Buzzi Unicem, intervista al direttore Giuseppe Paci: “Non c’è nessuno scandalo ambientale”

Buzzi unicem

La cementeria Buzzi Unicem, fabbrica storica fondata e aperta nel 1912 in quelli che allora erano i pressi della città di Barletta, è oggi al centro di una vicenda giudiziaria che vede rinviati a giudizio i vertici Buzzi Unicem per disastro ambientale colposo. Negli ultimi anni infatti, mentre la città si ingrandiva e si espandeva su quelle che fino a pochi anni fa erano campagne che circondavano la cementeria, i cittadini sono diventati sempre più consapevoli delle problematiche ambientali e alcuni residenti delle zone più vicine allo stabilimento hanno lamentato eposodi allarmanti che hanno collegato ad esso, come il ritrovamento di polveri sui balconi o addirittura in casa, in alcuni casi la difficoltà a respirare. Peculiare è l’esempio di Immacolata Iglio, cittadina barlettana affetta da MCS (Sensibilità Chimica Multipla), la quale è costretta a vivere con l’ausilio di bombole perchè l’aria inquinata della città non le consente di vivere una vita normale. I monitoraggi effettuati con tecnologie specializzate nel rilevamento di sostanze dannose per la salute hanno prodotto dati preoccupanti che hanno sollevato le associazioni ambientali locali, le quali si sono attivate per impedire che un inceneritore di rifiuti (al quale hanno attribuito tali alterazioni) operasse così vicino ad un centro abitato. Tutte queste situazioni hanno fatto sì che la cementeria Buzzi Unicem diventasse perno di una polemica e di un’attenzione mediatica senza precedenti nella sua storia, fermo restando che ad oggi non è stata emessa alcuna sentenza di condanna. Il direttore della cementeria Buzzi Unicem di Barletta Giuseppe Paci ha gentilmente accettato di rispondere ad alcune domande per BarlettaNews al fine di fare chiarezza su alcune questioni ancora molto discusse.

La Buzzi Unicem ha sedi in Europa, Russia e Stati Uniti. Dal bilancio di sostenibilità 2016 è possibile notare che le emissioni di anidride carbonica e di anidride solforosa dell’Italia sono nettamente superiori rispetto a quelle di Germania e Lussemburgo. Quante altre centrali, come quella di Barletta, possono dirsi al centro di uno scandalo ambientale?

Scandalo ambientale? Buzzi Unicem opera in tutte le proprie realtà produttive seguendo i medesimi valori ispiratori e la medesima etica aziendale, oltre che nel pieno rispetto delle norme vigenti e delle autorizzazioni conseguite a seguito di articolati iter istruttori; ciò avviene in Italia come all’estero. Altresì lo stabilimento di Barletta, come tutti gli stabilimenti in Italia ed Europa, applica le Migliori Tecniche Disponibili di settore previste dalla disciplina EU in materia. Ne consegue pertanto che non vi siano “scandali ambientali” che ci riguardino, in nessuna parte dei Paesi in cui operiamo. Se il riferimento vuole essere al procedimento penale in corso con riguardo allo Stabilimento di Barletta, ci rammarichiamo della disinformazione sistemica (al limite delle fake‐news) a fronte di un iter giudiziario che deve ancora a tutt’oggi dimostrare eventuali responsabilità della Buzzi Unicem.

Nel merito delle richieste su CO2, ricordando ai lettori che si tratta di un gas climalterante (modificatore del clima, insieme a metano e vapore acqueo) e non un inquinante con effetti sulla salute, la risposta è semplice: le emissioni di anidride carbonica sono primariamente correlate alla materia prima (calcare) destinata alla produzione del clinker, pertanto quanto meno clinker viene dosato per unità di cemento (cosiddetto rapporto k/c, anch’esso trasparentemente esposto nel Bilancio di Sostenibilità) tanto meno saranno le emissioni di CO2 per tonnellata equivalente di cemento. Visto che la norma UNI EN 197‐1 prevede che si possano produrre cementi con diverse proporzioni di clinker, compensate da aggiunte quali ad esempio calcare, loppe d’alto forno o ceneri volanti, in taluni Paesi, come la Germania e il Lussemburgo, in cui vi è maggiore disponibilità di tali materiali (in piena conformità ai principi dell’economia circolare che ne consigliano il riutilizzo, essendo scarti di altre lavorazioni industriali), viene dosata una minor quantità di clinker nei cementi, con conseguenti riduzioni delle emissioni di CO2, rese altresì possibili anche da un elevato valore di sostituzione calorica, ottenuta con l’utilizzo di combustibili alternativi, proprio come avviene a Barletta.

