Canne, la Stalingrado dell’Antichità

L’attuale condizione del sito archeologico di Canne vive, ormai da numerosi anni, una condizione ambigua, sospesa com’è tra la valorizzazione della facies archeologica medievale (con apprezzabili apporti di emergenze preistoriche) e la pressocché totale dimenticanza del ricordo di una delle più famose battaglie dell’antichità che dal luogo prende il nome. Ciò che non avete saputo fare – ci rimproverò qualche anno fa lo storico Giovanni Brizzi – è trasformare la storia di una battaglia in leggenda, lasciando che Canne smemorasse in un sito medievale.

Non è colpa nostra. Questa deplorevole ambiguità è la conseguenza di un convincimento della Soprintendenza alle Antichità di Taranto, secondo la quale è musealmente spendibile soltanto ciò che è certificabile dal ritrovamento di reperti, nessuna importanza assegnando invece alla pur dettagliata descrizione dei grandi storici come Tito Livio (XXII, 54, 11) e Polibio (III, 116.11) che pure hanno illustrato nei loro celebrati libri e con dovizie di particolari, la Battaglia di Canne che ebbe luogo sulle sponde dell’Ofanto nell’infausta giornata del 2 agosto 216 a.C.

Il problema preliminare che si pone una amministrazione che volesse valorizzare quest’area, è quella della individuazione tipologica valorizzabile, se quella medievale in chiave esclusivamente scientifica quale emerge dai numerosi ritrovamenti archeologici; oppure anche in chiave antico-romana, risalente al III secolo a.C. e cioè agli anni della Seconda Guerra Punica segnata dalla presenza, sul nostro territorio, del famoso condottiero cartaginese. Le due impostazioni non sono naturalmente antitetiche ma anzi compatibili fra di loro.

Ma se l’ottica prevalente, secondo l’impostazione dettata dalla Soprintendenza a datare dalla riapertura dell’Antiquarium (aprile 1999), dovesse persistere in quella esclusivamente medievale, con modestissimi, trascurabili ritorni turistici, è fin troppo scontata la previsione che il sito turisticamente non decollerà mai, com’è confermato dalla deliberata omissione da parte dei compilatori della Guida del Touring Club Italiano di qualche anno fa che non la repertò neppure tra i 500 siti archeologici più noti d’Italia, (del resto la stessa Soprintendenza, ad appena un anno dalla riapertura dell’Antiquarium, nel 2001, quando realizzò un pieghevole illustrato dei principali siti archeologici pugliesi, ne omise del tutto la citazione!).

Ma c’è di più! Il colmo venne raggiunto quando la direttrice dell’Antiquarium smobilitò la sala annibalica per impiantare una mostra di felini e sostituì il plastico dei luoghi della battaglia con una cristalliera blindata che conservava… i resti di un gattino (presumibilmente medievale)! Restammo tutti esterefatti ma l’Amministrazione del tempo non mosse un dito per rimuovere questa oscenità che avrebbe dovuto durare cinque mesi e durò cinque anni. È superfluo ricordare come le visite al sito calassero vertiginosamente.

E oggi? A parte il mancato intervento del ministro Franceschini, non è escluso che sia stata anzi proprio questa la considerazione che avrebbe indotto il Ministero – dopo aver interpellato la Sovrintendenza di Taranto – a negare il recupero del sito fra i Poli Museali della Regione, perché si tratterebbe di un modesto sito medievale e non del grande teatro della celebre battaglia. Altra grave carenza dell’Amministrazione, quella di non far nulla per riaccendere le luci sullo spento bookshop che consentirebbe almeno un ritorno di presenze turistiche.

 

Uno degli ultimi a dolersi della mancanza di tracce annibaliche a Canne è stato, qualche tempo fa, il senatore Giovanni Procacci: “Dopo la visita al sito di Canne ho capito poco della Battaglia che il Museo ignora del tutto, mentre i visitatori vengono qui – come me – soprattutto perché attratti dalla memoria del terribile evento bellico e, come avviene in altri siti del genere in Europa, si dovrebbe offrire loro strumenti più consistenti e approfonditi di conoscenza e comprensione dei fatti. Mi duole che questo non accada. Certo a Canne non ci metterò più piede né aspettatevi che ne promuova visite turistiche. In ogni caso mi riservo di farne oggetto di una interpellanza parlamentare”.

La cosa tristissima è che mentre l’Amministrazione Comunale ignora questa impostazione del problema, peggio ancora ha fatto la Regione Puglia con i suoi interventi, a cominciare da quello di qualche anno fa quando destinò un milione di euro per la realizzazione di un manufatto in cemento armato (per giunta proteso sulla strada) del quale pare oggi nessuno voglia assumersi la paternità (con quale destinazione, è ancora un mistero). E questo è il motivo per il quale non siamo entusiasti del recupero di quel secondo milione dalla Regione per il quale l’assessore Caroppo sta tentando un tardivo recupero (visto che 750 mila euro li avevamo già persi due anni fa!).

Alla fine, all’irresistibile attrattiva del sito annibalico, si convertì persino l’irriducibile medievista Ele Iorio il quale, negli ultimi tempi della sua vita, ebbe più volte a dichiarare: Se a Canne vogliamo accontentarci di poche migliaia di turisti all’anno, limitiamoci alla divulgazione della Canne medievale, se invece aspiriamo ad averne centomila!, e allora dovremo esaltare la battaglia di Canne, la Stalingrado dell’Antichità.

Come farlo capire all’assessore Giusy Caroppo del tutto refrattaria a qualsiasi consiglio frutto di quarantennali esperienze? Come far capire ai nostri amministratori che questo è il vero problema, cioè il declassamento della Canne annibalica e quindi l’opportunità di promuovere il sito di Canne come Polo Museale? E che il sito in chiave annibalica attirasse un tempo una gran folla di turisti, è confermato dalla circostanza che negli anni Ottanta in gran numero visitassero la Cittadella e perciò quella Amministrazione dispose la realizzazione di un grande parcheggio per pullman di comitive di turisti, ma anche, in primavera, di ragazzi delle nostre scuole e di militari per simulare la strategia di una delle più grandi battaglie dell’antichità.

 

a cura di Renato Russo

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