La Cassazione non consentirebbe più la vendita o la cessione di prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis light o canapa (genere di pianta angiosperme della famiglia della Cannabaceae) e pare diventerà reato vendere inflorescenze e derivanti.

La Cassazione ha avviato una sentenza di stop alle vendite di olio, foglie, inflorescenze e resina. Secondo un primo comunicato sarà lecita unicamente l’attività di coltivazione di canapa delle varietà solo per uso ai fini medici.

Continuerà ad essere concessa la vendita di prodotti privi di efficacia drogante e saranno i giudici a valutare di volta in voltala la soglia giusta che può rientrare nei parametri.

La IV sezione penale, in data 8 febbraio 2019 con ordinanza n8654, aveva rimosso alle Sezioni Unite la questione e infatti, oggi, la Cassazione afferma che la vendita non rientrerebbe più nell’ambito di applicazione della legge n.242 emessa l’anno 2016.

In ogni caso le attività avviate shop cannabis non chiuderanno per il momento, almeno fino a quando la Cassazione non avrà depositato per intero le reali motivazioni della sentenza che ha reso illegale la vendita di una serie di prodotti derivati dalla canapa. La chiave d’interpretazione, attualmente, è certamente l’effetto drogante dei prodotti in vendita.

Poiché il dispositivo della sentenza non è ancora in grado di chiarire l’effetto drogante sarà necessario aspettare attendere le reali motivazioni nel dettaglio. Per ora l’interpretazione sembra possa verificarsi solo “a lume di naso”.

Allo stato attuale resta il limite della vendita dei prodotti che non superi una percentuale di principio attivo dello 0.6% di thc, ossia la sostanza che provocherebbe gli effetti stupefacenti della marjuana. Alla fine parliamo dello stesso indice proposto dalla legge emessa nel 2016.

In ogni caso gli shop non chiuderanno, almeno non tutti perché per stabilire la chiusura dell’attività verrà prima fatta una valutazione singolarmente per ogni attività e solo nel caso in cui le forze dell’ordine rilevino dopo il controllo tracce di olio, semi o inflorescenze di canapa è probabile che scatti lo stop, previa motivazione valida da parte dell’esercente dove deve provare che i prodotti siano inoffensivi, ossia privi di effetto drogante.

Di solito i negozi che hanno avviato questo tipo di attività non vendono solo i prodotti “sotto tiro” dalla Cassazione ma anche altro come: saponi, shampoo, creme, alimenti vari tipo biscotti, caramelle, cracker, raramente indumenti e altro ancora. Questi ultimi elencati non sono soggetti al sequestro o al divieto di vendita.

Perché c’è differenza tra la marjuana in commercio e quella terapeutica? In primis quella in qualità di farmaco è soggetta a ricetta medica e ai controlli tipici dei medicinali, viene coltivata dall’Istituto farmaceutico militare e contiene percentuali di thc tra il 7 e il 22%. Invece, la cannabis che vendono gli shoppers dall’anno 2016, ha un thc bassissimo ma contiene altri principi attivi come cbd. Il Cbd è una sostanza non considerata drogante ma rilassante e questa è la principale ragione per cui c’è richiesta da parte del mercato.

Per ora tutto continuerà come prima ma sicuramente per il settore in questione non si preannuncia un tranquillo periodo poiché soggetti ad aumento dei controlli, di controversie e di blitz.

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