Biotestamento: legge di dignità o anticamera dell’eutanasia?

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Possibilità di lasciare disposizioni per non morire in modo indesiderato. Questo in sintesi il contenuto della legge sul biotestamento che nella seduta di ieri in Senato è stata definitivamente approvata con 180 sì, 71 no e 6 astenuti.

Tra i favorevoli, il PD, il M5S, Ala, Mdp e Sinistra Italiana; contrari la Lega e Forza Italia. Al centro della normativa, accanto all’istituto delle disposizioni anticipate di trattamento (DAT) si colloca il consenso informato del paziente ai trattamenti sanitari ed agli accertamenti diagnostici.

Dalla lettura del testo di legge sul biotestamento si evince il chiaro diritto della persona a conoscere le proprie condizioni di salute e ad essere informata, in modo completo, aggiornato e comprensibile, riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefici e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati, nonché riguardo alle possibili alternative e alle conseguenze dell’eventuale rifiuto del trattamento sanitario.

In conseguenza di tanto, ogni persona capace di agire avrà il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi trattamento diagnostico o sanitario indicato dal medico per la sua patologia.

A far discutere in Senato, e non poco, è stato l’art. 1 che come si legge chiarisce: “Ai fini della presente legge sono considerati trattamenti sanitari la nutrizione artificiale e l’idratazione artificiale, in quanto somministrazione, su prescrizione medica, di nutrienti mediante dispositivi medici”.

Il considerarli trattamenti sanitari comporterà per il medico (che all’uopo sarà esente da responsabilità civile o penale) l’obbligo di rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutarli o di rinunciarvi.

Non si può ignorare che questa disposizione, in un certo qual modo, equivalga ad un’autorizzazione a morire di fame e di sete!

Se la decisione spetterà al paziente, cosa ne sarà dell’alleanza terapeutica tra questo, familiari e medici? I sostenitori non negano che questa sia preziosa ma ritengono che laddove si giunga al punto in cui quell’alleanza, per le motivazioni più diverse, non funzioni, il diritto che deve prevalere non può che essere quello all’autodeterminazione del paziente.

La senatrice De Biasi, a giustificazione del voto favorevole del Partito democratico, poco prima della votazione sul biotestamento ha dichiarato: ”Non c’è in questa legge una corsa a morire ma la sofferenza non può essere vissuta come un destino inevitabile”.

Sofferenza che però, pur comprendendo, i contestatori ritengono non legittimi quella che è stata definita l’anticamera dell’eutanasia, atteso che la vita deve essere sempre e comunque apprezzata.

D’altra parte si potrebbe affermare che l’eutanasia sia cosa ben diversa e che tale legge disciplini unicamente il diritto alla rinuncia all’utilizzo di procedure mediche sproporzionate e senza speranza di esito positivo.

Una cosa è certa: tale legge farà discutere anche fuori dal Parlamento.

Il testo sul biotestamento non trascura, altresì, di disciplinare il consenso informato al trattamento sanitario del minore, dell’interdetto e dell’inabilitato, prevedendo che questo sia espresso o rifiutato dagli esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore, tenendo conto della volontà del rappresentato, in relazione alla sua età e al suo grado di maturità e sempre avendo come scopo la tutela della salute psico-fisica nel pieno rispetto della dignità.

Tuttavia, per le tre categorie rappresentate (in assenza di DAT) laddove il rappresentante legale dovesse rifiutare le cure, ritenute invece necessarie dal medico, a decidere sarà un giudice tutelare.

Passando ad analizzare la questione centrale, ovvero la possibilità di disporre per il futuro, il testo all’art. 4 recita: “Ogni persona maggiorenne capace di intendere e di volere, in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può attraverso le DAT esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il suo consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche”.

 Ad assicurare il rispetto delle DAT, al momento opportuno, sarà una persona di fiducia nominata dall’interessato (fiduciario) che farà le sue veci, rappresentandolo nelle relazioni con il medico e le strutture sanitarie.

Come potranno essere rilasciate le DAT?

Circa le modalità di redazione sono richiesti l’atto pubblico o la scrittura privata autenticata ovvero una scrittura privata consegnata personalmente dal dipendente presso l’ufficio dello stato civile del comune d residenza.

Nel caso in cui invece le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, le DAT potranno essere espresse attraverso videoregistrazioni o dispositivi che permettano alla persona con disabilità di comunicare.

Manifestata la propria volontà per il futuro, Il medico sarà tenuto al rispetto delle DAT.

Tanto premesso, è indubbio che il medico rischia di diventare mero esecutore testamentario, strumento di morte per colui che invece nell’ottica del Codice deontologico e del giuramento di Ippocrate dovrebbe tentare di salvare.

Una volta rese le DAT potranno essere modificate o revocate?

Sì, la legge prevede che con le stesse forme (quindi atto pubblico, scrittura privata) le DAT saranno rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento.

Tuttavia se è vero che le disposizioni potranno essere in qualunque momento revocate, è anche vero che non può trascurarsi un semplice interrogativo: “Se una persona per incidente stradale dovesse essere ricoverata in ospedale in stato di incoscienza, in che situazione si troverà il medico del pronto soccorso quando dovrà decidere in fretta se intubarlo o meno? Sarà davvero giusto in tal caso attenersi a dichiarazioni rilasciate 20 anni prima e magari dimenticate?

E se il paziente avesse reso quelle dichiarazioni in un momento particolare di sconforto della propria vita e poi in seguito avesse maturato una visione diversa della vita considerandola una benedizione anche nel dolore? Cosa accadrà in tal caso se per dimenticanza non provveda alla modifica delle DAT?

Un ulteriore aspetto della legge, anch’esso da più parti contestato,  è quello relativo alla previsione di registri regionali nei quali verranno raccolte le DAT.

Il non aver previsto un registro a livello nazionale fa si che in caso di urgenza, ovvero laddove si avranno i secondi contati per decidere cosa fare, si potrebbe essere costretti ad una caccia al tesoro per verificare se la persona abbia lasciato disposizioni diverse in altra regione.

Nell’attesa di scoprire, e questo lo attesteranno  gli eventi, se davvero il biotestamento possa essere definito un passo avanti per la dignità della persona, il consiglio per il futuro è quello di riconsiderare periodicamente le DAT (che eventualmente si renderanno) interrogandosi sulle motivazioni e sulla loro  “ancora attuale” sussistenza.

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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