“Barlettification”, un viaggio semiserio tra vizi e virtù dei barlettani

Rappresentato al Circolo Tennis lo spettacolo di Giampiero Borgia su usi e costumi della sua città

imageAndare via dal proprio paese, si sa, è una scelta solo apparentemente facile. Perché  a volte più si cerca di allontanarsi da una realtà magari stretta e più il richiamo della terra natale prima o poi si fa sentire. Lo sa bene Alighiero  Rizzi, protagonista di “Barlettification”, spettacolo di e con Giampiero Borgia, rappresentato ieri sera al Circolo Tennis con le musiche di Papaceccio.  Alighiero, giovane barlettano, lascia Barletta per inseguire a Roma il sogno del teatro, deciso ad emanciparsi rispetto ad una dimensione culturalmente angusta.  Ma dimenticare le proprie radici non è possibile. Sarà una “tianedda” di pasta al forno portata a Roma dai genitori, ad avviare,  quasi come la madeleine di Proust, un improvviso risveglio delle proprie origini.

Tornare in Puglia significherà per  Alighiero riscoprire a poco a poco i vizi tipici del barlettano doc: urlare o suonare il clacson per salutare, mangiare carboidrati a dismisura, barricarsi in casa se la temperatura scende sotto i dodici gradi e soprattutto stabilire un rapporto del tutto particolare con il tempo.  “ Barletta non si evolve nel tempo, è il tempo che qui si barlettanizza” . E così, incontrando vecchi compagni di scuola che lo aiutano a rispolverare i modi di dire e di fare tipici del barlettano, Alighiero passerà da un iniziale spaesamento ad un graduale recupero della propria barlettanità.  Il percorso di Alighiero, dalla biblioteca del castello, dove gli studenti passano il tempo fra caffè e focaccia, allo stadio per assistere insieme a tifosi scalmanati alla partita del Barletta, fino ai corridoi del Palazzo di città dove si imbatte nel tentativo di partecipare ad un bando comunale per la realizzazione del suo spettacolo su Barletta, (e dove imparerà che contano più le conoscenze che il progetto in sé),sarà un continuo riadattarsi ad un modus vivendi che in fondo Alighiero non aveva mai davvero dimenticato.

“Dovevo capire, conoscere e così mi sono riconciliato con quello che sono”, dirà  il protagonista quando, alla fine di questa full immersion negli usi e costumi della sua città, inizierà, o meglio ricomincerà, a  salutare urlando o suonando il clacson, ad usare espressioni colorite del dialetto e insomma a “barlettanizzare” la sua vita. Lo spettacolo, scritto da Giampero Borgia con Giorgio Damato e Fabrizio Sinisi, già rappresentato con successo nella scorsa stagione de la Tana, fa sorridere e diverte proprio per l’ironia di chi può prendere in giro bonariamente ciò che conosce molto bene. Applausi per il bravo Borgia che, al termine dello spettacolo, ha aderito all’ice bucket challenge gettandosi addosso un secchio di acqua fredda, non prima di aver nominato tre persone, fra cui il sindaco di Barletta e il presidente del Circolo Tennis.

Invalid Displayed Gallery


 

Commenta questo articolo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here