napoli e della Tuscia e con le strutture centrali e periferiche del ministero per i Beni e le attività culturali. Un vero e proprio Sos quello lanciato dal Sit!

Il Sit mostra situazioni critiche diversificate: beni conosciuti e vincolati ma privi di tutela diretta, altri esistenti ma ignoti e di conseguenza anch’essi non protetti. Un contributo sostanziale alla loro salvaguardia si deve al monitoraggio costante operato dalle varie Soprintendenze in collaborazione con il Comando Carabinieri tutela patrimonio culturale.

In pochi, da sempre attenti osservatori della realtà barlettana, conoscitori delle più antiche tradizioni popolari e appassionati di storia e arte, da un po’ di anni hanno scritto articoli animando la asfittica dialettica culturale  dedicata a luoghi, personaggi e racconti poco noti della Città. Ed è proprio rileggendoli che ci si accorge come, oltre il naturale immutabile dato storico dei luoghi descritti, è assolutamente immutato lo stato di degrado ed abbandono in cui molti di questi ancora versano, a sfavore del quale, oltre dieci anni fa, avevo già scritto e denunciato.

Ecco che allora andare a riprendere quegli interventi, sempre attuali, rappresenta ancora una testimonianza civile prima ancora che culturale, ma soprattutto un richiamo alla necessità di intervenire e subito. Gli articoli raccontano dunque episodi, storie e luoghi di una Barletta sconosciuta a molti e se conosciuta, comunque dimenticata, soprattutto dalle amministrazioni.

Spesso mi sorprendo a constatare come la nostra Città è piena di individui alle prese con le cause disperate. Far sapere loro che esistono beni culturali di proprietà comunale che stanno letteralmente e pericolosamente degradandosi vi sembra un’impresa facile?

Quale sia il motivo per cui a Barletta tutto ciò avvenga è in parte un mistero e in parte una desolante ovvietà.

La “Storica” Barletta possiede un importante patrimonio artistico – culturale eppure è in coda alle classifiche per quanto riguarda gli investimenti pubblici nella cultura; forse la nostra Città può essere considerata un museo a cielo aperto, data la ricchezza di opere presenti e tuttavia, il turismo non è all’altezza di ciò che questo ha da offrire.

Ancora, non ci sono soldi per interventi essenziali ma si prevedere di impegnare migliaia di euro in progetti che non saranno mai realizzati e stiamo parlando ovviamente dell’araba fenice dell’ex Distilleria che risorge (ma quando!) dalle proprie ceneri (solo quelle sono rimaste ormai!).

Canne 3A questo punto tutti in coro, i Cittadini, imiterebbero Totò urlando “E io pago!”

Parte integrante e tassello di importanza strategica di questo puzzle così desolante è senza ombra di dubbio la delicata (o disperata ?) ed endemica situazione connessa alla gestione ed al futuro dell’area archeologica di Canne della Battaglia ad oggi in mano al Ministero dei Beni Culturali – Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia che ben poco ha operato per non far cadere verso l’assoluto anonimato e desolante oblio un sito archeologico di importanza mondiale che ha assistito alle gesta di Annibale e alla vittoria sui Romani del 216 avanti Cristo.

Quale sia il motivo per cui a Barletta tutto ciò avviene è da una parte il famoso segreto di Pulcinella e dall’altra una desolante verità. Il dito accusatore va in parte (?) indirizzato verso i tagli alla Cultura (in Italia siamo fermi allo 0,4% e scendiamo ancora, mentre nel resto d’Europa si tocca il 2,6% del Pil) ed in parte verso la cattiva gestione delle gocce di finanziamenti così faticosamente reperiti e poi scandalosamente persi.

Nella nostra Città, insomma, è purtroppo ondivago e spesso partigiano l’interesse a valorizzare e proteggere quel patrimonio culturale che potrebbe, anzi dovrebbe, costituire la prima risorsa economica stante il “famigerato” patto di stabilità e l’ormai irrisorio trasferimento di fondi dal Centro alla periferia.

Non si pensi, però, che “l’andazzo” adottato nei confronti di Canne sia di recente adozione, tutt’altro. Testimone ne sono i documenti conservati presso la Sezione di Archivio di Stato di Barletta, dai quali si può evincere tristemente che la sorte del sito archeologico annibalico è stato sempre poco felice (eufemisticamente). Infatti oltre 65 anni fa, il 23 febbraio del 1949, sulle pagine del quotidiano romano Il Messaggero il giornalista e scrittore Aldo Valori, commentatore e storico di fatti d’arme, con un pezzo dal titolo “Allarme a Canne” effettuava una segnalazione al Ministro della Pubblica Istruzione Gonella con la quale lo informava che “… dove si svolse la più famosa battaglia dell’antichità … i contadini stanno rovinando la più impressionante necropoli che esista in Italia, quella di più alto valore storico. Quei poveri villici piantano viti e seminano grano sulle colline dove si svolse la battaglia che mentre cinse di immortali allori il capo di Annibale, diede ancora la dimostrazione della ferrea resistenza morale di Roma e della Lega italica”. E terminava con una richiesta che facciamo sicuramente nostra “ E tuttavia, se si deve evitare una distruzione totale vada per la recinzione e magari per l’ossario. Ma sarebbe stato tanto più bello, più decoroso, più conveniente anche sotto l’aspetto turistico (tengo a ribadire che si parla di 65 anni fa!) conservare la sterminata necropoli nel suo aspetto originario. Si fa ancora in tempo a rimediare? Al Ministro Gonella (oggi Franceschini) uomo di cultura e di studio non sfuggirà questa occasione per acquistarsi una benemerenza presso gli archeologi, gli amatori di storia patria ed anche presso i poeti, se ce ne sono”.

Più chiaro di così !   

 

Commenta questo articolo

CONDIVIDI
Articolo precedenteRassegna Teatrale 2015: “6 da teatro?”
Articolo successivoNascondeva pezzi di auto rubate in campagna. Arrestato 22enne barlettano
Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here