Barletta News intervista la cantante pugliese Serena Fortebraccio – Parte I

L’artista con cui ho deciso di conversare per questa seconda intervista di Voci dal sottosuolo è Serena Fortebraccio, cantante pugliese dalla sensibilità musicale eclettica e in continuo divenire. I suoi progetti più importanti, a cui non smette da tempo di lavorare con passione e costante ricerca sonora, possiamo rintracciarli principalmente nella collaborazione con le Faraualla e nel suo recente progetto dedicato alla compositrice islandese Bjork. Ho avuto la fortuna di vedere dal vivo l’esecuzione di questo splendido lavoro dal titolo In a shape of a girl, durante il debutto del 13 aprile 2013, presso il Teatro Forma a Bari. L’impressione che ho avuto quel giorno, durante tutto il concerto, è quella di trovarmi al cospetto di un’artista che adora giocare con suoni e suggestioni differenti, cosa che riesce abilmente a fare senza mai cedere alle lusinghe di un facile quanto vuoto sensazionalismo, né tanto meno agli eccessi tecnici del virtuosismo fine a se stesso. Anzi, ciò che ricordo con piacere di quell’esibizione è la sua innocenza selvaggia, quell’incondizionata spontaneità con cui Serena sembra affrontare dal vivo la sua musica e le sue emozioni, senza mai risparmiarsi né nel prendersi dannatamente sul serio, né nel lasciarsi andare ad un’adolescenziale spensieratezza, sia nel corpo che nella voce.

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 Dalla biografia recuperata sul tuo sito, la prima cosa che noto è che i tuoi inizi con la musica sono legati a uno strumento in particolare: il pianoforte. Ecco, ci puoi dire allora come nasce il tuo rapporto con la musica e quanto ha influito e quanto ancora influisce sul tuo percorso artistico questo rapporto voce-pianoforte?
Innanzitutto ti ringrazio per le belle e originali parole che hai avuto per il mio progetto, per l’immagine di disco e sito (realizzata da un team d’eccezione composto da Giovanni Albore per la parte fotografica, Nico Murri per grafica ed illustrazioni e Lara Pellicano e Marilù Cardascia per face painting e make up) e per il nostro spettacolo al Teatro Forma di Bari. Quando ho ipotizzato quale “sound” dovesse avere questo mio lavoro, non potevo prescindere dal pianoforte, uno strumento con il quale mi sono formata, e che credo faccia parte di me, anche se non l’ho scelto come mio strumento principale. Ho avuto la fortuna di collaborare con Mirko Signorile, il cui “ pianismo” ho sempre considerato in linea con il mio modo di sentire, quasi fosse un’estensione delle mie idee, e che non ha mancato di sorprendermi con soluzioni che hanno addirittura superato le mie aspettative.

I tuoi studi sulla voce incominciano dal punto di vista professionale, e si affinano sempre di più, nell’ambiente della nota scuola barese “Il Pentagramma”. Qui studi con importanti cantanti e artisti della scena musicale barese, alcuni dei quali diventeranno tuoi grandi amici e collaboratori, fra tutti la cantante Paola Arnesano. Allora, parlaci di questo periodo importante della tua vita, che non è mai finito tra l’altro, visto che tutt’ora insegni canto proprio in questa scuola.
Quella del Pentagramma è stata senz’altro un’esperienza utilissima, collocata in un momento della mia crescita musicale molto fecondo e reattivo. Guido di Leone ha il grande merito di credere fermamente nell’aggregazione e nella condivisione dell’esperienza musicale, ed è stato capace di agglomerare una serie di realtà di grandissimo livello, rendendole accessibili a chi ha sete di imparare, suonare, condividere la propria creatività. Ora che ho il privilegio di portare la mia esperienza e trasmetterla nella scuola in cui ho studiato, sento di comprendere fino in fondo le potenzialità che la condivisione apre nel percorso formativo di un musicista. È bello continuare a frequentare i propri maestri, collaborare con loro o semplicemente scherzare nei corridoi durante le pause. L’insegnamento poi è un momento di forte verifica delle proprie competenze e del proprio rapporto personale con la materia trasmessa. Incoraggiare un allievo alla ricerca, al metodo, alla sperimentazione delle proprie possibilità e all’amore per l’arte e per la cultura in genere è un grande privilegio, ma anche una grande occasione per fare la nostra parte in una società afflitta gravemente dall’impoverimento delle menti, prima ancora che delle tasche.

