Riportiamo di seguito la lettera aperta di Luigi Damato al nuovo sindaco Cosimo Cannito per evidenziare alcune problematiche della città di Barletta e per avanzare alcune proposte e soluzioni.

Caro Sindaco,

Vediamo che si sta dando da fare: va in giro, parla, fa fotografie , si informa.

Tutti speriamo che qualcosa cambi nella città, per la città, soprattutto per i cittadini che sono rappresentati come entità astratta, ma che invece sono persone in carne e  ossa, con il loro carico di  problemi e di aspettative.

Ecco Sindaco, ci piacerebbe molto che Lei lavorasse per i cittadini e non per chi li rappresenta come purtroppo è già accaduto qui e altrove.

La cosa che le  chiedo è che liberi l’asse Piazza Caduti, Corso Garibaldi, Corso Vittorio Emanuele dal giogo insopportabile di manifestazioni sportive, religiose e commerciali.  

Mi spiego: le maratone e le  competizioni atletiche  si ripetono con cadenza settimanale. Transennare il percorso, avvisare la cittadinanza, impedire il passaggio, impiegare maestranze Barsa e comunali ha un costo. Sottomettere i residenti alla penosa ulteriore ricerca di parcheggi è un’incombenza di cui  gli stessi  volentieri farebbero a meno. Non sono contro le maratone, anzi. Dico soltanto che sarebbe giusto spostare queste manifestazioni in altra zona, la 167 per esempio che per struttura stradale si presta molto meglio delle sconnesse e pericolose basole del centro. Vogliamo incominciare a movimentare una zona della città che molti dicono essere isolata, priva di attrattive, deprimente? Incominciamo dagli eventi sportivi. Diamo vita alla 167.  

Le manifestazioni religiose sono un altro problema. E partiamo anche qui da un dato di fatto. Barletta è una  città ad altissima densità di processioni,  elevazioni, devozioni, non ho altri termini; diciamo che l’antica lotta tra potere spirituale e potere temporale stia andando a netto favore del primo. Si costruiscono chiese, si restaurano conventi, ma purtroppo solo quelli del clero, al cui ripristino la città contribuisce generosamente, mai quelli che appartengono al demanio.  Ogni  parrocchia reclama il suo diritto ad una buona visibilità e reclama  la sua processione che sfila in pieno centro normalmente in orari proibitivi.

Come ogni anno ci avviciniamo alla grande “tre giorni”  dei primi di Luglio che è il vero trionfo  della fede popolare  e della porchetta di Anagni. Lei ha affermato di voler riportare questa festa proprio in questo triangolo del centro contro il parere di molti. La preghiamo di non farlo.  Sarebbe una sciagura per i residenti che non la vogliono e violenza  contro il centro storico che verrebbe maggiormente maltrattato e consumato. Barletta è una città che HA ANCHE SOLIDE TRADIZIONI LAICHE E SOCIALISTE, CHE HA AVUTO AMINISTRAZIONI SCHIETTAMENTE DI SINISTRA, CHE HA DUE MEDAGLIE D’ORO AL VALORE civile e militare. Faccia  in modo, Signor Sindaco, che l’aspetto propagandistico di qualche manifestazione  spirituale non abbia il sopravvento  definitivo su altri valori ancora solidi nel sentire comune.

Stranamente l’offerta culturale  che dovrebbe essere quella più coerente con il centro storico è del tutto assente o almeno latitante, per ora. Fino a ieri le amministrazioni comunali hanno concesso tutto a tutti in un becero tentativo di accaparrarsi simpatie e attestazioni di stima. Vogliamo sperare che non sarà più cosi.  Ma non è singolare che in questa città chiunque voglia esprimere un’idea o un disagio  possa farlo pubblicamente coinvolgendo e ottenendo l’uso di strutture e mezzi pubblici? Non è profondamente ingiusto che una concessione a pochi  debba essere  beneficio per alcuni e castigo per altri?

Il centro storico così come è oggi è abbondantemente consumato, spremuto , stressato. La qualità della vita dal Castello a Piazza Caduti è bassa. Inquinamento acustico, ambientale, sporcizia diffusa, mancanza di parcheggi, nessun controllo. In tutto questo c’è gente che ci vive civilmente, che mantiene un livello di vita decoroso, che non protesta sguaiatamente, ma che chiede soltanto  di intervenire sottraendo questa parte della città all’avanzata dei fast food e della barbarie protocollata.      

Luigi Damato

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