Canne, 80° di un acquisto fondamentale

Canne della Battaglia

Non si può negare che in tanti, specie quelli preposti a svolgere questa incombenza (tra i quali mi ci metto anch’io), hanno scarsa memoria per quegli avvenimenti che sono vere e proprie pietre miliari della Storia barlettana. Mi riferisco, in questo caso specifico, alla data del 26 giugno 1937, allorquando una illuminata amministrazione comunale, ebbe la fondamentale idea di acquistare il terreno ove sorgeva la cittadella di Canne.

Fortunatamente l’onere dell’operazione recupero e ricordo di tale data, è stato assunto dal Comitato Italiano pro Canne della Battaglia, dall’Associazione Consiglieri Comunali Emeriti di Barletta e dalla Sezione di Archivio di Stato di Barletta i quali organizzano per le ore 18 del 26 giugno, presso il salone di rappresentanza del Circolo Unione di Barletta, un incontro pubblico con successiva giornata di studio.

Durante una conferenza organizzata per delineare un bilancio della mostra “Annibale. Un Viaggio” il giornalista e saggista Paolo Rumiz, profondo conoscitore del patrimonio culturale italiano e soprattutto dei personaggi che quel tesoro dovrebbero curare e gestire, ha immaginato scenari non certo felici se non ci sarà una larga e propositiva “coalizione” che lavori per risollevare le sorti dei luoghi che videro Annibale assoluto protagonista.

Purtroppo Rumiz in quella occasione ha sentenziato che “gli Italiani, dal punto di vista storico, hanno un autostima pari a zero” ed io sommessamente aggiungo che non conoscono affatto la storia!

Ebbene si, signori perché se ottanta anni fa il Comune non avesse fatto proprio quell’appezzamento di terreno, oggi ma anche ieri e l’altro ieri, non si starebbe a celebrare un bel niente nella nostra città, bensì qualche altro luogo la farebbe da padrone per organizzare simili manifestazioni.

Pensate stia esagerando? Bene, vi porto a conoscenza di una lettera inviata al Commissario Prefettizio del Comune di Barletta il 23 aprile 1935 dal dott. Vito Lattanzio, Presidente dell’ “Associazione fra gli Amici dell’Arte e della Storia Barlettana” il quale avvisava che “…Alla fine del corrente mese di aprile sarà tenuto in Avezzano il consiglio di famiglia dell’interdetto Nicola Cocco, proprietario della Collina di Canne. Per poter con facilità concludere le opportune trattative per l’acquisto della predetta collina da parte di codesta Amministrazione, sarebbe indispensabile inviare di urgenza la relativa proposta di acquisto. Anche perché, da sopralluogo effettuato da incaricati, mi è stato riferito che dalla distruzione delle tombe eseguita dai nuovi proprietari della masseria Cocco” e concludeva “ Solo con l’acquisto potremo avere la possibilità di salvare almeno una parte di una zona di grande interesse nazionale e di compiere il nostro dovere verso quei morti che da duemila anni giacciono inosservati in terra nostra”. Più chiaro di così si muore!

Per fortuna che l’accorato appello lanciato da ogni parte del settore cultura della società civile barlettana, venne accolto e il 26 giugno del 1937  il Comune di Barletta nella figura del Podestà dott. Michele Picardi, acquistava dall’avv. Alfredo Tommassetti, tutore del sig. Cocco Nicola proprietario, una zona di terreno denominata “Monte Canne” in contrada omonima, della superficie di ettari 8.79.40 iscritta in catasto alla partita n. 2327, foglio 43, particella 13, per la somma complessiva di £. 9.784,44.

Non si pensi, però, che da quel momento per Canne tutto divenne facile e bello…macchè!

Infatti la sorte del sito archeologico annibalico è stato sempre poco felice (eufemisticamente). Infatti quasi 70 anni fa, il 15 febbraio del 1949, sulle pagine del quotidiano romano Il Messaggero il giornalista e scrittore Aldo Valori, commentatore e storico di fatti d’arme, con un pezzo dal titolo “Allarme a Canne” effettuava una segnalazione al Ministro della Pubblica Istruzione Gonella con la quale lo informava che “… dove si svolse la più famosa battaglia dell’antichità … i contadini stanno rovinando la più impressionante necropoli che esista in Italia, quella di più alto valore storico. Quei poveri villici piantano viti e seminano grano sulle colline dove si svolse la battaglia che mentre cinse di immortali allori il capo di Annibale, diede ancora la dimostrazione della ferrea resistenza morale di Roma e della Lega italica”. E terminava con una richiesta che faccio sicuramente mia “ E tuttavia, se si deve evitare una distruzione totale vada per la recinzione e magari per l’ossario. Ma sarebbe stato tanto più bello, più decoroso, più conveniente anche sotto l’aspetto turistico (tengo a ribadire che si parla di 70 anni fa!) conservare la sterminata necropoli nel suo aspetto originario. Si fa ancora in tempo a rimediare? Al Ministro Gonella (oggi Franceschini) uomo di cultura e di studio non sfuggirà questa occasione per acquistarsi una benemerenza presso gli archeologi, gli amatori di storia patria ed anche presso i poeti, se ce ne sono”.

A Barletta, insomma, è purtroppo poco l’interesse a valorizzare e proteggere quel patrimonio culturale che potrebbe, anzi dovrebbe, costituire la prima risorsa economica stante il “famigerato” patto di stabilità.

In tanti, del settore e non, in diverse occasioni hanno fatto notare che la Città appassisce ed arretra culturalmente.   

Nasce spontaneo il dubbio se tutti noi facciamo qualcosa per risolvere i problemi dei nostri giovani, mentre si continua ad affermare che l’unica soluzione lavorativa per i prossimi anni è lo sfruttamento del territorio dal punto di vista turistico e dei beni culturali per la promozione.

La migliore fruizione dei contenitori culturali (museo, area archeologica, pinacoteca ed archivio), non può prescindere dall’eliminazione di tutte le disfunzioni, anche strumentali e organizzative, che purtroppo sono ancora presenti.  

Diventa essenziale uno sforzo sinergico tra Amministrazioni Pubbliche in direzione della realizzazione di un “sistema a rete” dei giacimenti culturali.

Si dovrebbe infatti puntare sulla semplice messa in opera della normalità di funzionamento che, quasi sempre, latita in una programmazione culturale mettendo da parte fantomatici ed improbabili attrattori, cercando di realizzare le piccole cose e tralasciando i faraonici, dispendiosi, inutili e pericolosi progetti.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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