Canne, la vera Storia e gli Storici Falsi

Non riesco ad immaginare il numero di libri, interventi, conferenze che hanno avuto, in tutto il mondo, per oggetto Canne e la strastudiata Battaglia tra i Romani e i cartaginesi di Annibale.

Proprio per questo motivo evidente, non mi meraviglio più di tanto quando, ciclicamente, qualche studioso sfruttando l’enorme notorietà che si porta dietro la Battaglia di Canne, cerca di ritagliarsi il proprio pezzettino di effimera notorietà mettendo in dubbio, per l’ennesima ed inutile volta, la effettiva località dove si è svolto lo scontro tra romani e cartaginesi.

Praticamente da Bologna in giù lungo la dorsale adriatica, con sconfinamenti anche nell’interno, ogni luogo potrebbe essere quello “incriminato”, secondo i novelli ed autoreferenziati studiosi.

Questa considerazione nasce dalla recensione della pubblicazione di Antonio Fratangelo “La battaglia di Canne, sul Fortore” fatta, sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno, da Pasquale Tempesta.

Come si intende ampiamente dal titolo, l’ennesima pubblicazione zeppa di condizionali (dovrebbe, sarebbe, potrebbe) spiegherebbe (permettete anche a me il condizionale) che lo scontro non si svolse a Canne bensì…dove, non si capisce veramente!

Permettetemi, ma la cosa continua a darmi non poco fastidio e nonostante essere ritornato più e più volte sull’argomento, mi ci vedo tirato per i capelli (che non ho) a difendere non la mia terra con la sua Storia, bensì secoli, anzi millenni di studi.

La cosa che da più noia non è che si metta in discussione una certezza, bensì il fatto che il personaggio imbarcatosi nell’impresa persa in partenza, lo fa soltanto per un giorno di notorietà e si perché di quell’articolo o peggio, del libro, il giorno dopo nessuno ricorderà il contenuto e tanto meno l’autore. Ma che tristezza!

Non dovete neanche pensare che sia una chicca ammantata di verginità quella messa su dal Fratangelo, bensì in tanti si sono cimentati in questo falso storico, non più tale perché molti anni fa, subito dopo i primi scavi e gli iniziali rinvenimenti, il 26 luglio 1936 un “certo” Francesco Serantini (Carneade, chi era costui?) collaboratore del Corriere Padano aveva affermato che l’epico scontro tra Annibale e i Romani non si era svolto a Canne. Sulle colonne dello stesso giornale, argomentando con i “fatti” aveva risposto Giulio Rossi, lettore e amante di storia annibalica, il quale affermava che “…A dir il vero dalle narrazioni concordi degli storici latini e greci antichissimi accennati (Tito Livio e Polibio), risulta così evidente che la famosa battaglia di Canne è avvenuta sulla riva destra dell’Ofanto da non doverne sorgere il minimo dubbio. è  da credere che come nella mente del dotto Montanari, così anche in altri studiosi possa aver fatto strana impressione e creato l’equivoco una qualsiasi mal condotta traduzione del testo liviano e quindi il torto non è di Tito Livio ma di chi legge male”. Mamma mia che botta allo storico (sedicente)  che non sa leggere !

E il Rossi concludeva “…Molto probabilmente (da notare la non certezza propria delle persone intelligenti) secondo il risultato delle mie modeste ma attente congetture, la battaglia è avvenuta sopra la linea da tracciarsi a partire dalla sponda dell’Ofanto immediatamente a Sud di Canne e a terminare a valle di Monte Altino dalla parte del mare”.

Come dire: prendi, incarta e porta a casa!            

Ciclicamente il “Canne falso storico”, tornava il 15 febbraio del 1949. Sulle pagine del quotidiano romano “Il Messaggero” il giornalista e scrittore Aldo Valori, commentatore e storico di fatti d’arme, con un pezzo dal titolo “Allarme a Canne” effettuava una segnalazione al Ministro della Pubblica Istruzione Gonella con la quale lo informava che “… dove si svolse la più famosa battaglia dell’antichità (Canne) … i contadini stanno rovinando la più impressionante necropoli che esista in Italia, quella di più alto valore storico. Quei poveri villici piantano viti e seminano grano sulle colline dove si svolse la battaglia che mentre cinse di immortali allori il capo di Annibale, diede ancora la dimostrazione della ferrea resistenza morale di Roma e della Lega italica”.

Dopo quelle “battaglie” verbali avvenute (come oggi) a mezzo stampa, tante altre ce ne sono state e il “Dove si è svolta la Battaglia di Canne day” si è avuto negli anni novanta in un grande convegno nella sala rossa del Castello di Barletta, convegno del quale invito tutti e ripeto, tutti a leggere la trascrizione degli atti.

Conclusasi l’ennesima pausa fatta di silenzi assordanti e bisbigliate convinzioni di chi (si badi bene, non l’uomo qualunque su citato) in camera caritatis avrebbe affermato “Ma quale Canne! Stiamo perdendo solo tempo e denaro. La battaglia non si è svolta li, me lo ha detto uno che capisce”, si ritorna in questi giorni a riparlare dell’autenticità o meno.

Ma basta ! Non si continui ad ingenerare illazioni su Barletta ed i suoi beni culturali per il proprio tornaconto! Al contrario si uniscano, tutte insieme, le forze sane della Città perché “l’errore” di lasciare Canne in uno squallido e desolante limbo fatto di aperture a singhiozzo e personale assente, venga corretto.

Diversamente parrebbe, per non dire è proprio così, che nessuno dei Ministri, Sindaci e quant’altri succedutisi dall’acquisto della collina di Canne da parte del Comune di Barletta avvenuto il 1937 ad oggi, abbia fatto propria l’espressione latina “Mutatis mutandis” che significa, in soldoni, cambiate le cose che bisogna siano cambiate. Tutti hanno invece, purtroppo, sposato appieno la frase celebre del principe di Salina, “Tutto cambia affinché nulla cambi” ed intanto il decadimento, silenzioso ma incredibilmente distruttivo, continua a scendere sulle colline del nostro San Ruggiero.

Che squallore ! Che cosa disdicevole per Barletta e l’Italia tutta!  

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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