Borg McEnroe è un’elegante guerra di nervi, combattuta sul terreno dell’emotività

barlettanews- Borg McEnroe

Borg McEnroe porta in scena la rivalità tra lo statunitense John McEnroe e Björn Borg (Sverrir Gudnason, per una somiglianza che ha del prodigioso), nel quadriennio che va dal 1978 al 1981. Una contrapposizione non solo agonistica, ma anche tecnico-sportiva, segnata da una forte diversità d’atteggiamento. Alla precisione controllata e stilisticamente essenziale dell’atleta svedese si opponeva il piglio anarchico e irrequieto di McEnroe, imprevedibile e rabbioso nel tennis come nella vita. Teatro del confronto supremo tra i due, il match finale di Wimbledon 1980, per una delle sfide che ha segnato per sempre il volto del tennis.

Diciamolo subito, a scanso di equivoci: il grande merito di Janus Metz Pedersen è aver rifuggito ogni configurazione eroica. Borg McEnroe è sì tempio della dedizione, ma mai dello sforzo. Prevale, alla lunga, il senso di un film mai mordace, ma meticoloso nel discernimento progressivo del dato filmico. Non c’è compulsione, affanno, ed anzi Pedersen ha il merito innegabile di aver aggirato quella trombosi del movimento e del montaggio che spesso morde le costole dello sport cinematografico.

Il film del regista svedese è uno sberleffo voglioso di antimodernismo, una lancia tesa a dissolvere nell’andatura razionalizzata quel dinamismo amorfo dello sport contemporaneo. Si badi: assieme all’ossessione per il tentativo e per la muscolarità esibita, assente più che giustificata è la metafora compensatoria, il compito di un atletismo che dimentica il tambureggiare dell’agonismo per mostrare il risvolto politico del gesto.

Per questo Borg McEnroe è un film duplicemente singolare e mai duale. Evitata è una grammatica della dicotomia, che avrebbe inevitabilmente contrapposto l’algido tennista svedese e il colorito americano come “due” facce della stessa medaglia. Anzi, si percepisce come un piacere sincero nella scelta oculata di non spettacolarizzare la diversità e di non cedere al luminoso tranello del racconto morale.

Björn e John sono molto più simili di quanto si possa credere ad un giudizio superficiale; respirano tennis e trasudano emotività fino a risolvere l’enigma egoistico della vittoria nell’implosione, più che nel trionfo dei nervi. Dalla tensione epidermica che si avverte nel vedere Borg salire lentamente sulle sue racchette per misurarne l’incordatura, alla contrazione facciale di McEnroe per non cedere ai propri demoni, Pedersen dissemina l’inquadratura di un ethos nordico più che occidentale, che solletica il nostro gusto senza mai abusarne.

Curioso è pensare al cinema come a un luogo di parziale ed ironico riscatto per LaBeouf, qui interprete di McEnroe. Dai suoi comportamenti sempre sopra le righe fuori dal set e dalle “colorite” esibizioni in pubblico – non ultima, quella durante le riprese del film The Peanut Butter –  Shia LaBeouf si rende qui protagonista di una recitazione contratta e tesa allo stesso tempo, che rivive nel tempo breve ed onomatopeico del diritto e del rovescio.

Per un incedere studiato e mai stereotipato, che amplifica i meriti del montaggio di Per K. Kirkegaard e Per Sandholt, c’è un’unica nota stonata: non ce ne voglia la Svezia, con la quale proprio in questi giorni ci confrontiamo per un importante traguardo calcistico, ma la presenza ai limiti dell’ossessivo di Stellan Skarsgård, qui nei panni dell’allenatore e mentore di Borg Lennart Bergelin, profuma di atto dovuto, per un cinema che cerca ancora troppo nel divismo una paternità che sente di non poter padroneggiare fino all’ultimo e sofferto set. Acclamato vincitore del premio del pubblico alla Festa del cinema di Roma. 

“Non è un caso, penso, che il tennis usi il linguaggio della vita. Vantaggio, servizio, errore, break, love, gli elementi basilari del tennis sono quelli dell’esistenza quotidiana, perché ogni match è una vita in miniatura” (Andre Agassi, dalla sua autobiografia “Open”)

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Michele Lasala
Michele Lasala è nato a Barletta l'11/6/1989. Ha conseguito la maturità scientifica nel 2010. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, indirizzo d'impresa, é giornalista pubblicista dal 2016. Amante della lingua inglese, ha svolto un corso di Business English e possiede certificato Cambridge di livello B2. Nel 2016 consegue l'attestato Google: Eccellenze in digitale. Appassionato di Cinema e Poesia e scrittore a tempo perso, ha ricoperto il ruolo di responsabile della comunicazione presso NIDOnet e ne é attualmente addetto all'ufficio stampa. Dal Gennaio 2014 é redattore di cultura e spettacolo presso la testata telematica Barletta News.

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