Dopo un percorso di formazione in Musicoterapia presso la storica Scuola Quadriennale di Assisi, dove approfondisci gli aspetti socio-psicologici della musica, possiamo dire che ha inizio la tua carriera concertistica, e di conseguenza le tue innumerevoli collaborazioni. Davvero un’attività instancabile, grazie alla quale sia la tua “fame” di sperimentazione musicale sia la tua curiosità nell’affrontare differenti generi musicali vengono soddisfatte e al tempo stesso stimolate. Cosa ci puoi dire di questo periodo così intenso, soprattutto dal punto di vista delle tue collaborazioni, per citarne alcune: Max Monno, Mirko Signorile, Pippo D’Ambrosio, Giorgio Vendola, Paola Arnesano, Roberto Ottaviano, Gaetano Partipilo…
Mi sono sempre considerata onnivora musicalmente. I miei ascolti e le mie esperienze sono da sempre aperti a 360 gradi verso tutta la musica. Sono cresciuta con i Beatles, i Pink Floyd, Ella Fitzgerald, Bach e Debussy ad esempio, ho amato e seguito il Rock e il Reggae, ho divorato tonnellate di Trip Hop ed elettronica durante l’adolescenza. Ho iniziato successivamente a studiare e ad approfondire il Jazz da giovanissima, cosa che ha inciso fortissimamente sul mio linguaggio attuale, ma sono da sempre attratta dalle musiche tradizionali di culture “altre” dalla mia. Era inevitabile che portassi questo atteggiamento anche nella mia professione. E sono stata davvero fortunata nel poter mettere in pratica questa mie tendenza attraverso le mie collaborazioni. Lo studio della Musicoterapia, che ho affrontato sposando la scuola psico-dinamica dell’argentino R. Benenzon, con il quale ho avuto l’onore di studiare, e che si fonda sulla Relazione, attraverso il processo improvvisativo, è stato un ottimo terreno di coltura dove rodare la mia esperienza Jazzistica, nella misura in cui, ogni volta che salgo sul palco, so che mi sto lanciando in un’esperienza completamente nuova, rischiando e giocando con i suoni per esprimere e condividere azzardi, per comunicare concetti indescrivibili con le parole. Il rapporto con i musicisti si fa così profondo e imprevedibile. E dopo ogni concerto sento di aver vissuto un pezzo di vita accelerato e concentrato.

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Rocco Di Fonzo, 37 anni, laureato in filosofia presso l’Università “Aldo Moro” di Bari e docente abilitato in storia e filosofia tramite TFA, Tirocinio formativo attivo. Ha inoltre seguito un Seminario di Tutoraggio alla Creazione d’impresa organizzato dal Teatro Pubblico Pugliese e un Corso di Storia e didattica della Shoah (Conoscere, Pensare, Insegnare la Shoah) presso l’Università “Aldo Moro” di Bari. Ha lavorato per tre anni presso l’Eureka plus s.r.l. di Bari in qualità di docente tutor e consulente per la preparazione di tesi di laurea. Nel 2001 scrive la sceneggiatura per il corto “Appetiti letterari di una pianta grassa”. Nel settembre 2004 recita nel corto “L’inferno di Damien”. Nel giugno del 2005 compie la sua prima formazione da attore recitando nello spettacolo “La ballata del carcere di Reading”. Nel 2006 entra a far parte della compagnia teatrale Fabrica#Famae in qualità d’attore. Nel marzo 2006 sostituisce un detenuto nello spettacolo “Cuore di cane”, lavoro incluso in un laboratorio svolto con i detenuti della Casa Circondariale Maschile di Trani. Nell’estate del 2006 recita nello spettacolo “L’artificio del nulla: spettacolo s-concerto”, spettacolo incentrato sulle teorie teatrali di Carmelo Bene. Nel novembre 2006 ha recitato in una reinterpretazione postmoderna del “Don Giovanni” di Moliere. Nel gennaio del 2007 recita come attore protagonista nel corto “Caffè lungo”. Nei primi mesi del 2007 ha fondato con i membri della compagnia teatrale Fabrica#Famae, lo Spazio O.F.F (Opificio Fabrica Famae). Lo Spazio O.F.F è un teatro indipendente, un centro d’arte polifunzionale, uno spazio dedicato allo spettacolo dal vivo in tutte le sue forme. Per i tre anni della sua esistenza ne ha curato l’organizzazione, la comunicazione e l’amministrazione. Attualmente insegna storia e filosofia in un liceo classico paritario. Grande passione per la scrittura in tutte le sue forme, anche se in particolar modo per la poesia. Ama la musica indie e post rock, da ragazzo ha suonato la chitarra e il basso in diversi gruppi musicali. Ha una grande passione per il fumetto, da giovane in particolar modo quello italiano, che in seguito ha abbandonato preferendogli quello nord europeo e soprattutto quello giapponese.

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