Relativamente alle emissioni di SO2, potrà invece constatare come le emissioni in Italia siano tra le più basse all’interno del Gruppo; si segnala tuttavia che questo parametro emissivo è molto variabile in funzione della natura d’origine delle materie prime. Inoltre, anche in questo caso, è possibile ridurre tale fattore con l’impiego di combustibili alternativi, avendo questi un contenuto di zolfo inferiore rispetto a quelli fossili.

Attraverso strumentazioni di ultima generazione monitorate continuamente le attività ed emissioni che son visibili in diretta sul sito del Comune di Barletta, da chiunque voglia farlo. Tuttavia secondo i dati dei monitoraggi esterni allo stabilimento, l’aria risulta essere fortemente inquinata. Lei come spiega questa discrepanza?

Grazie della domanda che ci dà modo di spiegare un concetto fondamentale: esiste una differenza radicale tra ciò che sono le emissioni di un camino e le sue immissioni, cioè la dispersione in atmosfera e le ricadute al suolo degli agenti inquinanti (ovvero quanto respiriamo). Sono collegate tra loro, ma esprimono due concetti formalmente e sostanzialmente diversi, tanto è vero che emissioni ed immissioni sono regolate da normative diverse e hanno limiti differenti (D.Lgs. 152/2006, D.Lgs. 155/2010). Le immissioni di una singola sorgente (chiaramente identificabili attraverso modelli matematici di dispersione e ricaduta, che tengono conto di orografia del territorio, condizioni atmosferiche e venti in ogni ora dell’anno) possono essere sino a decine di migliaia di volte inferiori al dato di emissione. Quando poi una centralina di monitoraggio, laddove posta in un’area su cui insistono le ricadute dello stabilimento, rilevasse valori anomali o superiori alla norma, andrebbe tenuto conto che, oltre alle ricadute dello stabilimento, su tale misurazione, inciderebbero tutte le altre fonti emissive antropiche presenti (primariamente traffico veicolare, riscaldamento civile, altre industrie, attività portuali, etc.). Per esempio, per alcuni parametri quali gli NOx o le PM10 il contributo dello stabilimento ai livelli di qualità dell’aria monitorati dalle centraline di Barletta è un piccola percentuale del totale rilevato. Ulteriore dimostrazione di ciò è anche data dal fatto che i dati di qualità dell’aria misurati nei pressi dei nostri stabilimenti, inclusa Barletta, non sono direttamente correlabili ai periodi di marcia del forno da cemento, potendo tra l’altro riscontrare valori anomali anche in periodi in cui la cementeria è ferma per molte settimane.

Quasi tutti i vostri dipendenti hanno sempre dimostrato un forte senso di appartenenza all’azienda. Come vivono il coinvolgimento in queste problematiche? Avete avuto scissioni o confronti diretti?

Ai nostri collaboratori non abbiamo mai nascosto le perplessità per le accuse che ci vengono mosse né abbiamo mancato di fornire loro informazioni e dati puntuali. Ma soprattutto abbiamo ascoltato, apertamente e senza giudizio, i loro punti di vista di padri, madri e comuni cittadini. Lo abbiamo fatto dedicando loro giornate di incontro e di approfondimento. Ha ragione, c’è attaccamento all’azienda e questo ci rende orgogliosi. Abbiamo motivo di credere che dipenda anche dalla trasparenza con la quale agiamo all’interno, così come all’esterno. Ci confrontiamo con i nostri collaboratori quotidianamente nel merito dell’operatività degli impianti e quindi della comprensione dei meccanismi che regolano il processo produttivo e conseguentemente delle emissioni che si generano. Pertanto, non solo essi sanno che il rispetto dei limiti emissivi è un vincolo invalicabile, ma sono testimoni del fatto che gli impianti vengano operati affinchè, unitamente alla garanzia sulla qualità del prodotto, si cerchi al massimo di minimizzare l’impatto ambientale delle nostre produzioni.

Ne consegue che non riscontriamo alcuna “scissione”, come lei la chiama. E’ solo a qualcuno che piacerebbe pensare che possa esistere. La comunicazione all’interno dello stabilimento è continuativa, trasparente, franca e diretta, senza che sia stato rilevato alcun problema o allarmismo. La paura è figlia di ciò che non si conosce e chi opera sui nostri impianti, lo fa con piena consapevolezza ed in sicurezza, prima di tutto nell’interesse di se stesso e dei suoi colleghi e conseguentemente anche nei confronti della popolazione circostante. E se è anche orgoglioso del lavoro che svolge e ci tiene a difenderlo, crediamo sia un suo diritto farlo.

Molti cittadini residenti nelle zone più vicine alla cementeria hanno lamentato più volte (con immagini o video testimonianze) la presenza di polveri scure sui propri balconi o direttamente all’interno delle abitazioni. Le loro domande restano sempre senza risposta. Vogliamo fare chiarezza su questi episodi?

