Berlinguer: l’attualità di un grande progetto politico per l’Italia

    In occasione dell’anniversario della morte del segretario del PCI,un convegno per riflettere sulla sua straordinaria esperienza poltica

    “Abbiamo bisogno di ricordare, perché  ricordare è rispettare, ricordare è amare”. Ha aperto così Raffaella Porreca Salerno il convegno dedicato alla memoria di Enrico Belringuer, a distanza di 30 anni dalla sua morte, organizzato dall’ AISLo Puglia, ViviBarletta e Laboratorio Democratico, che si è svolto ieri al Palazzo della Marra. A ripercorrere le tappe di quella grande stagione politica italiana, Alfredo Reichlin, Gilda Binetti, Gero Grassi ed Enzo Lavarra , coordinati dal vicedirettore del Corriere del Mezzogiorno, Maddalena Tulanti.

    L’esperienza umana e politica di Berlinguer se da un lato può dirsi conclusa, dall’altro contiene in sé quel “pensiero lungo”, quella prospettiva che può e deve indicare ancora oggi la strada da percorrere per una vera rivoluzione democratica. Spazio, quindi, non solo al ricordo e alla nostalgia, ma anche all’analisi, al recupero del significato più profondo dell’opera del segretario del PCI: “Non dobbiamo solo rinnovare la memoria, ma anche riempirla di contenuti perché, quello che dobbiamo imparare da questi grandi uomini del passato ci serve per il futuro”, parole del Sindaco Pasquale Cascella che, aprendo i lavori, ha ricordato la sua personale esperienza politica giovanile sul finire degli anni ’60 proprio sotto la spinta del grande progetto di cambiamento di Berlinguer.  Una riflessione complessa che è partita dall’attenta analisi di Alfredo Reichlin, politico di sinistra, direttore dell’Unità e poi collaboratore di Enrico Berlinguer nella Direzione Nazionale del Partito Comunista negli anni ’70.

    Reichlin, barlettano di nascita, visibilmente emozionato nel parlare di un compagno di strada così grande, e di farlo, come lui stesso ha detto, nella sua terra, ha condotto per mano il pubblico presente indietro nella storia d’Italia, lì dove si annida il germe di un paradosso tutto italiano che decretò anche il compimento a metà del disegno di Berlinguer. Il paradosso è quello di una frattura profonda fra classi dirigenti e masse popolari che si aprì quando fu fatta l’Unità d’Italia, “un’unità regia, ha detto Reichlin, calata dall’alto, ottenuta per progressive annessioni piemontesi, ideata da quel Cavour che non visitò mai il Mezzogiorno e che, ancora negli ultimi anni della sua vita, parlava in francese;  anche nella storia del PCI e del segretario di allora c’è il segno di questa distanza che spiega lo spazio tutto italiano per le avventure personali, da Mussolini a Berlusconi”. Il tentativo di Belringuer, insomma, fu quello di colmare questo divario. Su questo grande tema avvenne l’incontro con l’altro grande uomo politico del tempo,cioè Aldo Moro.

    “Il compromesso storico, ha proseguito Reichlin, non fu solo un disegno politico ma il tentativo di dar vita alla seconda tappa della rivoluzione democratica (la prima quella antifascista era rimasta incompiuta),intesa come protagonismo delle masse, come capacità di decidere del proprio destino. L’assassinio di Moro, prova provata che il progetto era forte,  interruppe questo disegno ed è lì che è finita la prima repubblica. Ma la seconda non si è ancora compiuta, anzi oggi siamo andati molto indietro : chi decide i destini dei popoli? I mercati, i tecnici della finanza mentre i politici vanno in televisione. Per questo occorre parlare oggi di Berlinguer,per ripartire da quel nodo, per riprendere il filo di quel cammino che deve avere la forza della prospettiva, il senso di dove andiamo”.  Se l’eredità di Berlinguer sia da individuarsi nell’idea politica del PD, che appunto unisce le due anime del PCI e della DC, rappresentate ieri rispettivamente da Lavarra e Grassi, sarà la storia a dirlo.

    Certamente,come ha ricordato Lavarra, “Berlinguer fu un grande italiano nella fase della democrazia difficile,come la definì Moro, una fase cioè in cui alle ansie di cambiamento si opponevano reazioni conservatrici. Fu, insomma un padre della Repubblica e tutti quelli che oggi fanno politica dovrebbero guardare soprattutto alla sua sobrietà, nella vita privata e in quella pubblica”.

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