Barletta ricorda il primo anniversario della morte di Suor M. Celestina Piazzolla

 

Venerdì 2 dicembre, alle ore 18, nel 1^ anniversario del passaggio da questo mondo al Padre,  nella Chiesa del monastero  di san Ruggero, sarà celebrata la S. Messa di suffragio per Suor M. Celestina Piazzolla, presieduta da Mons. Filippo Salvo, vicario episcopale. La comunità monastica e i familiari invitano quanti l’hanno conosciuta a partecipare e a partecipare  nella preghiera.

Di seguito un profilo della consacrata, a cura di Don Sabino Lattanzio.

SUOR M. CELESTINA PIAZZOLLA

era la mamma dei seminaristi 

          Un anno esattamente, l’ 1 dicembre 2015 – nel giorno del suo 96 ° compleanno –  è partita  per un viaggio senza tramonto e per raggiungere  la Vita Eterna Suor Maria Celestina – del Monastero Benedettino di San Ruggero in Barletta – al secolo Piazzolla Gaetana.

          Nata a Barletta il 25 novembre e dichiarata all’anagrafe -secondo la consuetudine- il l dicembre 1919 del tempo, da  Giuseppe e Maria Bizzoca  fu battezzata da  Suor Maria Felice al secolo Vicenziana Sfregola, educata sin dall’infanzia ai principi della vita religiosa.

         Proveniente da una famiglia di ricchi proprietari terrieri, di profonde radici religiose, fin da adolescente ha frequentato la parrocchia di San Giacomo Maggiore, dove entrò a far parte dell’ Associazione laicale delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù. La sua vera fortuna, oltre al calore affettivo e religioso della sua famiglia, è stata l’incontro con il Servo di Dio don Ruggero Caputo, suo padre spirituale. Così lei afferma del Servo di Dio: “Egli era tutto fuoco, lo Spirito Santo bruciava nel suo cuore e ce lo comunicava attraverso le sue parole … Amava molto Gesù Sacramentato … I misteri che ci rivelano la santissima umanità di Gesù erano sempre oggetto delle sue contemplazioni”. Sotto la sua guida, unitamente a un’altra sorella, questa giovane maturò la chiamata alla vita contemplativa, entrando il 20 settembre 1945 tra le Benedettine Celestine del monastero di San Ruggero. Vestì l’abito religioso il 24 ottobre 1946 insieme a suor Maria Placida Sfregola  e suor Maria Michelina Piazzolla, anch’esse figlie spirituali del servo di Dio don Caputo. Professò i voti semplici il 24 ottobre 1947 e quelli solenni il I0 febbraio 1951. Fin dal primo giorno in Monastero, suor Maria Celestina si è sentita a casa sua e non si è risparmiata nelle fatiche che ha affrontato con generosità”. Al di là degli uffici affidatele dall’obbedienza – quali quello di sacrestana, infermiera, aiuto economa -, la sua presenza era attiva ovunque c’era da dare una mano. La sua è stata una vocazione veramente realizzata. Ogni qual volta don Ruggero Caputo aveva modo di incontrarla, alla richiesta di come si trovasse in monastero la risposta era: “Ogni giorno per me è sempre Pasqua perché sono nella casa del Signore! “. E questa gioia di essere alla sequela dello Sposo Divino, suor M. Celestina l’ha saputa irradiare dappertutto e a chiunque. Lei, infatti, ha svolto un fecondo apostolato attraverso le grate della clausura e, approfittando della sua competenza nel cucito, nel ricamo e, soprattutto, nell’ arte del rammendo, alle tante persone che avvicinava, ha saputo comunicare l’amore per Gesù Cristo. In questo è stata facilitata anche dal suo carattere espansivo ed affettuoso”.

          Donna Celestina – così ci piace ricordarla- durante i 70 anni trascorsi nel monastero di San Ruggero si è distinta per la sua nobiltà d’animo, per la sua serietà e per il suo impegno, ed ha saputo  instaurare ottimi rapporti  a quanti si accostavano, spendendo per loro tante energie di mente e di cuore. Si è sempre contraddistinta per il suo sorriso, per la sua disponibilità agli altri, per  la capacità  di tessere col territorio  e all’esterno del monastero in maniera efficace solide relazioni. Di animo gentile e semplice, intriso di spiritualità, ha saputo accostare anche tanti giovani/e collaborando attivamente al discernimento vocazionale non solo con la preghiera ma anche col dialogo sempre aperto.

Ma la caratteristica peculiare della nostra religiosa è stato l’amore che ha portato verso i sacerdoti e particolarmente verso i seminaristi. “Quanto ha pregato per molti di noi, quanto si è sacrificata pur di venirci incontro; ma soprattutto quanto si è spesa con le sue continue esortazioni. Per questo la possiamo veramente ritenere: “Mamma dei Seminaristi”. Specialmente in passato si era più attenti ad affidare i chiamati al sacerdozio alla preghiera delle claustrali: questo faceva molto bene sia ai seminaristi che alle stesse religiose, le quali, oltre a maturare quella maternità spirituale che le contraddistingue in quanto donne, si sentivano maggiormente motivate nel progressivo cammino personale di ascesi e di santità. Penso, a riguardo, alla nostra concittadina clarissa, la venerabile suor Maria Chiara Damato e alla santa francese Teresa di Gesù Bambino. A quest’ultima claustrale, la priora del monastero di Lisieux nel 1885 affidò come “fratello spirituale” un seminarista che si era rivolto a quel Carmelo per chiedere l’aiuto spirituale di una monaca. Teresa compose per questo giovane una preghiera che metto sulle labbra della nostra cara suor M. Celestina, in quanto, penso, interpreti quella che è stata la sua stessa principale aspirazione di vita: vedere i sacerdoti santi! Ecco la parte centrale del testo: “Tu sai, Signore, che la mia unica ambizione è di farti conoscere e amare. Ora il mio desiderio sarà realizzato. Non posso che pregare e soffrire, ma l’anima alla quale ti degni di unirmi, con i dolci vincoli della carità, andrà a combattere nella pianura per guadagnare i cuori, mentre io sulla montagna del Carmelo ti supplico di dargli vittoria”. Suor Maria Celestina Piazzolla, come tante altre sante religiose disseminate nei numerosi monasteri del mondo, consapevole che percorrere la strada che conduce al sacramento dell’ Ordine non è mai stata una passeggiata, continua a dirci con la sua vita che, senza una solida vita spirituale e ascetica, la perseveranza alla fedeltà a Cristo è praticamente impossibile.

          Negli ultimi giorni della sua esistenza terrena il suo colloquio con Dio si era intensificato. A chi l’avvicinava diceva: “Mi sento già in cielo … non ho bisogno di altro: mi basta la Sua grazia!”. Ora lei che è andata incontro allo Sposo per contemplarLo faccia a faccia, continui a sostenerci con la sua preghiera di intercessione. Amen.

Don Sabino Lattanzio

suo ultimo confessore

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