La Buzzi Unicem non può rispondere a domande che non riguardino la propria attività e che non conosce. Per parte nostra possiamo ricordare che i dati delle polveri emesse dai nostri camini sono monitorati in continuo: dal 2012 ad oggi i livelli di polverosità dei fumi sono stati costantemente ridotti, fino ad un livello inferiore a 1mg/Nm3 con un limite autorizzato pari a 20mg/Nm3, quindi oltre il 95% inferiore al limite di norma. Oltre risulta molto difficile andare per oggettivi limiti tecnologici. Crediamo che le risposte vadano ricercate anche in una cultura più consapevole degli effetti generati dalle molte altre fonti antropiche, che dipendono dai comportamenti di ciascuno di noi, quale il traffico veicolare ed il riscaldamento ad uso civile o l’impiego delle biomasse, tutti scarsamente o non monitorati del tutto. Come già detto, è comunque sufficiente riscontrare i valori di polveri, con o senza il forno in marcia, anche in rapporto alle variazioni stagionali, per rendersi conto che non vi è alcuna correlazione tra polveri totali disperse (PTS) o polveri sottili (PM) e la nostra attività produttiva.

A tal proposito, secondo quanto riportato nel bilancio di sostenibilità 2016, la Buzzi Unicem tutela la salute della comunità del territorio in cui l’azienda opera, con interventi di ascolto e comprensione. Ritiene che a Barletta questo principio sia stato rispettato e che sia stato fatto tutto ciò che si poteva fare? Ritenete di essere stati sempre trasparenti anche con i vostri diretti accusatori?

Assolutamente si. Il vero problema è che non tutte le persone sono disposte a confrontarsi nel merito delle questioni tecniche che pretendono di affrontare. Chi non parte da una posizione preconcetta, ma si pone come interlocutore informato all’interno di un dialogo costruttivo, che realmente abbia a cuore la salute e la sicurezza del Territorio, sa che può trovare in noi massima apertura, valutazione delle istanze e confronto costruttivo sulle questioni ambientali. Nel corso del 2017 il nostro stabilimento ha ospitato più di 500 cittadini, che con la propria testa e le proprie opinioni hanno voluto comprendere direttamente cosa facessimo e come operassimo; crediamo di aver fornito informazioni soddisfacenti e comprensive ai più.

Forse, varrebbe la pena di ascoltare anche il punto di vista di coloro che silentemente si costruiscono una propria opinione fattuale.

Il fatto di trovarsi “sotto gli occhi di tutti” non è un punto a vostro favore. Non è mai stata presa in considerazione l’ipotesi di un trasferimento fuori dal centro abitato?

Innanzitutto, è evidente come la nostra sia un’attività non facilmente “trasferibile”. In ogni caso, forse che trasferendo l’azienda fuori da un centro abitato debbano venire meno norme e controlli? O si pensa che un’azienda distante dai centri abitati possa avere meno vincoli alle emissioni o minori impatti ambientali? Quello che lei definisce essere “sotto l’occhio di tutti” è forse riferito all’attenzione mediatica e non solo, che riguarda lo stabilimento di Barletta da un paio d’anni. Meglio sarebbe comprendere che non vi è alcun bisogno di delocalizzare un’azienda che può rappresentare una risorsa per il territorio. Applichiamo una regola molto semplice: rispettiamo la salute e la sicurezza di chi ci lavora e di chi ci vive intorno.

Rispettiamo norme e leggi in modo restrittivo e se possibile le anticipiamo ponendoci obiettivi più stringenti di qualità e attenzione ambientale. Svolgiamo tutte le nostra attività con assoluto rigore, indipendentemente dalla distanza a cui si trovi un nostro insediamento produttivo rispetto al territorio circostante: questo dovrebbe fornire maggiori rassicurazioni a chi ancora non ha avuto modo di venire a conoscerci da dentro.

In conclusione, “l’abito non fa il monaco” si suol dire… l’invito dunque è di varcare la soglia dei nostri cancelli per scoprire che molto spesso cambiando la prospettive con cui si guarda alle cose, l’impressione che si ottiene potrà essere molto differente dall’idea che si aveva prima di farlo. Scrivete a visitabarletta@buzziunicem.it per essere ricontattati e fissare un incontro.

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Barbara Rita Corvasce
Barbara Corvasce è nata nel 1992. Ha conseguito la maturità socio-psico-pedagogica presso l'IISS "Scipione Staffa" nel 2010 con il massimo dei voti. Attualmente è laureanda in Cultura letteraria dell'età moderna e contemporanea; da Febbraio 2014 collabora come redattrice di cultura e attualità presso la testata telematica Barletta News e ha conseguito il titolo di Giornalista Pubblicista nel Giugno 2016.

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